Diritti

Maternità surrogata, si fa prima a dire no. Poi a farne le spese sono famiglie e diritti

In queste settimane si è tanto parlato della proposta di legge per trasformare la gestazione per altri in reato universale. E questa è l’unica cosa riguardo la GPA di cui si è discusso in Italia. Si tratta di un tema delicato per l’opinione pubblica, che dovrebbe essere accompagnato da un dibattito serio e informato, in cui ad avere la parola siano le donne che scelgono di fare da portatrici. Invece, la politica italiana (destra e sinistra, con poche distinzioni) sceglie di parlarne sempre e solo in relazione alle famiglie arcobaleno, in particolare con l’intento di disconoscere a genitori e figli proprio lo status di famiglia e ignorando qualunque dato internazionale su chi realmente ricorre alla GPA (per la maggior parte coppie formate da un uomo e una donna).

Il testo del ddl discusso in Commissione Giustizia – atteso in aula per il 19 giugno – conferma la punibilità della maternità surrogata già prevista dalla legge 40 del 2004, ma aggiunge che sarà punito ogni cittadino italiano che in qualsiasi forma prenda parte al processo di surrogacy, anche all’estero. In pratica si costringeranno le coppie omogenitoriali – e tutte quelle che per motivi di salute fanno ricorso alla gpa – a trasferirsi all’estero senza poter mai rientrare in Italia e la stessa sorte toccherà al personale sanitario o giuridico di nazionalità italiana che lavora in un Paese in cui la gestazione per altre/i è legale. Punibili, ça va sans dire, saranno anche le donne che partoriscono per altri, non importa se sono felici di farlo, se è una scelta di solidarietà, se hanno un ottimo rapporto con la coppia che ricorre alla gpa, né ha valore il fatto che nessuna delle persone coinvolte risulti lesa.

La volontà delle donne in questo processo non conta nulla. Ciò che conta è solo affermare la propria opinione come fosse uno slogan, senza alcuna conoscenza o dato che ne supporti la validità. Purché la maggioranza della popolazione sia d’accordo… non occorrono spiegazioni, vale tutto. Quanto ci piace reagire con la pancia anziché fare l’enorme fatica di raccogliere informazioni, testimonianze, numeri, complicazioni, comparazioni di leggi… ma va, a che serve! Si fa prima a dire di no, tanto a pagare le conseguenze di questa scelta sono famiglie che per il governo potrebbero pure sparire domani, facendo un favore a tutti.

La giustificazione è sempre la stessa: “proteggere la dignità della donna e i diritti dei bambini”. Peccato che poi siano stati bocciati anche alcuni emendamenti proposti dal M5S volti a semplificare le procedure di adozione da parte del genitore sociale (cioè non legato biologicamente al minore, la cosiddetta step-child adoption) o a colmare l’incredibile vuoto normativo rispetto alla fecondazione eterologa. La Corte Costituzionale con la sentenza n.32 del 2021 aveva chiesto al governo proprio una legge in questo senso, che desse una direttiva chiara sulle famiglie arcobaleno e sulle trascrizioni all’anagrafe dei figli nati da metodi di procreazione non tradizionali (non solo gpa, ma anche procreazione medicalmente assistita all’estero e in Italia). Dove vanno a finire i diritti di queste bambine e bambini?

Ad esempio, i figli di due papà ne avranno solo uno, quello biologico – che comunque dovrà andare a processo; i figli di due mamme, purché non abbiano fatto ricorso alla surrogacy, vedranno riconosciuto un solo genitore che dovrà autorizzare l’altro, quotidianamente, a fare le cose più basiche che riguardano la cura e la salute del minore.

Insomma, le decisioni prese dal governo sono frettolose e confuse. Non rispondono alle richieste della Corte Costituzionale né della Corte Europea, bensì unicamente alla convinzione che ci sia un tipo di famiglia tradizionale da difendere e che, di conseguenza, qualsiasi altro modello non abbia valore di fronte alla legge e a livello sociale.