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Regno Unito, il Guardian si scusa per il fondatore schiavista. E investe più di 10 milioni di sterline come risarcimento

Il Guardian, uno dei giornali più importanti del Regno Unito, fu fondato a Manchester nel 1821. Una testata di stampo progressista, sinonimo di accuratezza. Ma una ricerca ha messo in luce che il fondatore principale del quotidiano era coinvolto nella tratta degli schiavi, e il fondo che possiede il Guardian oggi vuole “rimediare”. Tutto nasce nel 2020, quando lo Scott Trust, l’organizzazione non profit che possiede tra le altre testate il quotidiano britannico, commissiona ad un gruppo di ricercatori indipendenti un’inchiesta sul legame tra le persone che furono a capo della fondazione e del finanziamento del giornale nel 1821 e la tratta transatlantica degli schiavi.

Qualche giorno fa è arrivato il risultato della ricerca: lo studio pubblicato dagli studiosi denuncia che il giornalista e commerciante inglese John Edward Taylor, principale fondatore del giornale, insieme a nove dei suoi undici finanziatori, erano accomunati da forti legami con aziende mercantili che importavano grandi quantità di cotone grezzo, prodotto da persone schiavizzate nelle Americhe. Esaminando i registri delle fatture dell’epoca è emerso che Taylor aveva intrecciato rapporti principalmente con i proprietari di piantagioni di cotone nelle Sea Islands, lungo la costa sud-orientale degli Stati Uniti. Inoltre, il commerciante George Philips, tra i primi a finanziare il giornale, era anche comproprietario di una piantagione di zucchero in Giamaica, colonia britannica, in cui venivano sfruttati più di cento schiavi: dopo l’abolizione della schiavitù chiese anche un risarcimento al governo britannico per quella che riteneva una “perdita di proprietà”, ma senza avere successo.

Dopo la rivelazione, lo Scott Trust ha anche ammesso che nei primi anni di pubblicazione del Guardian sono spesso state espresse posizioni editoriali favorevoli all’industria del cotone e quindi allo sfruttamento della schiavitù. L’organizzazione no profit si è quindi scusata pubblicamente, annunciando che nei prossimi anni investirà più di 10 milioni di sterline (equivalenti a più di 11 milioni di euro) per risarcire le comunità che provengono dalle popolazioni sottoposte a sfruttamento in quelle aree in cui i fondatori del giornale importavano il cotone negli anni di fondazione. Oltre a rimborsare direttamente le comunità interessate, l’impegno è quello di aumentare la copertura dedicata alla schiavitù transatlantica e alle sue conseguenze storiche, incrementando i reportage sulle comunità afrodiscendenti nel Regno Unito, negli Stati Uniti, nei Caraibi, in Sud America e in Africa. Saranno inoltre assunti nei prossimi anni nuovi giornalisti per dedicarsi esclusivamente al tema in questione. “Ci scusiamo per il fatto che il nostro fondatore e coloro che lo hanno finanziato abbiano tratto la loro ricchezza da un crimine contro l’umanità”, le parole di Katharine Viner, caporedattrice di Guardian News & Media. “Mentre entriamo nel nostro terzo secolo di vita come testata giornalistica, questa terribile storia deve rafforzare la nostra determinazione a utilizzare il giornalismo per denunciare il razzismo, l’ingiustizia e la disuguaglianza”.