Giustizia & Impunità

“A Reggio Emilia lavori solo se non hanno nessuno dei loro”: l’intercettazione al processo per gli appalti truccati al comune

Iniziano a sfilare i testimoni dell’accusa al Processo Appalti di Reggio Emilia con 21 imputati, tra cui funzionari e dirigenti del Comune capoluogo, accusati a vario titolo di Falso in atto pubblico, turbativa d’asta, rivelazione di segreto d’ufficio e corruzione. Il luogotenente Bruno Pera e il tenente colonnello Lello Pisani, della Guardia di Finanza, hanno raccontato nell’ultima udienza la genesi dell’inchiesta, partita da una denuncia per corruzione di un avvocato del foro di Parma. Dicono i due finanzieri, rispondendo alle domande dei pubblici ministeri Valentina Salvi e Giulia Stignani, che le successive intercettazioni ambientali e telefoniche hanno fatto emergere un quadro inquietante di appalti cuciti su misura per imprese amiche e individuate a priori. Intercettazioni concentrate sull’ex dirigente dei servizi legali del Comune, l’avvocato Santo Gnoni, considerato l’anello di congiunzione con le imprese che “dovevano” vincere, seguendo una “procedura consolidata e distorta di gestione della cosa pubblica”.

L’inchiesta chiamata “Reclining” porta alla luce fatti privati e atti pubblici accaduti a partire dal 2013. Richieste personali di denaro, come i 15mila euro che lo stesso Gnoni, nella sua veste di giudice dalla Commissione Tributaria di Reggio Emilia, avrebbe preteso per accogliere il ricorso di un contribuente contro l’Agenzia delle Entrate. Ma anche gare pubbliche truccate per un valore complessivo di 27 milioni di euro. Come l’appalto per la gestione dell’asilo nido “Maramotti”, affidata alla cooperativa Panta Rei, secondo la ricostruzione della Guardia di Finanza, dopo avere dichiarato illegittima l’offerta economica di un’altra società che si era aggiudicata il servizio. Società che ora è presente al processo come parte civile, in quanto avrebbe subito un danno. O come il bando da 435mila euro assegnato per tre anni alla Autofficina Corradini srl per compensare un credito della società nei confronti del Comune.

Un sistema collaudato di assegnazioni ad hoc, secondo l’accusa, pensato per favorire sempre gli stessi soggetti. E quando una collaboratrice del dirigente chiese a Gnoni se bisognasse informare l’Ordine degli avvocati per un bando di interesse della categoria, lui rispose con forza di no. Per evitare che altri candidati potessero interferire con le scelte già effettuate. Una registrazione telefonica fatta ascoltare in aula sintetizza bene il clima che si respirava in quegli anni. Una conversazione tra un consulente esterno del Comune di Reggio e un suo interlocutore che dice: “Tu non ti puoi immaginare com’è a Reggio. Lavori solo se non hanno nessuno dei loro da mettere dentro. È una cosa impressionante. Un sistema fatto per garantire tanti. Ma tanti, tanti, tanti…”

Il bando di gara di gran lunga più corposo sotto indagine è quello da 25 milioni di euro per otto anni di gestione dei servizi di sosta, trasporto scolastico, controllo Ztl e bike-sharing. Una gara europea vinta dall’unico partecipante alla gara, il consorzio Tea, che registrava tra i suoi associati la società Til srl, già concessionaria del Comune per i medesimi servizi. Il bando, secondo l’accusa, sarebbe stato configurato ad hoc per scongiurare la partecipazione di potenziali concorrenti.

I trojan e le cimici della Guardia di Finanza sono riusciti a bypassare le cautele e le avvertenze dei soggetti indagati, come nel caso dell’incontro tra Gnoni e l’imprenditore siciliano Filippo Lodetti Alliata, definito il “principe dei parcheggi” a Reggio Emilia. Dice il colonnello Pisani che i due si sono incontrati più volte “stando attenti alle telecamere e ai telefoni”, per discutere l’acquisto di un’auto di lusso da parte del dirigente comunale presso una concessionaria sulla quale Lodetti Alliata vantava capacità di influenza.

Il nome del medesimo imprenditore spunta oggi in un altro bando di gara del Comune di Reggio Emilia andato deserto e sostituito da una assegnazione diretta. L’affidamento del servizio per la gestione della sosta nei parcheggi della stazione Mediopadana dell’Alta Velocità. In data 17 gennaio 2022 era stato pubblicato il bando con base d’asta pari a 684mila euro ma in data 11 febbraio 2022, tre giorni prima della scadenza del bando, lo stesso era stato revocato per passare ad una assegnazione diretta. Si era aggiudicato il servizio, nel dicembre 2022, un raggruppamento di imprese formato da Coopservice, colosso cooperativo di Reggio Emilia, e Global Parking Solutions Spa, con sede a Piacenza, controllata da una società che fa capo proprio all’imprenditore palermitano Filippo Lodetti Alliata. Le opposizioni in Consiglio Comunale, nei giorni scorsi, hanno presentato un esposto a Procura della Repubblica, Anac e Agcom, chiedendo di verificare se tale condotta sia regolare o violi le norme del codice degli appalti. Il Comune ha replicato dicendo di sentirsi diffamato e sostenendo la legittimità della scelta dopo che l’asta era andata deserta e per l’urgente necessità di attivare il servizio. Delle ipotizzate violazioni passate, di cui secondo la Procura di Reggio Emilia sono responsabili le persone rinviate a giudizio, dovranno intanto rispondere, oltre ad alcuni avvocati, altri dirigenti ed ex dirigenti del Comune, tra i quali Paola Cagliari, Roberto Montagnani, Alessandro Meggiato, Nando Rinaldi. Oltre all’ex assessore comunale Mirko Tutino.