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Francia, il governo va avanti sulla riforma delle pensioni: l’età salirà fino a 64 anni. Fine dei regimi speciali e minime rivalutate a 1200 euro

Il progetto è fortemente contestato da opposizioni e sindacati. Le autorità francesi hanno messo in allerta sulle possibili contestazioni dopo l'annuncio dell'esecutivo

Il governo francese va avanti sulla contestata riforma delle pensioni. Come annunciato in conferenza stampa dalla prima ministra Elisabeth Borne, l’età per lasciare il lavoro sarà elevata gradualmente di 3 mesi ogni anno e sarà di 64 anni nel 2030. L’esecutivo vuole spingere il progetto e farlo approvare dal Parlamento nonostante la forte opposizione dei sindacati, della sinistra e del 70% dell’opinione pubblica.

Fra gli annunci della premier Borne, “la fine di gran parte dei regimi speciali, per una questione di equità”, uno dei principali motivi che in passato ha provocato la protesta dura in particolare degli cheminot, i ferrovieri, che insieme con il personale dei mezzi pubblici di trasporto hanno sempre beneficiato di un regime pensionistico speciale. Inoltre, le pensioni minime saranno rivalutate a un minimo di circa 1.200 euro netti, pari all’85% del salario minimo. Fra le altre misure la possibilità di prepensionamenti e l’ottenimento della pensione anticipata, che resterà possibile, secondo la Borne, per quattro lavoratori su 10. Inoltre, sarà rafforzato il dispositivo di prevenzione sanitaria per i lavori usuranti anche con la creazione di un fondo di investimento di un miliardo di euro.

Tra i primi a protestare il leader della France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon: “Aumento dell’età pensionabile, aumentò delle annualità, soppressione dei regimi speciali vantaggiosi”, ha scritto su Twitter. “La riforma di Macron e Borne è una grave regressione sociale”.

È atteso che la proposta di riforma scatenerà proteste e un dibattito acceso in Parlamento. La riforma delle pensioni è una promessa elettorale di Macron, che non è riuscito ad attuarla durante il suo primo mandato. In Parlamento l’alleanza centrista di Macron ha perso la maggioranza parlamentare lo scorso anno e la maggior parte dei partiti di opposizione si oppone alla riforma. Tutti i lavoratori francesi ricevono una pensione statale. Il governo sostiene che i francesi vivono più a lungo di un tempo e quindi devono lavorare più a lungo per rendere il sistema pensionistico finanziariamente sostenibile. Dall’altra parte i sindacati dei lavoratori di centro-sinistra e di sinistra hanno espresso all’unanimità la loro disapprovazione per le modifiche proposte dopo i colloqui con Borne della scorsa settimana. Alcuni sono favorevoli a un aumento dei contributi pagati dai datori di lavoro. Gli 8 principali sindacati dei lavoratori del Paese si riuniranno stasera per stabilire la data della prima giornata di protesta contro le modifiche alle pensioni.

Intanto le autorità francesi hanno espresso preoccupazione per le possibili proteste. In una nota dei servizi di informazione interni, consultata dai giornalisti di BFM TV, la polizia ha fatto sapere di temere un’esplosione “della rabbia delle componenti sociali che potrebbe concretizzarsi dopo gli annunci del governo”. Si sommano, secondo i servizi, “l’aumento del prezzo dell’energia che penalizza diverse attività”, e “un anno 2023 che si annuncia difficile, con forti rivendicazioni salariali nel pubblico e nel privato”. “Il protrarsi del peggioramento del potere d’acquisto, insieme a riforme mal viste, potrebbe portare a una mobilitazione molto ampia dei cittadini”. Secondo la polizia, la protesta prenderebbe prima la forma di “cortei nelle piazze”, poi di “scioperi di lunga durata in diversi settori chiave dell’economia”.