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Manovra, l’emendamento di Fratelli d’Italia: processi penali congelati per aziende che rateizzano i debiti col fisco

Il partito di Meloni propone di congelare la denuncia penale alle aziende che pagano a rate importi superiori ai 250mila euro. Una sorta di scudo, che vale fino a quando non saranno versati tutti gli importi dovuti e si circoscrive al periodo di inadempienza compreso tra gennaio e ottobre 2022. La proposta di modifica prevede che il procedimento riparta per chi non paga due rate consecutive

Stop ai processi penali per i presunti grandi evasori che hanno aderito al piano di rateizzazione dei debiti dovuti a mancati versamenti fiscali. E’ quello che propone Fratelli d’Italia in un emendamento depositato alla manovra economica. Si tratta del congelamento della denuncia penale – una sorta di scudo – che vale fino a quando non saranno versati tutti gli importi dovuti, si applica alle aziende che pagano a rate importi superiori ai 250mila euro e circoscrive il periodo di inadempienza tra gennaio e ottobre 2022. La proposta di modifica prevede che il procedimento riparta per chi non paga due rate consecutive. Una norma che, da quello che trapela, è stata pensata pensata per i trader che comprano e vendono energia, di cui potrebbero beneficiare parzialmente anche le società sportive, che entro il 22 dicembre sono chiamate a pagare i debiti Irpef, Iva e Inps.

Sul fronte dello sport va detto che la premier Giorgia Meloni ha già detto che non intende varare una misura “salva calcio“. La modifica proposta dal principale partito di governo, però, è un vero e proprio assist per chi nei primi dieci mesi del 2022 ha accumulato debiti col fisco per più di 250mila euro. Non è detto che rientri fra gli emendamenti segnalati, ma di certo si sta lavorando sulla riduzione delle sanzioni (oggi al 10%) e degli interessi (al 3% per tre anni). Una norma che si affianca alla proroga fino a giugno 2023 dell’agevolazione che permette di limitare al 14% (anziché al 26% previsto per i redditi da capitali) la tassazione sulle plusvalenze su terreni e partecipazione, estendendola anche ad azioni e titoli sui mercati finanziari, nonché a risparmi e patrimoni in fondi e polizze assicurative sulla vita. Frutterebbe circa 1,5 miliardi di entrate nel 2023.

Sul resto della manovra Forza Italia spinge per un ulteriore aumento delle pensioni minime, da 574 euro alla soglia psicologica dei 600, ma la Lega frena. Dubbi legati alle risorse a disposizione: qualora non dovessero esserci nell’immediato fondi a sufficienza, l’obiettivo sarà raggiunto “nel corso della legislatura”, afferma il sottosegretario leghista al Lavoro Claudio Durigon, provocando però l’irritazione dei berlusconiani. “Non si può dire una cosa nella riunione di maggioranza e poi un’altra fuori”, protestano fonti del partito di Arcore, secondo cui nel vertice di ieri a Palazzo Chigi sulla manovra ci sarebbe stata un’apertura a un piccolo incremento, con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che avrebbe spiegato la necessità di calcolare l’entità e l’età di partenza, dai 75 o dagli 80 anni.

Il problema è di risorse, come per la proroga del superbonus e lo sblocco dei crediti nel dl Aiuti quater, tema su cui però la maggioranza è compatta. Le tensioni sulle pensioni rischiano invece di influenzare i primi passi della manovra alla Camera, dove nei prossimi giorni si sfoltiranno gli oltre tremila emendamenti concentrando l’esame in commissione Bilancio solo sui segnalati. E fra i nodi da sciogliere per il governo ci sarà quello sulla soglia (immaginata prima a 30 euro e poi definita a 60) oltre cui per i commercianti è obbligatorio accettare i pagamenti elettronici. Le opposizioni chiedono l’abrogazione della norma. Nella maggioranza, Noi moderati propone di limitare all’1% della spesa le commissioni sui pagamenti con le carte fino a 15 euro. Il tema è in standby. Sul Pos si gioca una partita delicata, intrecciata agli obiettivi del Pnrr. A Palazzo Chigi e al Mef attendevano a inizio settimana l’esito dell’interlocuzione con la Commissione europea, che invece si sta prendendo più tempo. La settimana prossima arriverà anche l’opinione di Bruxelles sulla manovra, ha spiegato il commissario Ue Paolo Gentiloni: “I nostri principi mi sembrano evidenti, basta leggersi il Pnrr o le raccomandazioni Ue per sapere che per noi sia la fatturazione elettronica che la lotta all’evasione sono grandi priorità”.

Se la discussione con Bruxelles dovesse andare per le lunghe – arrivano a sostenere alcune fonti di maggioranza -, non è escluso che si decida di stralciare la misura e riproporla in un nuovo provvedimento. Non si può rallentare l’iter di approvazione in Parlamento, e non è ideale in questo momento, intraprendere un braccio di ferro, mentre in parallelo, fra l’altro, è in corso il confronto per avere maggiori margini di manovra sul Pnrr (il ministro Raffaele Fitto ha convocato una cabina di regia per il punto sulle scadenze di fine dicembre).