Società

“Doniamo giocattoli ai bimbi in ospedale: così ricordiamo il sorriso dei nostri figli che non ci sono più”

“Quando è morto Matteo ci siamo chiesti cosa potevamo fare per lui, per ricordarlo. Volevamo in qualche modo rivedere il suo sorriso. Così abbiamo dato vita alla raccolta solidale”. Si chiama Un sorriso per Matteo ed Ettore ed è il progetto lanciato da due famiglie bresciane accomunate da una tragedia: la morte del proprio figlio. Dal 2015 ogni mese a Cologne, con l’appoggio delle famiglie Ventura e Pandolfi, vengono raccolti giocattoli da donare agli Spedali Civili di Brescia, ai piccoli ospiti del reparto di oncologia pediatrica.

Tutto è nato da una promessa che mamma Sara aveva fatto al suo piccolo Matteo quando era in ospedale: quella di portare ad altri bambini ammalati come lui un sorriso. “Gli unici momenti in cui lo vedevamo felice era quando c’era un’associazione a portare i giochi in reparto”, racconta Paola, la zia.

Il 4 marzo del 2015 Matteo è morto: aveva 7 anni. “La prima cosa cui abbiamo pensato è stata come mantenere quella promessa: cosa fare per poter tenere vivo il suo ricordo”. Così la famiglia Ventura inizia a raccogliere giochi da portare in ospedale. “Il primo Natale del 2015 abbiamo raccolto quasi 400 giochi destinati ai piccoli, consegnandoli in reparto direttamente con la nostra macchina. Eravamo molto emozionati – ricordano –. E abbiamo ripetuto la cosa nel corso degli anni”.

Le donazioni arrivano prevalentemente da privati, da gente dei paesi vicini e della zona, che “ci conoscono e ci contattano”. L’obiettivo non è raccogliere soldi, ma giochi e materiale per i bambini ricoverati: che sia un giocattolo, un pennarello, un oggetto di cancelleria (utilissimi ad esempio sono stati i tablet con cui alcuni dei degenti hanno potuto seguire le lezioni in didattica a distanza).

I familiari raccolgono le borse con i giocattoli ricevuti, li etichettano scegliendo un augurio, una frase, un pensiero speciale per ogni bambino. Barche, costruzioni, macchinine, giochi in scatola, pastelli, libri da colorare: i doni vengono poi ordinati per categorie e divisi in base alle fasce di età, finché non è tutto pronto per la consegna in reparto. I regali che non vengono distribuiti direttamente sono lasciati agli infermieri, che li consegnano successivamente ai bambini quando c’è una dimissione, un compleanno, quando tornano da un esame e trovano sul proprio letto un regalino.

Da pochi mesi al nome del progetto si è aggiunto anche quello di Ettore, morto il 25 ottobre 2022: aveva 4 anni e mezzo. Subito dopo la sua morte i genitori hanno espresso il desiderio di fare qualcosa per ricordarlo. “Così abbiamo pensato di unirci, affiancando il nome di Ettore a quello di Matteo”. I due bambini sono stati disegnati insieme dalla fotografa Benedetta Barcella (la cugina di Matteo) nell’immagine che è diventata simbolo della raccolta. “Ci piace pensare che oggi siano insieme e si facciano compagnia, due angioletti, un campione e un supereroe che si tengono per mano in cielo”. Il gruppo è composto dai genitori dei due piccoli, da due zie, una cugina.

Nel 2020 e nel 2021 le consegne si sono interrotte a causa dell’emergenza pandemica. A inizio dicembre, però, le donazioni sono riprese in presenza. “Le ultime settimane sono state per noi molto impegnative, tra i sacchetti da preparare, le corse per cercare le cuffie da gamer da consegnare ai ragazzi più grandi e gli scatoloni con i giochi da sistemare – racconta Paola –. Una volta caricati i primi giochi sui carrelli abbiamo iniziato a percorrere il corridoio del reparto. C’erano venti bambini, dai 3 ai 17 anni. Erano seduti o sdraiati sul proprio letto, inconsapevoli delle sorprese che avrebbero ricevuto di lì a poco”. C’è chi si è fermato a giocare a dama con uno dei ragazzi, c’è chi ha chiacchierato con loro della scuola, della squadra di calcio preferita. “La meraviglia negli occhi dei bambini era tanta. Abbiamo conosciuto le mamme e le nonne presenti, per qualche momento sembrava avessimo regalato loro un po’ di normalità”, ricorda Paola.

Entrare in reparto mette sempre un po’ di agitazione “per quello che abbiamo vissuto”, ma le consegne sono tutte indimenticabili: “Si sentono le nostre voci e quelle dei bambini che ci chiamano e ci salutano mandando baci dal vetro”.

L’obiettivo ora è quello di fare rete e magari allargare il progetto, strutturandolo. “Dal 14 febbraio siamo ufficialmente un’associazione”, spiega Paola. Da quest’anno, poi, è attiva la collaborazione con Mattia Villardita, l’impiegato 30enne che si traveste da Spiderman per andare a far visita ai piccoli pazienti ricoverati (nominato Cavaliere al Merito dal Presidente della Repubblica nel 2020): “Parte dei giochi che raccogliamo sono donati a lui e portati negli ospedali di tutta Italia”.

Su uno dei bigliettini lasciati sui giocattoli c’era scritto Tutto ciò che ti fa paura ti sta insegnando ad avere coraggio. “Ci auguriamo nei prossimi mesi di poter continuare a consegnare giochi e incontrare i piccoli pazienti, perché se anche fossimo riusciti a regalare un’ora sola di serenità avremo raggiunto in pieno l’obiettivo che ci eravamo prefissati. Avremmo mantenuto la nostra promessa”.