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“Mi minacciava per ottenere favori sessuali”: l’ex collaboratrice fa causa a Rudolph Giuliani per aggressione e molestie, chiesti 10 milioni

Minacciava la sua collaboratrice per ottenere favori sessuali e si rendeva responsabile di vere e proprie aggressioni. Sono queste le accuse mosse nei confronti di Rudolph Giuliani, ex sindaco di New York ed ex avvocato personale di Donald Trump, contenute in una denuncia presentata dall’ex direttrice per lo sviluppo aziendale delle sue società, Noelle Dunphy, alla Corte Suprema di New York chiedendo un risarcimento di 10 milioni di dollari per “abusi di potere illegali, aggressione e molestie sessuali, furto salariale ed altri abusi”.

Secondo quanto si legge nella documentazione presentata contro il 78enne politico repubblicano, l’uomo aveva “chiaramente manifestato che soddisfare le sue richieste sessuali, avanzate praticamente sempre e ovunque, fosse un requisito fondamentale” per mantenere il rapporto lavorativo. Un vero e proprio ricatto, se confermato, nei confronti della sua collaboratrice assunta nel 2019. “Quasi immediatamente” dopo l’inizio del lavoro, ha aggiunto la donna, sarebbero arrivate le pressioni e le molestie da parte dell’avvocato: “Giuliani le chiedeva di lavorare a casa sua e in stanze di albergo, in modo che fosse a sua completa disposizione – si legge ancora nelle carte – Lui beveva sin dal mattino ed era spesso ubriaco così che il suo comportamento era spesso imprevedibile”.

Ed è proprio quando il tasso di alcol nel suo corpo raggiungeva livelli elevati che l’uomo, stando al racconto, si lasciava andare a “sproloqui che comprendevano commenti sessisti, razzisti ed antisemiti che rendevano l’ambiente di lavoro insostenibile”. A questo si aggiungeva il fatto che il 78enne repubblicano “prendeva costantemente il Viagra” e la donna “lavorava con la costante minaccia che potesse chiederle di fare sesso in ogni momento”.

Non mancano poi rivelazioni riguardo ad altri comportamenti illegali che Giuliani avrebbe tenuto: la donna infatti accusa l’ex avvocato di Trump di aver “messo in vendita perdoni presidenziali a 2 milioni di dollari“. Soldi che poi “lui e il presidente Trump si sarebbero divisi”. Inoltre, Dunphy afferma che Giuliani le aveva dato accesso alla sua mail che conteneva informazioni “riservate, confidenziali e top secret”, suggerendo che fossero state ottenute dalla Casa Bianca. I legali di Giuliani hanno “smentito categoricamente le accuse di questa denuncia senza fondamento” e un suo portavoce ha parlato di “pure molestie e tentativo di estorsione”.