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Milano Pride, il cantautore Ethan: “Ho fatto coming out grazie alla mia ex. Dopo Tiziano Ferro è importante che anche altri Big della musica escano allo scoperto”

Il giovane cantautore ha da sempre sostenuto i temi dell'inclusività, del body positivity, del benessere mentale e dei diritti della libertà di espressione. È tra gli artisti che parteciperanno al Milano Pride e il suo coming out risale al 2021, merito della sua ex fidanzata: “La persona che ad, oggi, ho amato di più”, ha detto Ethan a FqMagazine 

Dopo le partecipazioni ai Pride di Trento, Roma, Foggia, il cantautore Ethan è tra i cantanti che si esibiranno al Milano Pride il 24 giugno. Il giovane cantautore, su cui Carosello Records punta anche in vista di Sanremo Giovani 2023, ha fatto coming out nel 2021 grazie alla sua ex fidanzata. Lungo il suo percorso artistico ha sempre supportato le tematiche di inclusività, body positivity, benessere mentale, diritti e libertà di espressione. Nel frattempo è uscito il nuovo Ep “Giovane cuore” che si distingue per una produzione fuori dagli schemi e che si riallaccia agli Anni 80 con uno sguardo alle sonorità contemporanee tra r&b e synth-pop, a questo si aggiunge la voce chiara e riconoscibile di Ethan. Non solo la musica, l’artista è stato il volto di campagne di moda per Marcelo Burlon, Chiara Ferragni, Fler e Levi’s. “In questo mio nuovo capitolo musicale – ha detto Ethan a FqMagazine – ho voluto con nuovi produttori fare un passo in avanti e allontanarmi dalla mia zona comfort per proporre un nuovo sound, che possa traghettarmi verso quello che verrà dopo. Secondo me è importate ascoltare il disco dall’inizio alla fine. Capisco che presi singolarmente i brani non riescono a dare una visione di insieme. Io stesso devo dire che l’ho pensato. Sono contento del risultato finale e lo dico da persona fortemente critica”.

Perché intitolare il disco “Giovane cuore”?
Credo sia l’emblema di un 25enne con tutte le sue sfumature e perché è ciò che sto provando a portare nella mia vita, come se fosse un auspicio per il mio futuro. C’è la mia storia e anche la lingua, il portoghese, che non avevo mai usato in passato.

Qual è l’approccio dei tuoi coetanei nei confronti della vita?
Hanno più paura del presente e del futuro rispetto alle nuove generazioni. Lo vedo già in mio fratello che ha 11 anni, mosso da coraggio e con le idee chiare. Un atteggiamento molto diverso a quello che avevo io alla sua età. Dieci anni fa non sarei mai uscito di casa con la bandiera arcobaleno o con l’idea di fare coming out. Poco tempo fa ho fermato per strada una ragazza di 14 anni che aveva addosso la bandiera rainbow.

Perché?
Le ho chiesto come mai la indossasse e lei mi ha risposto con una sincerità disarmante: ‘perché sono lesbica’. Io non sarei mai stato capace di rispondere così. Piano piano col tempo ho smussato le mie paure su questo tema.

Come mai dieci anni fa ti mancava il coraggio?
Oggi dal punto di vista della comunicazione è tutto cambiato e diverso, grazie anche alle informazioni social. Qualche anno fa se ne parlava molto di meno. C’era la sensazione di essere soli al mondo.

In “Cose che non so di me” affronti il tema delle relazioni tossiche. Ne sei stato vittima?
Vittima e carnefice. Quando dico ‘vorrei fossi tu il mio male’ è perché, pur di sentire qualcosa, accetto di provare dolore. Ci sto lavorando tanto su questo, vado in terapia. È una cosa importante e necessaria veicolare il messaggio riguardo alla possibilità di accedere ad un percorso di terapia.

Ti sei chiesto da dove derivasse la tua inclinazione per i rapporti tossici?
Molto dipende dal vissuto familiare e da come viviamo il rapporto dei nostri genitori.

Come sono i tuoi genitori?
Presi singolarmente sono delle brave persone, ma insieme non sono stati proprio l’emblema dell’amore. Questa cosa ha avuto su di me un impatto forte nel non non saper tenere le relazioni in modo solido. Per questo mi sono ritrovato con partner nocivi e in un rapporto di vittima e carnefice. Dopo aver fatto terapia sono molto più centrato.

“Noite e dia” è l’unico brano in portoghese e parla dell’oggettificazione sessuale. Da dove nasce questa riflessione?
Ho sempre avuto una visione romantica nei miei testi, ma non avevo mai parlato del lato sessuale per questo ho usato il portoghese. Parlo della mia esperienza nel mondo omosessuale, dove senza alcun consenso e dal nulla diventi un oggetto sessuale.

In che senso?
Capita di postare delle foto su Instagram e qualcuno, distorcendone il senso, mi ha mandato in messaggio privato foto non desiderate, osè. Non lo volevo e non l’ho chiesto. Non c’è consenso di entrambe le parti. L’ho vissuta come una forzatura. C’è una visione distorta della rappresentazione del corpo.

A quando risale il tuo coming out?
Nel 2021 quando mi sono trasferito a Milano. La mia è stata una storia fortunata.

In che senso?
Ho avuto due relazioni importanti con due ragazze. L’ultima, ad oggi, è la mia migliore amica. Di comune accordo con lei avevamo deciso di avere una relazione aperta, mi sono sentito libero e lei stessa mi ha spinto affinché io esplorassi anche il sesso gay. Avendo una persona al mio fianco che me lo consentiva, mi sono sentito completamente senza freni e l’ho fatto. Lì ho capito tutto. Quindi a lei devo moltissimo e non a caso è una delle persone che ho amato di più.

Ma, in qualche modo, prima del coming out avevi già la consapevolezza di essere gay?
Sì dei pensieri li ho avuti. Dovevo solo capire quando sarebbe arrivato il momento giusto e avere la possibilità di sperimentare.

Sei italo-brasiliano hai subito episodi di razzismo?
No. Tutto sommato il fatto di essere brasiliano non viene considerato una ‘minaccia’. Sicuramente se fossi stato nord africano le cose sarebbero state diverse.

Cosa ne pensi delle parole di Arisa e Donatella Rettore a “La Confessione” su Pride e Meloni?
Non me l’aspettavo. Non sono assolutamente d’accordo, ma non vorrei dire altro.

Secondo te, non è un errore eleggere “icone” artisti che comunque fanno parte del tessuto sociale e non politico?
È anche vero che ci sono artisti che, per quello che dicono e per il modo di porsi, si avvicinano molto alla comunità LGBTQ+, anche indirettamente. In questi contesti è inevitabile che diventino ‘icone queer’. Dipende molto dal percepito che si ha di un determinato artista.

A che punto è, secondo te, la battaglia per i diritti?
C’è una visione nella società che è molto bianco e nero. C’è una rappresentazione del mondo omosessuale insita nella gente comune distorta e con una tendenza alla estremizzazione. Parliamo di una comunità vastissima fatta di omosessuali, lesbiche ma anche di non binari e di transgender. Ci sono mille sfumature e queste sono molto più vaste di quelle che ha l’italiano medio. Per questo credo sia importante continuare a lottare e mandare messaggi di ‘normalizzazione’. Cosa che non vedo ancora in tv, ad esempio, e in altri settori.

Tra i Big della musica solo Tiziano Ferro ha infranto il tabù del coming out. Secondo te è importante che anche altri colleghi lo facciano?
Manca il coraggio. Non solo è importante, ma ritengo sia necessario. Proprio per il discorso che facevo prima sulla normalizzazione. C’è ancora tanta strada e se un artista si espone spinge verso la direzione giusta.

Stai pensando a Sanremo Giovani?
Sì ho già pronti due pezzi da mandare ad Amadeus. Sto anche lavorando ad un nuovo disco.