Diritti

Maternità surrogata, Roccella: “Pratica che ha una evidente connotazione razzista, un commercio che umilia le donne”

Una pratica “razzista”, che “in Italia è un reato, ma non viene perseguito“. E mentre i sindaci che continuano a trascrivere i minori figli di un solo componente della coppia di genitori omosessuali sanno che la richiesta, come ha dichiarato la Cassazione, “non tutela il migliore interesse del bambino, ma solo quello dell’adulto”, “mi aspetto che chi ha responsabilità politiche e amministrative rispetti la legge e le sentenze”. La ministra per la Famiglia, Natalità e Pari Opportunità Eugenia Roccella in un’intervista al quotidiano Il Messaggero torna a parlare di maternità surrogata – dibattito tornato alla ribalta nelle ultime settimane dopo il blocco delle iscrizioni all’anagrafe di figli di coppie omogenitoriali richiesto dal Viminale ai Comuni – e sottolinea che, per quanto sia un reato, “non viene perseguito. Le leggi in Italia ci sono e sono chiare. E, come hanno spiegato recenti sentenze ai massimi livelli della giurisdizione italiana, non comportano per i bambini la negazione di alcun diritto“. Già nella serata di ieri aveva ribadito gli stessi concetti nel corso di “Zona Bianca” su Rete4, dove aveva sottolineato che “neanche la propaganda” sulla maternità surrogata “è mai stata perseguita. Basta fare un giro online per vedere quante offerte ci sono per questa pratica all’estero”.

Poi ha spiegato perché si tratta di una pratica discriminatoria, o meglio, razzista: “La donna che dà l’ovocita si sceglie sulla base di classici criteri alta, bella, bionda, in genere una donna dell’est. Gli ovociti delle donne nere costano molto meno delle donne bianche, con una evidente connotazione razzista“, ha continuato durante la trasmissione. “Io penso che ci dovrebbe essere più consapevolezza di cosa si va a fare quando si va a sfruttare una donna bisognosa per avere un figlio, che è il figlio di questa donna. E’ una questione di mercato“. Convinzioni espresse anche sul Messaggero, ribadendo che “l’utero in affitto è a tutti gli effetti una pratica commerciale: ci sono fiere internazionali, cataloghi per scegliere l’ovocita in base ai caratteri genetici (non è razzismo questo?), criteri diversi per scegliere la donna che dovrà portare in grembo il bambino. Alcuni, per camuffare questa orrenda realtà, parlano di rimborso spese invece che di compenso (perché in molti Paesi nel mondo è vietata una retribuzione ed è consentito soltanto un rimborso spese, ndr). Ma la sostanza non cambia: si tratta di un commercio della maternità, che umilia le donne e priva i bambini, questo si!, di diritti fondamentali, cancellando un genitore biologico,” ha concluso Roccella.

La ministra è tornata anche a ribadire che considerando fuorilegge la pratica della maternità surrogata “non è che si esclude il diritto, il punto è se esiste un diritto a diventare genitori. Io credo che esista il diritto di un bambino ad avere dei genitori. Il diritto ad avere innanzitutto se possibile i suoi genitori, la sua mamma e il suo papà, c’è anche il diritto alle origini. E poi – ha continuato – eventualmente se c’è un danno, se questi genitori per un motivo non ci sono, c’è l’adozione per riparare al danno. Ma si parte dal diritto del bambino, no dal diritto dell’adulto”. Quanto alla “bontà” dei genitori omosessuali, ha precisato che “essere un buon genitore non c’entra niente con l’orientamento sessuale. Il problema non è questo. Il problema è come è arrivato quel figlio lì. Il fatto che due genitori dello stesso sesso non possono fare un figlio ma devono ricorrere ad alcune pratiche, come l’utero in affitto, è il punto dolente di tutta la questione e che si vuole cercare di scansare. Si parla dei bambini, che hanno tutti i diritti, per non parlare del punto fondamentale, cioè dell’utero in affitto”.

Intanto, mentre il centrodestra resta in pressing sulla maternità surrogata come reato universale, si allarga la compagine dei primi cittadini pronti a tenere il punto sulle trascrizioni. Che vede però l’alt della Roccella, mentre l’Europa nei giorni scorsi ha ricordato all’Italia e agli Stati membri “di riconoscere” i figli “di genitori dello stesso sesso, ai fini dell’esercizio dei diritti conferiti dall’Ue”. A questo proposito, la ministra ha sottolineato come anche il Senato francese ha bocciato “anzi stroncato” con una risoluzione “la proposta di regolamento europeo sul cosiddetto certificato di filiazione. Innanzi tutto, come avvenuto in Italia, denunciando la violazione del principio di sussidiarietà, dal momento che la filiazione, come si legge nella risoluzione francese, è un tema che coinvolge ‘le tradizioni costituzionali e le identità nazionali’ degli Stati membri, ai quali dunque deve essere riservata la competenza in materia. In secondo luogo, rilevando nel testo numerose lacune e ambiguità, anche sul piano lessicale che in ambito giuridico assume rilievo sostanziale. Il Senato francese – ha sottolineato in una nota – ha osservato come il regolamento proposto dall’Europa, oltre a violare il Trattato stesso dell’Unione, tenti in realtà non di armonizzare ma di uniformare, infrangendo pertanto la sfera di autonomia degli Stati, i diversi ordinamenti. A noi la notizia non sorprende, dal momento che le medesime valutazioni erano state espresse dal Parlamento italiano. Sarà interessante conoscere adesso l’opinione di coloro che nel nostro Paese, dopo il voto del nostro Senato, avevano gridato allo scandalo“.