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Putin-Berlusconi, un anno di esternazioni. Così l’ex premier è diventato una spina nel governo Meloni (e nell’unità occidentale)

Un anno vissuto pericolosamente. L'amicizia mai rinnegata dell'ex Cavaliere con l'autocrate è un nodo che si trascina dal 24 febbraio e ora arriva alla gola del premier che in diretta si trova a rispondere delle uscite dell'alleato stonate rispetto alla sua linea e a quelle di tutto l'Occidente. Dalla vodka a TikTok, tutte le volte che il fondatore di Forza Italia ha flirtato con Putin come fosse un alleato

Putin e Berlusconi, la ventennale amicizia (a prova di bomba), quella che imbarazza il governo e l’Italia. Dopo i colpi sotto la cintura tra il leader di Forza Italia e Zelensky Mosca scende in campo per difenderlo come un prezioso alleato. A ben vedere, dal 24 febbraio 2022 il nodo dell’amicizia antica tra i due, con relative prese di distanza dalla linea ufficiale del governo italiano e delle cancellerie europee, si è trascinato fino a salire alla gola del premier Meloni e conclamare una crepa nella maggioranza. Di occasioni Berlusconi ne ha offerte tante in questi 12 mesi. Tante e tali che, a metterle insieme è già un carosello pirotecnico, un blob da prima serata o più letterariamente un elogio della follia.

Andando a ritroso, solo dieci giorni fa, nel giorno della sentenza Ruby, B. se ne esce con l’ennesima dichiarazione che attribuisce la colpa all’aggredito sollevando l’amico aggressore: “Bastava che cessasse di attaccare le due repubbliche autonome del Donbass e il conflitto non sarebbe accaduto”. Come se da 11 mesi tutta l’Europa e due governi italiani non s’operassero per aiutarlo in quanto vittima dell’azione militare di Mosca. Tutti a gettare acqua sul fuoco, a spacciare le uscite del leader come tentativi di dialogo. a partire da Antonio Tajani (“Berlusconi vuole la pace e non difende Putin”).

A Ottobre Berlusconi stesso aveva provato a gettare acqua sul fuoco delle sue dichiarazioni incendiarie: “ero amico di Putin, ma poi è cambiato tutto”. Uscita tanto vera e sentita che due mesi dopo l’amico rinnegato (per un giorno), si premurava di citarlo tra i leader amici in Europa negli “speciali auguri di Natale del Presidente Putin”, con tanto di messaggio sul sito del Cremlino. Del resto in quei giorni teneva banco, come ancora oggi nelle affilate dichiarazioni di Zelensky, una bella cassa di vodka. Toccherà alla portavoce della commissione Ue Arianna Podestà gelare Berlusconi che si faceva vanto di quelle 20 bottiglie di distillato da 40° donate dal presidente russo: “La vodka è sotto embargo”, tuona la funzionaria Ue ricordando che è un genere messo al bando dal quinto pacchetto di sanzioni per piegare Mosca con l’unica arma che non spara.

Sulle sfondo altre dichiarazioni di Berlusconi, riprese sempre con puntuale giubilo dall’agenzia Ria Novosti. Stavolta il tema è l’ingresso dell’Ucraina nella Nato. E Berlusconi dice la sua avendo a lungo caldeggiato il contrario, l’ingresso della Russia nell’Europa (o viceversa). Mosca e Arcore sembrano avere lo stesso fax: “porterebbe alla guerra mondiale!”. Sul dossier poi si divise l’Europa, l’Italia aveva fatto scuola con un sabotatore filorusso in maggioranza. La stessa agenzia non mancò poi di sottolineare i gigionamenti con cui Berlusconi s’appuntava prove d’affetto e stima: “Il presidente russo Vladimir Putin lo ha definito ‘il primo dei suoi cinque veri amici”. Una voce dissonante e stonata rispetto alla linea di tutto il blocco atlantico che da 10 mesi sostiene lo sforzo militare ed economico di aiutare Kiev a respingere l’aggressore “amico” di Berlusconi.

Dalle bianche poltrone di Porta a Porta aveva appena messo il sigillo sulla sua personale visione del conflitto: “Putin? E’ stato spinto dalla popolazione russa e dai media. Una missione delle due repubbliche filorusse del Donbass è andata a Mosca e ha parlato con tutti, ministri e giornali, poi sono andati da lui in delegazione dicendo che Zelensky ha aumentati gli attacchi lungo i confini facendo 16mila morti”. E dunque, l’amico Putin è stato costretto, bontà sua, a reagire e a “inventarsi questa operazione speciale”, come solo Putin e lui la chiamano in tutto l’orbe terracqueo.

Tra i due, a ben vedere, sembra più Berlusconi l’amico nostalgico. Che rigira le foto dei bei tempi della dacia, dei lettoni e delle vacanze a Villa Certosa o in Siberia. Quando a giugno, in occasione del voto per i referendum a Milano, gli viene chiesto di Putin, laconico risponde: “Non l’ho sentito di recente. Eravamo molto amici, ho fatto due telefonate all’inizio di questa operazione e non ho avuto risposte”. Sembra anzi che Putin si aspettasse di più dall’amico. Come lettere negli amori a distanza, sono le veline finto-diplomatiche a illuminare lo stato dei rapporti reali. Per una settimana tiene banco il Berlusconi su TikTok. Mosca, nel pieno di una campagna impantanata in Ucraina e sul fronte di un potenziale dissenso interno, si premura di far sapere: “Putin non seguirà l’esempio di Berlusconi su TikTok”. Tutte le agenzie battono l’uscita che non cambia le sorti del conflitto e del mondo. Sembra solo utile a far sapere che l’autocrate non apprezza le tarde scoperte social con cui B. si diletta da giorni.

Sprezzante, certo. Ma per un fondato motivo, probabilmente. Meno di un mese prima e a tre dall’inizio della guerra, Berlusconi se ne esce con una delle sue: “L’Ue faccia accogliere a Kiev le proposte di Putin”. Non c’è prova di una richiesta da Mosca, ma neppure un dubbio che quell’uscita tirasse acqua al suo mulino. Al di là del fatto che arrivasse da un parlamento o un convegno di geopolitica ma dal ristorante “Cioccitto”, in provincia di Napoli, col titolare che canta “malafemmena”. Anche qui, un Berlusconi che esterna a giorni alterni, salvo far venire un colpo ai parenti imbarazzati che, fuor di metafora, sono però alleati di governo e cancellerie di mezzo mondo. Un mese prima per dire, era il 9 aprile, alle agenzie dichiara aveva dichiarato: “Sono profondamente addolorato da Putin che si è assunto una gravissima responsabilità”. Agenzia forse dettata, costretta per rimediare, visto il tenore delle dichiarazioni spontanee fatte prima (e dopo).

Ma come per tuti i grandi leader e statisti, è meglio dargli ascolto. Anche a Berlusconi, che non perde occasione di ricordare gli accordi di Pratica di Mare. Loro hanno il fiuto e il polso, le relazioni e le amicizie che mancano agli uomini comuni. Lo dimostra la preistoria del conflitto. E’ il 31 dicembre 2021, è sera. Forza Italia detta, le agenzie ribattono con due stellette: “Lunga e cordiale telefonata tra Berlusconi e Putin. Oltre agli auguri per l’inizio del nuovo anno, i due leader si sono scambiati opinioni sui principali temi di politica internazionale”. Intanto Putin preparava “l’operazione speciale”, ma all’amico forse non lo dice. Ma un anno dopo sono i soli a chiamarla così.