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“Non c’è una linea, ci si limita a rincorrere il M5s”: l’eurodeputato Giuseppe Ferrandino lascia il Pd e va con Renzi e Calenda

"Non ho più nulla da condividere con questo partito": il parlamentare europeo si iscrive a Renew Europe. "Mi faranno ritornare l’entusiasmo che il Partito Democratico mi ha fatto perdere"

“Non ho più nulla da condividere con questo partito che si limita a rincorrere le posizione del Movimento 5 Stelle”: Giuseppe Ferrandino lascia il Pd. Lo aveva già annunciato l’eurodeputato e vicepresidente di Renew Europe, Nicola Danti, dando il benvenuto nel suo gruppo al collega campano, eletto a Strasburgo tra le fila democratiche. Ferrandino entra quindi a far parte della formazione liberale di cui fanno parte Azione e Italia Viva. “La nostra delegazione cresce, ma soprattutto si arricchisce con un collega serio e capace, che darà un contributo importante al Terzo Polo in Europa e in Italia”, aveva scritto Danti in un tweet.

Anche Ferrandino ha affidato ai social la riflessione sul suo percorso politico con il Partito Democratico. “Mi sono chiesto spesso, in queste settimane, cosa mi accomunasse al Pd, a questo Pd”, si domanda retoricamente il deputato europeo sul suo profilo Facebook. Dopo aver elogiato i suoi ex compagni militanti di partito, “quelli che ogni giorno alzano le serrande delle poche sezioni rimaste aperte”, e gli amministratori, “in trincea ogni giorno per difendere gli interessi dei cittadini”, Ferrandino si dà una risposta “disarmante”: “Non condivido più nulla con il Pd. Qual è la linea su temi come giustizia, ambiente, lavoro, scuola? Banalmente: non c’è alcuna linea, ognuno ha la sua!”.

Il deputato di Strasburgo rimprovera al suo ex partito di limitarsi a “rincorrere le posizioni di altri, a cominciare dal M5s“. I pentastellati sono definiti “maestri del camouflage” che hanno dimostrato di non volere più alleanze con il Pd. La forza politica guidata da Letta, secondo Ferrandino, “chissà per quale strano motivo”, li ha trasformati “da movimento populista a espressione del riformismo, modello a cui tendere per vincere!”.

“Oggi sento dire che solo alleandoci con il M5S riusciremo a governare. Capite? Il punto è, cari amici, che non si deve governare per forza, ma questo Pd sembra non capirlo, anzi non sembra proprio accettarlo – continua -. Si governa quando le idee, le prospettive, convincono l’elettorato a darti la maggioranza, punto. Abbiamo perso contatto e affinità con l’elettorato perché oggi il Pd non è più custode di nessuno dei valori su cui è stato fondato. Ecco, per queste ragioni io ho deciso di andare via. Aderisco al Terzo Polo, quel laboratorio che oggi offre una prospettiva nuova a chi, come me, crede nel riformismo come strumento di trasformazione della società”. E conclude: “È una sfida nuova, stimolante, che mi farà ritornare l’entusiasmo che il Pd mi ha fatto perdere”.