Scuola

A Roma tra gli universitari in tenda contro il caro affitti, gli studentati “di lusso” e quelli pubblici “ma ancora vuoti”: “Serve un tavolo permanente”

La prima è stata Ilaria Lamera a Milano a inizio maggio. Dopo di lei, gli studenti universitari che hanno deciso di dormire in tenda di fronte ai loro atenei sono diventati tantissimi e così la protesta contro il caro affitti si è diffusa ad altre città in Italia tra le quali Firenze, Padova, Venezia, Bologna, Bari, Torino e Cagliari. A Roma le tende sono arrivate a La Sapienza, a Tor Vergata, a Roma 3 e alla sede del Mur, il ministero dell’Università e della Ricerca nel quartiere Trastevere.

Le richieste degli studenti di Cambiare Rotta, il collettivo romano che anima la protesta nella capitale, sono 4: un tavolo permanente di confronto tra le organizzazioni studentesche, il ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, il Mur e la Conferenza delle regioni e delle province, l’abolizione della legge 431 del ’98 che ha liberalizzato il mercato immobiliare e “ha permesso ai privati di speculare sugli affitti” , un protocollo di intesa nel quale il Mur lavori per imporre agli enti regionali un aumento degli studentati pubblici e come ultima istanza un censimento degli stabili sfitti sia pubblici che privati.

Gli attivisti del collettivo universitario puntano il dito anche sulla situazione delle Case dello studente nella capitale: “I posti messi a disposizione dal pubblico in città, per chi ha bisogno di una stanza, sono circa 3/4mila, contro la richiesta, solo di chi frequenta l’università La Sapienza, che è di 10 volte tanto – spiega Massimo Travaglioni di Cambiare Rotta – poi ci sono casi in cui il pubblico finanzia il privato, come lo Student Hotel in costruzione nel quartiere storico San Lorenzo”. Lo Student Hotel, dell’omonima società olandese, ha iniziato i lavori per la costruzione dello studentato di lusso a marzo del 2023. Lo spazio, che dovrebbe essere pronto il prossimo inverno, ha ricevuto un finanziamento di 145 milioni di euro da UniCredit, con una garanzia di Sace, società partecipata da Cassa Depositi e Prestiti, pari a 54 milioni. “Per le esperienze che ci sono, come a Firenze e a Bologna, dove queste strutture già esistono – continua Massimo – i prezzi sono folli: si parla di oltre mille euro al mese e camere a cento euro a notte. È chiaro che non può rispondere alle esigenze di tutti gli studenti. Inoltre il pubblico non dovrebbe finanziare il mercato privato, ma usare quei soldi per costruire studentati pubblici.”

Come l’edificio in via della Vasca Navale, inaugurato da Zingaretti nel 2021 e totalmente pubblico, ma ancora per la gran parte inabitato: “La capienza massima è di 200 studenti – spiega Massimo – ma solo ora, a distanza di due anni, stanno accogliendo le prime persone che però sono solo circa 30/40”. Intanto gli studenti fanno sapere che la protesta continuerà. Il prossimo appuntamento sarà lo sciopero generale della scuola il 26 maggio.