Mafie

Castrolibero, si ricandida a sindaco per la terza volta: è a processo per concorso esterno e corruzione elettorale

Non ce la fa l’ex consigliere regionale Orlandino Greco a non candidarsi a sindaco nella “sua” Castrolibero (Cosenza). L’aggettivo possessivo è d’obbligo quando si parla della cittadina in provincia di Cosenza e di Orlandino Greco che ha guidato il piccolo Comune per 10 anni, dal 2003 al 2013 quando, alla scadenza del secondo mandato, ha candidato ed eletto il suo “delfino politico”, Giovanni Greco. Concluse due consiliature, adesso anche quest’ultimo non si può più ricandidare ed ecco quindi che, non a sorpresa, ad aspirare alla fascia tricolore torna l’ex sindaco Orlandino Greco.

Contro Antonella Garritano, appoggiata dalla lista “Castrolibero nel cuore”, Orlandino Greco schiera la lista “Rinascita civica” che in realtà è una “staffetta” dal sapore di minestra riscaldata. Con un passato in Alleanza nazionale, poi tradita per il centrosinistra che lo ha candidato alla Regione nella lista “Oliverio presidente” (incassando 7900 voti nel 2014), l’ex sindaco si presenta alle elezioni amministrative del suo Comune anche da leader nazionale di “Italia nel Meridione”, movimento impegnato nella battaglia contro l’autonomia differenziata.

Ma soprattutto si presenta da imputato in un processo che si sta celebrando a Cosenza in cui è accusato di concorso esterno con la ‘ndrangheta e corruzione elettorale aggravata dal metodo mafioso. L’inchiesta era stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Il procuratore Nicola Gratteri e i suoi pm, nel 2018, avevano notificato l’avviso di conclusione indagini a Orlandino Greco poi rinviato a giudizio. Il processo ancora non si è concluso per cui l’imputato resta innocente fino a sentenza definiva, ma la sua candidatura pone quantomeno un problema di opportunità politica. Stando alle indagini, infatti, i clan di Cosenza avrebbero votato il politico, all’epoca sindaco di Castrolibero appunto, in cambio di denaro. L’altro imputato è il suo uomo di fiducia ed ex vicesindaco, Aldo Figliuzzi. Se oggi anche lui è candidato a consigliere a sostegno di Orlandino Greco, secondo l’accusa più 10 anni fa entrambi si sarebbero rivolti al boss Michele Bruni (oggi defunto), conosciuto con il soprannome “Bella Bella”, per ottenere voti in cambio di soldi.

A puntare il dito contro Greco e Figliuzzi sono quattro pentiti tra cui Ernesto Foggetti, che parla di un legame tra l’ex consigliere regionale e il clan “Bella Bella”. Ventimila euro è la cifra che, secondo il collaboratore di giustizia, Orlandino Greco avrebbe pagato al boss Bruni per assicurarsi l’elezione a sindaco nel 2008. “I rapporti tra Greco, Figliuzzi e la cosca – fa mettere a verbale il pentito Foggetti– sono risalenti nel tempo, così come risalente nel tempo è l’impegno nel procacciare voti a favore dei due predetti politici da parte della organizzazione criminale di cui io e mio padre facevamo parte”.

Ci sarebbe stato anche un incontro tra il pentito e Orlandino Greco: “Mi chiese – sono le parole di Foggetti – di mettere a conoscenza Michele Bruni (il boss, ndr) di tale richiesta. Il Greco si rese disponibile a pagare un fiore a Michele e comunque a pagare il corrispettivo per il procacciamento dei voti, corrispettivo che però avrebbe pagato dopo le elezioni e solo se vi fosse stato il buon esito delle medesime”.

Nei verbali del pentito non ci sono solo i soldi ma anche le assunzioni per gli uomini del clan in una cooperativa messa “a disposizione” del boss e dei suoi sodali. Agli amici di “Bella Bella”, infatti, sarebbe stato garantito uno stipendio senza lavorare. “Il Greco si è impegnato peraltro – aveva rivelato il collaboratore – a offrire sistemazioni lavorative ai nostri affiliati che sarebbero stati utilizzati per la campagna elettorale in suo favore e per il procacciamento dei voti. Figliuzzi e Greco in effetti furono eletti, ritengo anche grazie al nostro impegno ed il Greco mantenne la promessa di corresponsione di somma di denaro quale corrispettivo per il procacciamento dei voti e tramite il suo autista, tale Franco, mi fece consegnare da quest’ultimo la somma di ventimila euro che io consegnai a Michele Bruni”. Accuse dalle quali Greco da anni si sta difendendo in un’aula di Tribunale. Ma nel frattempo si ricandida per la terza volta a sindaco di Castrolibero.