Politica

‘Si fa presto a dire Sinistra’, il libro di Cannavò riunisce Pd, M5s e Avs. Patuanelli: “Dialogo, ma no a egemonia dem. Pesa il nodo delle armi”

Prove di dialogo tra gli ex giallorosa. Se in Parlamento come in piazza, Pd, M5s e Verdi-Sinistra faticano ancora a trovare strategie comuni di opposizione al governo Meloni, in ordine sparso in diversi Comuni nell’ultima tornata di amministrative, è a Palazzo Madama che riparte l’operazione disgelo nel vecchio ‘campo largo’. L’occasione? La presentazione in Senato del libro del vice direttore del Fatto Quotidiano, Salvatore Cannavò, ‘Si fa presto a dire Sinistra’, che riesce a mettere allo stesso tavolo il capogruppo dem Francesco Boccia, il collega 5 stelle Stefano Patuanelli e quello del Misto, l’esponente di Alleanza Verdi Sinistra Giuseppe De Cristofaro.

Al di là dei distinguo, dal nodo delle armi all’Ucraina fino all’ambiente, tra i partiti c’è la consapevolezza che sarà necessario ritrovare una strada comune per tentare di tornare al governo del Paese. Almeno dopo le Europee, dato che prima la legge elettorale proporzionale manterrà il clima di competizione attuale.

Dopo l’appello in vista dei prossimi ballottaggi lanciato dalla stessa neo segretaria Pd Elly Schlein, ci prova il capogruppo al Senato Boccia a richiamare i possibili alleati all’unità, nella nuova direzione intrapresa dal nuovo corso dem: “Su alcuni valori non si fanno mediazioni al ribasso, nemmeno in nome della governabilità, perché è lì che il Pd ha perso l’anima in passato, quando abbiamo fatto alcuni patti col Diavolo. Ora invece penso ci siano tutte le condizioni affinché queste tre sinistre parlino lo stesso linguaggio attorno all’uguaglianza. Anche per questo motivo è arrivata Elly Schlein”, chiarisce. Richiamando le tre sinistre indicate nel libro: quella riformista e liberale, quella democratico-sociale, quella “socialisteggiante”, che precisa Cannavò, si incrociano e attraversano gli stessi Pd e M5S. “Schlein prova a mettere insieme queste anime, va oltre perché è figlia di una società aperta e digitale, in grado di individuare le forti diseguaglianze che si creano nel mondo”, rivendica Boccia.

Quella Schlein che, continua l’esponente dem, non merita le critiche di “amnesie” ricevute dagli studenti universitari che protestavano contro il caro affitti nelle tende, “che avrebbero avuto ragione se fosse andato a trovarli un qualsiasi altro dirigente della vecchia guardia, me compreso, ma non lei”, la difende. È però De Cristofaro ad avvertire per il futuro: “La sinistra si è sempre unita in prospettiva ‘anti’, come ai tempi dell’antiberlusconismo. Ora l’unione politica non basta, serve un progetto comune, una visione di Paese. Questo è quello che è mancato e manca ancora”. Concorda Patuanelli, che però avverte: “Quel progetto comune è fondamentale che si tramuti in azioni concrete, perché non sempre al governo, insieme o da soli, siamo riusciti a dare le giuste risposte”. Tradotto, Pd, M5s e Avs provano a riparlarsi, ma i paletti non mancano. “Non vorrei, e non credo sarà così, un ritorno a una prospettiva egemonica del Pd, in un campo che ha varie sfaccettature”, ammonisce lo stesso capogruppo pentastellato. Non senza ammettere come il tema della guerra in Ucraina e degli armamenti mantenga distanze profonde: “Ha un peso perché non comprendiamo come, su un tema così fondamentale, ci siano tentennamenti del Pd: serve una parola netta, necessario trovare un punto comune”.

Boccia invita a “non strumentalizzare“: “Noi siamo per la pace e per aumentare lo sforzo diplomatico dell’Europa e per il negoziato, ci aiutino verso questa prospettiva”. Mentre taglia corto sul voto previsto a fine mese al Parlamento europeo sul Piano munizioni (l’Act in Support of Ammunition Production, ASAP) presentato dalla Commissione UE, che prevede che 500 milioni di euro derivanti dal bilancio comunitario vengano versati alle industrie dei Paesi membri, con l’obiettivo di incrementare la produzione di armamenti, permettendo pure di reindirizzare parte dei Fondi di coesione e del Fondo sociale, oltre che del Pnrr per l’industria della Difesa. “Votare contro nel merito, dopo il nostro via libera alla procedura d’urgenza? Basta propaganda, non c’è possibilità che i fondi Pnrr vengano usati per gli armamenti”. Promessa fatta pure dall’esecutivo, ma che non riguarda invece gli investimenti relativi ai Fondi di coesione e del fondo sociale. Senza contare come, tra ritardi sui progetti e rischio di perdere i soldi, pure su quelli del Pnrr mantenere la decisione non sarà scontato, considerate anche le sicure pressioni dei produttori di armi.

Ma non è l’unico punto di distanza tra Pd e 5 Stelle. Perché Patuanelli chiede ai dem maggiore coraggio pure sull’ambiente: “Non possiamo avere timidezze, servono scelte radicali”. E se già in passato non erano mancate le polemiche sull’inceneritore di Roma voluto dal sindaco Pd (e commissario) Roberto Gualtieri, ora è nello stesso Pd che non manca il confronto rispetto alle proteste degli attivisti per il clima. Già al processo per il blitz al Senato di Ultima Generazione il sindaco capitolino si era costituito a sorpresa parte civile, proprio mentre la coordinatrice della segreteria nazionale, Marta Bonafoni, manifestava insieme a Avs-M5s al sit-in di solidarietà per gli attivisti. Ora è stato lo stesso sindaco a protestare dopo la nuova azione alla Fontana di Trevi, con il carbone vegetale: “Basta con queste assurde aggressioni al nostro patrimonio artistico”.

Al contrario, Boccia sembra voler mediare: “Sul clima nessuno ascolta i ragazzi, c’è chi si indigna per l’azione alla Fontana di Trevi, ma non ha detto una parola in Parlamento sulle cause”, attacca contro la destra, spiegando come “quando ci sono proteste che hanno l’obiettivo di attirare l’attenzione, ma che non fanno alcun danno, forse è il caso di chiedersi cosa chiedono questi ragazzi”. Tradotto, Gualtieri sbaglia? “No, le sue decisioni sono legittime, deve tutelare il patrimonio artistico. Le opere d’arte non si rovinano. Ma al netto di alcune proteste che noi stessi abbiamo condannato, ai ragazzi diciamo: ci siamo, potete anche fermarvi perché vi ascoltiamo”, cerca un equilibrio il capogruppo Pd. Dentro e fuori il partito, alla ricerca del dialogo. Lo stesso invocato, distinguo a parte, pure da Patuanelli: “Mi auguro che col Pd vengano valorizzate le cose che ci uniscono, non quelle che ci dividono”.