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Niccolò Fabi a FQMagazine: “Il mio futuro? Non uscirà mai qualcosa da me per onorare qualsiasi altro motivo che non sia la mia gratificazione”

“Meno per meno” non è un disco live, ma un vero e proprio progetto discografico che raccoglie 6 brani del repertorio del cantautore, con il nuovo arrangiamento orchestrale, e quattro brani inediti. Fabi guarda al futuro e potrebbero esserci altri sviluppi non necessariamente musicali

“Pensare a un disco con tutte canzoni nuove, adesso, mi sembra come scalare una montagna, ho pensato per festeggiare i miei 25 anni di carriera questo fosse il contenuto artistico migliore”. Così Niccolò Fabi ha presentato il nuovo progetto discografico “Meno per meno”. Non è un disco live, ma che raccoglie 6 brani del repertorio del cantautore, con il nuovo arrangiamento orchestrale, e quattro brani inediti: “Al di fuori dell’amore”, “L’uomo che rimane al buio”, “Andare oltre” e “Di Aratro e Di Arena”. Fabi guarda al futuro e potrebbero esserci altri sviluppi non necessariamente musicali.

Cosa ti riserva il futuro?
Penso, ormai da 15 anni, quando pubblico un disco che sia sempre l’ultimo ed è una cosa che nella vita mi aiuta e mi sprona tanto. Dopo tanti anni è difficile se vuoi mantenere un livello alto. La fruizione della musica ormai è oltre al disco quindi è probabile che non pensi più a dischi adesso, ma metterò in condivisione dei piccoli scenari istantanei. Non uscirà mai da me qualcosa per onorare qualsiasi altro motivo che non sia la mia gratificazione.

In “Al di là dell’amore” parli di “orizzonte che non coincide con il bene” e dei “cecchini” “dietro lo schermo”. Una fotografia impietosa della realtà…
Viviamo in periodo storico in cui riuscire ad avere una idea precisa su cosa sta succedendo è complicatissimo. Siamo spaesati e facciamo fatica a percepire l’autorevolezza delle migliaia di opinioni che ci bombardano costantemente.

Come mai?
Pregi e limiti della democrazia. C’è un compulsivo desiderio di essere aggiornati e sono aumentate le informazioni in possesso che il nostro cervello non riesce a mettere una dietro l’altra. Questa cosa a me spaventa molto. Vengo da una generazione che ha vissuto con meno informazioni. Si faceva una ricerca con l’enciclopedia Treccani, per chi l’aveva, ma avevi almeno la sensazione che ciò che trovavi alla fine fosse vero. Oggi non è così. Ci sono troppi Wikipedia, che non mi sembrano autorevoli.

C’è però chi non si espone dinanzi a temi di attualità. Perché?
C’è una grande paura in questo momento sul fatto di dichiarare posizioni o pensieri. In compenso c’è anche chi si riduce ad appelli e formule da social network che, inevitabilmente, riducono la portata di ogni nostra posizione. Provo imbarazzo e non sono mai convinto quando le personalità artistiche affermano la loro militanza attraverso le foto da social network.

In che senso?
Mi trovo a disagio quando vedo post sui social con la foto della donna iraniana col velo e la scritta ‘sono al loro fianco’. La confusione di linguaggi mi fa paura e fa perdere autorevolezza.

Quando, invece, c’è autorevolezza?
Faccio un esempio. Durante il concerto all’Arena di Verona, quando ho cantato ‘Io sono l’altro’ sul verso ‘Io sono il velo che copre il viso delle donne’ è scattato l’applauso del pubblico. Quello che voglio direi è che, in qualche modo, si può essere portatori di sensibilità in maniera artistica e comunque si arriva lo stesso alle persone. In quel momento quella frase andava a colpire qualcosa che era profondamente vivo nella gente.

Sei soddisfatto della vita che hai scelto?

Sono fortunato. Resto sempre alla ricerca della perfezione, per me è stimolo di miglioramento, ma dal punto di vista umano porta dietro sé delle conseguenze (ride, ndr).