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Da Cogne alle Torri Gemelle fino a quello (nuovo ma “prestato”) del ponte sullo Stretto: quanto costano i plastici mostrati da Bruno Vespa e perché li usa

"Quando ci fu il delitto di Cogne i giornali pubblicarono la pianta della casa. Erano plastici su carta. Noi abbiamo fatto quelli veri. Non capisco il perché di tutto questo clamore. Li conserviamo tutti", ha dichiarato Vespa qualche anno fa

I plastici sono il suo marchio di fabbrica. Tra curiosità e prese in giro, chiave narrativa o elemento di propaganda. In un momento di massimo ascolto, subito dopo il Tg1, ieri Matteo Salvini e Bruno Vespa hanno mostrato al pubblico il “plastico” del Ponte sullo Stretto di Messina. Davanti alla tv a 4.280.000 telespettatori, quelli di “Cinque minuti” nuovo programma condotto dal giornalista abruzzese. Solo l’ultimo del modellino, ieri “in prestito”, di una lunghissima lista. Con il medesimo annuncio il ponte tanto chiacchierato era apparso in studio già nel 2001 con Silvio Berlusconi.
“Quando ci fu il delitto di Cogne i giornali pubblicarono la pianta della casa. Erano plastici su carta. Noi abbiamo fatto quelli veri. Non capisco il perché di tutto questo clamore. Li conserviamo tutti”, ha dichiarato Vespa qualche anno fa. In realtà il primo fu costruito per il crollo delle Torri Gemelle: “Fu il più faticoso, passammo il pomeriggio a cercare gli aerei giusti”, confidò lo scenografo a “Vanity Fair“. Oggetto simbolo della tv vespiana che richiede budget e parecchia cura. Due o tre giorni per la realizzazione, con immagini e planimetrie fornite dalla redazione mentre scenografi e arredatori si occupano di struttura e interni. Il costo, sui 2mila euro secondo il settimanale, varia per grandezza e dettagli.
“Perché dovrei pentirmi della scelta di utilizzare i plastici? Tirano da morire. Il primo plastico è stato fatto in realtà da Corrado Augias quindi noi abbiamo solo scoperto l’acqua calda. E poi scusate i quotidiani non hanno la mania dei grafici? È lo stesso discorso. Plastici forever“, si difese Bruno Vespa nel 2012 in un’intervista rilasciata a TvZoom. Così negli anni il feticcio è stato usato per motivi politici o per ragioni di intrattenimento, con numerosi utilizzi per i casi di cronaca nera. Dal caso Cogne, come dicevamo, a quello di Avetrana passando per il caso Marrazzo o la vicenda di Garlasco.
Non solo, negli anni Vespa ha scelto di raccontare con l’aiuto dei plastici il terremoto dell’Emilia del 2012, la tragedia della Costa Concordia ma anche l’attentato alla base di Nassirya. Più recentemente un plastico è stato realizzato per la tragedia del Ponte Morandi. Il dibattito sullo sfondo: si spettacolarizza la tragedia, si favorisce la narrazione di un politico, si fornisce solo uno strumento narrativo in più. Alcuni modellini anche per i programmi di intrattenimento come “The Voice of Italy” o per serie Rai come “Che Dio ci aiuti“. Dove si trovano i plastici realizzati e che fine fanno? Vengono tutti conservati in un magazzino. Ovviamente non manca il modellino di Montecitorio. “Porta a Porta” è pur sempre la “terza camera dello Stato”.