Società

In Trentino la prima Rsa 4.0. Il direttore: “O fanno il salto o le strutture per anziani sono senza futuro”

Investire 500mila euro sull’innovazione tecnologica per migliorare la qualità dell’assistenza agli anziani ricoverati in Rsa, per di più gratificando gli operatori che li assistono e migliorando la qualità del lavoro e delle prestazioni di oss, infermieri e medici. Utopia? No, in Trentino è realtà. Il pioniere ancora una volta è il polo delle Aziende pubbliche di servizi alla persona (APSP) Opera Romani di Volano-Nomi e Residenza Valle dei Laghi di Cavedine, le stesse che in epoca covid sono andate contro corrente riaprendo alle visite parentali in presenza, con quasi un anno di anticipo rispetto al resto d’Italia e circa sei mesi prima del resto della provincia di Maurizio Fugatti. Per di più senza aver subito contraccolpi in termini di contagi, garantisce il direttore Livio Dal Bosco, già all’avanguardia anche nello studio dell’impatto psicologico della segregazione pandemica sugli anziani.

“O queste strutture fanno il salto di qualità e alzano i livelli, oppure non so che futuro ci sia per le Rsa con i modelli cosiddetti tradizionali”, rivendica Dal Bosco. Il suo progetto, che è passato dalla teoria alla pratica nei giorni scorsi, si chiama RSA 4.0 e, come sottolinea Dal Bosco, rappresenta una vera e propria rivoluzione nel modo di fare assistenza, poiché mette a sistema una serie di apparecchiature all’avanguardia che, lavorando in rete, assolvono a funzioni tecniche o di fatica, liberando così spazi di lavoro e di relazione per il personale e i professionisti, ma anche migliorando la qualità delle prestazioni ripetitive e di precisione.

“In Italia abbiamo delle buone start up che ci hanno aiutato a costruire questo modello di ambiente 4.0, che non è semplicemente buttare lì quattro tecnologie per fare scena, ma vuol dire costruire un ambiente coerente con una transizione digitale – spiega Dal Bosco – che non è altro che ciò che sta cercando di farci implementare l’Europa. Purtroppo se alcuni ospedali si sono attrezzati abbastanza bene, nelle Rsa c’è ancora molta strada da fare. Noi siamo i primi in Trentino e non mi risulta che fuori dal trentino ci siano strutture che abbiano fatto un salto del genere”.

Cuore del sistema è chiaramente la Cartella Clinica Elettronica basata sull’Intelligenza Artificiale, che è in grado di realizzare livelli di data science e di integrazione digitale mai raggiunti prima e, unitamente all’attivazione di una rete complessa di evolute tecnologie intelligenti, “rappresenta davvero un unicum nel panorama nazionale ed europeo” e proietta nel futuro l’assistenza agli anziani. “Si tratta, innanzitutto, di una Cartella Clinica integrata in un ecosistema digitale esteso costituito da uno dei migliori Sistemi di Supporto alle Decisioni Cliniche (CDSS) attualmente disponibili al mondo, in grado di portare la Medicina Basata sulle Evidenze (EBM) al punto di cura, con un incremento esponenziale dei livelli qualitativi e di sicurezza delle cure, dei processi diagnostici e di quelli prescrittivi, affiancato da una sofisticata tecnologia wereable (indossabile) per il monitoraggio multi parametro delle condizioni dell’Ospite con elaborazione Machine Learning dei dati, dai quali quindi la tecnologia stessa apprende, in grado di garantire una medicina predittiva, preventiva, personalizzata e di precisione”, spiega una nota. A tutto questo è stata integrata una complessa tecnologia a sensori ottici, che permette un monitoraggio puntuale delle condizioni dell’anziano con un’elaborazione proattiva dei dati, realizzata attraverso algoritmi di Intelligenza Artificiale (AI).

In pratica i parametri del paziente sono rilevati regolarmente da un braccialetto, che segnala le variazioni importanti al sistema lanciando l’allarme quando necessario, ma anche suggerendo incompatibilità tra farmaci, anomalie etc. Questo significa la massima precisione nella parte di osservazione e prevenzione, ma anche meno carico per gli infermieri che si possono dedicare con più agio agli altri compiti lasciando il monitoraggio al computer.

“Si pensi che studi recenti, negli Stati Uniti, hanno quantificato in 50.000 dollari a paziente il risparmio di spesa sanitaria complessiva generata dall’adozione di sistemi CDSS a presidio dell’appropriatezza delle attività diagnostiche e prescrittive“, sottolinea Dal Bosco.

Il pacchetto prevede anche un supporto alle attività di comunicazione, con un sistema di intelligenza artificiale basato sul linguaggio naturale che, tramite apparecchi dotati di schermo video, permette a pazienti, parenti e operatori, facili comunicazioni interpersonali (videochiamate, telefonate, messaggistica ecc.) e un rapido accesso a tutte le informazioni interne (dati clinici, attività di animazione, menù ecc.) ed esterne (notizie di stampa, lettura di libri, ascolto di musica ecc.).

Fa parte del modello anche un sistema di sensori ambientali intelligenti interfacciati con i sistemi di gestione del microclima, in grado di individuare situazioni di assembramento attraverso la rilevazione dei livelli di aerosol e di CO2 e, quindi, in grado di intervenire automaticamente sui sistemi di aereazione riducendo i livelli di rischio di contagio per via aerea. Sempre nell’ambito della sicurezza, è stata realizzata una struttura per il controllo delle uscite con tecnologia satellitare di geolocalizzazione a tutela dei pazienti con disorientamento spaziotemporale e a supporto delle attività di vigilanza in capo al personale assistenziale. Anche questo sistema comunica direttamente con la Cartella Clinica Elettronica e opera in integrazione con la tecnologia di comunicazione in linguaggio naturale. Cioè avvisa chi di dovere in caso di anomalie.

Completano il progetto i Cobot, ovvero robot collaborativi che lavorano al fianco degli operatori, per compiti ripetitivi e faticosi, nelle attività di igiene ambientale, di trasporto dei materiali e dei carrelli. “Si tratta di una tecnologia altamente ecocompatibile: oltre a garantire performance altissime di igiene ambientale totalmente automatizzate, il livello di consumo di acqua per le pulizie delle superfici è meno del 10% rispetto al consumo registrato dalle procedure di igiene tradizionali”, spiega ancora Dal Bosco sottolineando come l’automazione delle attività di igiene ambientale permette anche un importante recupero di risorse da impiegare in attività assistenziali dirette
all’anziano, un aspetto, questo, molto delicato alla luce della carenza di personale sul mercato.

“Il progetto RSA 4.0 rappresenta un nuovo paradigma per l’assistenza agli anziani. La collaborazione tra uomo e macchina permette di offrire un’assistenza personalizzata e di elevata qualità, offrendo agli operatori tecnologie interconnesse che facilitano il lavoro rendendolo meno gravoso, professionalmente più arricchente e più attraente, aprendo la strada a un futuro in cui le tecnologie intelligenti saranno sempre più integrate nella sanità e nell’assistenza a supporto delle attività umane e al servizio della qualità di vita degli anziani”, conclude Dal Bosco che ha messo a punto il progetto con il tecnico ICT aziendale Simone Bordin.

E come è stato finanziato il progetto? “Con i soldi che abbiamo messo da parte con la buona amministrazione. Pur avendo rette più basse della media ponderata della regione, quando riusciamo a fare dell’economia prendiamo i soldi e li reinvestiamo a favore degli anziani, dell’assistenza e per i nostri operatori – è la risposta – Questo è fare assistenza. Un tema così importante richiede una visione: in Italia devono aumentare i livelli manageriali anche in queste strutture. Non si può solo piangere miseria, bisogna che cominciamo ad avere un’idea delle Rsa che vogliamo per il futuro perché altrimenti non saremo in grado di affrontare i cambiamenti demografici in arrivo e le giuste richieste dei familiari. Bisogna stare al passo, dare sicurezza, servizi di alta qualità”.