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Elezioni in Turchia, le opposizioni denunciano brogli e chiedono il riconteggio in 2.200 seggi. Ma deciderà un Comitato legato a Erdogan

L’opposizione in Turchia non si è ancora arresa ai risultati delle elezioni del 14 maggio. Recep Tayyip Erdogan e il leader dell’opposizione Kemal Kilicdaroglu si sono fermati entrambi sotto il 50% delle preferenze, ma il presidente uscente ha sorpassato il proprio avversario di ben 5 punti ribaltando i pronostici degli ultimi giorni. Inoltre, la coalizione di governo ha ottenuto la maggioranza parlamentare, conquistando ben 323 seggi su 600.

Per l’opposizione, però, i voti non sono stati registrati correttamente ed è necessario procede al riconteggio delle schede di 2.269 dei 201.807 seggi elettorali aperti nel Paese domenica scorsa e di altri 4mila per le Parlamentari. La richiesta presentata ufficialmente dal partito repubblicano Chp al Comitato elettorale supremo però potrebbe non essere accolta. L’autorità turca è strettamente legata al presidente uscente e già in passato si è piegata alla volontà di Erdogan arrivando persino ad annullare l’esito delle urne del 2019 a Istanbul, facendo ripetere il voto. Di certo il riconteggio di un numero così esiguo di seggi non avrà un impatto significativo sul risultato finale, ma per il Chp “ogni voto conta”, come spiegato chiaramente dal responsabile per gli affari legali del partito, Muharrem Erkek.

Anche il Partito dei lavoratori di Turchia (Tip) e il partito filo-curdo della Sinistra Verde (Ysp) hanno denunciato alcune presunte irregolarità e raccolto prove della discrepanza tra i voti registrati e quelli che sono stati effettivamente scrutinati. Un esempio lampante è quello della sezione 1240 di Bismil, nella prefettura sud-orientale di Diyarbakir a maggioranza curda. Qui sono stati registrati 233 voti per lo Ysp e 3 voti per gli ultra-nazionalisti del Mhp, alleati di Erdogan, ma i risultati ufficiali sono stati completamente ribaltati: allo Ysp sarebbe andato solo 1 voto, mentre lo Mhp ne avrebbe presi ben 233. Le irregolarità non si sono limitate soltanto a Bismil. Come riportato in un comunicato del Partito democratico dei popoli (Hdp), confluito per queste elezioni sotto la sigla dello Ysp, la stessa situazione si è verificata in almeno altre 21 sezioni e nelle prossime ore potrebbero emergere nuove irregolarità. L’errata registrazione dei voti nelle province a maggioranza curda sembrano spiegare almeno in parte il successo registrato dal partito ultra-nazionalista in una regione storicamente contraria al presidente e in particolare a una formazione particolarmente ostile nei confronti dei curdi. Nell’ultima tornata elettorale l’Mhp aveva ottenuto solo il 3,7% delle preferenze nell’area, ma il 14 maggio è arrivato al 16,6%, più che raddoppiando il proprio elettorato.

Per i curdi questa manipolazione nella registrazione dei voti non è una notizia sorprendente. Tra gli attivisti dello Ysp di Diyarbakir un simile scenario era dato per scontato alla vigilia del voto. Per questo il partito ha invitato nel sud-est diverse delegazioni internazionali a monitorare e osservare l’andamento delle elezioni. A cercare di prendere provvedimenti è stato anche il Chp che tramite un software ad hoc avrebbe dovuto raccogliere informazioni sullo scrutinio dei voti in maniera indipendente, così da verificare la veridicità dei dati ufficiali. Il piano del partito però si è rivelato fallimentare. Nelle prime ore di scrutinio l’opposizione ha fatto circolare internamente dei risultati molto diversi da quelli del Consiglio elettorale e che davano Kilicadroglu in vantaggio rispetto al presidente uscente. Sulla base di queste informazioni i sindaci di Istanbul e di Ankara, Ekrem Imamoglu e Mansur Yavas, hanno persino annunciato in tarda notte la vittoria dell’opposizione, aumentando il senso di delusione e di sconfitta dei loro elettori.

Il risultato finale però è stato ben diverso da quello previsto sulla base dei dati del Chp e non cambierà molto anche in caso di riconteggio delle schede contestate. Questo errore è costato caro a Onursal Adiguzel, vicepresidente del partito e responsabile del team di monitoraggio dei seggi, licenziato pochi giorni dopo il voto e diventato così il capro espiatorio di un grave errore di comunicazione.

Per l’opposizione è importante trovare un modo per verificare in maniera indipendente e corretta i voti del 28 maggio, anche per ristabilire la propria credibilità dopo quanto successo in occasione del primo turno. Ma il ‘Tavolo dei sei‘ deve anche gestire bene a livello di comunicazione la questione dei brogli. Le elezioni in Turchia, come certificato anche dall’Osce, non sono né libere né eque, ma il livello di controllo sul risultato non è ancora così alto da rendere inutile l’espressione di questo diritto. L’opposizione dunque deve far passare il messaggio che, nonostante i presunti brogli, recarsi alle urne il 28 maggio è fondamentale per la tenuta democratica del Paese e per mettere fine a un governo sempre più autocratico.