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Giro d’Italia 2023, regna l’attendismo: per ora solo fughe e sbadigli. Le Alpi ultima speranza

Regna l’attendismo al Giro d’Italia 2023. In due settimane di corsa l’unico attacco tra gli uomini di classifica è stato quello di Primoz Roglic a Fossombrone. Troppo poco per una gara che era stata annunciata come spettacolare, ma che invece fatica a decollare. Finora i protagonisti sono stati le fughe, i ritiri e il clima estremo. Nella seconda settimana, in cinque tappe su sei gli attaccanti del mattino sono arrivati fino in fondo. Il tedesco Nico Denz della Bora Hansgrohe si è preso la copertina conquistando due vittorie. Ma il pubblico si aspettava ben altro. I big hanno tenuto una tattica conservativa, senza mai scalfirsi. In più, il clima estremo ha stravolto quella che doveva essere la frazione regina, che è stata accorciata.

Quanto accaduto nella Borgofranco d’Ivrea-Crans Montana ha dell’incredibile. Vista la pioggia battente in partenza, i corridori hanno chiesto agli organizzatori di applicare il protocollo per le condizioni meteo estreme. Il timore riguardava soprattutto la discesa della Croix de Coeur, a rischio ghiaccio e con il manto stradale non perfetto. Il direttore di corsa Mauro Vegni ha deciso di cancellare la prima parte della tappa, quella che prevedeva il passaggio in Valle d’Aosta e la salita del Gran San Bernardo. Il paradosso è stato che una volta arrivati a Le Chable, in Svizzera, sede della nuova partenza, la pioggia si è placata e la frazione si è svolta senza problemi.

Proprio il clima è stato il chiodo fisso della settimana. I corridori hanno preso acqua in tutte le tappe. Le avverse condizioni meteo, sommate ai casi Covid, hanno provocato anche numerosi ritiri. Sono 132 i ciclisti rimasti in gara, rispetto ai 176 partiti dall’Abruzzo. L’abbandono più rilevante è quello di Remco Evenepoel. L’assenza del belga si sta facendo sentire. Innanzitutto, perché ha privato la corsa rosa del duello annunciato con Roglic e poi perché il campione del mondo è sempre garanzia di spettacolo. Non resta che attendere la terza settimana, quella più dura del Giro 2023. Sperando di non sbadigliare ancora.

Il terreno per dare spettacolo non manca. Martedì 23 si arriverà sul Monte Bondone, una salita di 21,4km al 6,7% ma con punte al 15% che, arrivando dopo altri quattro gran premi della montagna, potrebbe causare i primi distacchi significativi. Gli uomini di classifica lo sanno bene e forse per questo motivo finora hanno deciso di attendere. Oltre al Monte Bondone, l’ultima settimana presenta altre tre tappe chiave. L’arrivo a Val di Zoldo, quello alle Tre Cime di Lavaredo, nuova Cima Coppi ma a rischio per via della neve, e la cronoscalata del Monte Lussari. I chilometri di ascesa totali sono 80 e i punti in cui fare la differenza molteplici.

Roglic è il favorito per vestire la maglia rosa a Roma. Lo sloveno, però, parte due secondi dietro a Geraint Thomas, che finora ha dimostrato grande solidità e storicamente cresce nella terza settimana. Ma Roglic può contare sulla squadra al completo, a differenza del rivale. La Jumbo-Visma dispone di varie frecce al suo arco e potrebbe stanare la Ineos del gallese. Occhio anche a Joao Almeida, che a Bergamo ha attaccato nel finale. Le speranze italiane sono riposte in Damiano Caruso. Il siciliano della Bahrain Victorious potrebbe inventarsi qualcosa anche da lontano. Anche se finora ha pensato più a difendere il piazzamento. L’Italia, però, si aggrappa ancora una volta a lui, in una corsa rosa finora deludente. In 15 tappe sono arrivati solo due successi, quello di Jonathan Milan a San Salvo e quello di Davide Bais sul Gran Sasso. La speranza è che il bottino azzurro possa rimpinguarsi negli ultimi sei giorni di gara. Ma soprattutto che il Giro d’Italia 2023 si accenda una volta per tutte.