Politica

Emanuela Orlandi, Fdi ottiene nuovo rinvio della commissione d’inchiesta. Il vicepresidente Parrini (Pd): “Sconcertante e grave”

Nuovo rinvio per la discussione sulla commissione parlamentare d’inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori. Tornata di nuovo in esame nella prima Commissione Affari Costituzionali del Senato, il senatore di Fratelli d’Italia Andrea Priamo ha chiesto due settimane di tempo prima di arrivare alla votazione degli emendamenti. Alla fine, su decisione del presidente della commissione Alberto Balboni, sempre di Fratelli d’Italia, il rinvio è stato ridotto a una settimana.
Il primo a commentare quest’altra incresciosa iniziativa della destra è il fratello di Emanuela Orlandi, Pietro, che su Facebook ha commentato: “L’imbarazzante situazione al Senato prosegue. (…) Evidentemente il diktat del Vaticano il 6 giugno , nell’audizione di Diddi al Senato, ha avuto il suo effetto. Preferisco non aggiungere commenti”.

Orlandi si riferisce all’audizione informale tenutasi lo scorso 6 giugno in Commissione Affari Costituzionali al Senato, dove ha parlato il promotore di giustizia del Vaticano, Alessandro Diddi, che ha definito “una intromissione perniciosa” nelle indagini l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta, anche perché produrrebbe “un eccesso di interesse dell’opinione pubblica” . Nella stessa occasione Diddi, ha letto una lettera del cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano, che ha lamentato l’irritualità della convocazione dello stesso pm al Senato, evidenziando quindi il mancato rispetto delle regole previsto dal diritto internazionale.

Sulla stessa linea critica di Pietro Orlandi, è il vicepresidente della commissione, il senatore del Pd Dario Parrini che, intervistato da Lanfranco Palazzolo per Radio Radicale, spiega: “Il rinvio richiesto da Forza Italia e da Fratelli d’Italia è inspiegabile e sconcertante, perché le audizioni sono state fatte 14 giorni fa e una settimana fa abbiamo convenuto all’unanimità di votare oggi (20 giugno, ndr). Gli emendamenti da votare, tra l’altro, sono di scarsissima consistenza e nonostante questo, Fdi – continua – ha avanzato la richiesta di rinvio e, forte dei propri numeri, ha portato a casa questa proroga. C’è un’ostilità della destra a questa operazione giusta di ricerca di verità e di giustizia. A rendere più sgradevole questo ulteriore rinvio è il fatto che siamo in una settimana particolare: il 22 giugno ricorrono i 40 anni della scomparsa di Emanuela. Era il caso che il Parlamento desse un segnale di chiarezza e di determinazione. Invece ha dato un segnale sbagliato“.

Parrini commenta poi il no del Vaticano alla commissione parlamentare d’inchiesta, come è stato esplicitamente dichiarato da Diddi: “Io non voglio fare speculazioni o azzardare ipotesi non dimostrabili. Noto però che il clima è pesantemente cambiato nel passaggio del provvedimento dalla Camera al Senato e che le audizioni hanno fatto emergere una forte avversione di alcuni ambienti vaticani verso la commissione d’inchiesta. Però bisogna che tra Stati indipendenti e sovrani ci sia rispetto, soprattutto se i rappresentanti di uno Stato estero vengono nel Parlamento italiano a parlare di una iniziativa che lo stesso Parlamento italiano deve prendere per due delitti che, voglio ricordarlo, sono avvenuti in territorio italiano”.

E conclude: “Le commissioni parlamentari d’inchiesta non sono l’equivalente di un’inchiesta giudiziaria, anche se possono utilizzare gli strumenti della magistratura. Servono a ricostruire un contesto e uno scenario che permetta di collocare al posto giusto tasselli importanti della storia di questo paese. Le grandi commissioni parlamentari d’inchiesta si sono sempre svolte in parallelo a indagini giudiziarie che non hanno mai condizionato. Vedi la commissione sulla P2 – chiosa – le molte commissioni sulla mafia, la commissione stragi. Quindi, non bisogna vedere nella commissione parlamentare d’inchiesta una interferenza nella magistratura. Non lo è. È del tutto strumentale e sbagliato prospettare questo rischio. E soprattutto, per evitare questo rischio, bisogna puntare sul senso di responsabilità di chi compone questa commissione, non sull’insabbiamento“.