Mondo

Uk, la nuova squadra di Rishi Sunak tra rimpasti e compromessi: i profili. E il premier ridà il posto alla ministra anti-immigrazione

Dalle conferme per Esteri e Difesa, alla nomina del fedelissimo come vicepremier. All'Economia resta Jeremy Hunt. Polemiche per il ritorno agli Interni di Suella Braverman. Tra i primi atti: bloccato il fracking e finanziaria rinviata a novembre

Tra le curiosità, le speranze e le preoccupazioni dei britannici, la squadra di Rishi Sunak è partita con la missione di riparare la ‘profonda crisi economica‘, come l’ha descritta il nuovo premier, e ridare stabilità al paese.

La squadra: gli (ex) nemici – Il primo inquilino di origini indiane a Downing Street ha formato un gabinetto di 22 ministri di cui solo 6 donne (il 27% contro il 35% di presenze femminili nel governo uscente Truss), altri 4 rappresentanti di nuova generazione (tra cui l’astro nascente del partito Kemi Badenoch al Commercio Internazionale, e sottosegretario per le Pari Opportunità che a 42 anni, come Sunak, ha già al suo attivo scandali e dichiarazioni controverse in tema LGBT), oltre a 9 ex remainer convertiti alla Brexit.

Il premier ha iniziato subito la delicata opera di riunificazione del partito conservatore arrivato al punto di non ritorno elettorale, attorniandosi di alleati preziosi ma anche di ex sostenitori di Boris Johnson (e della Truss) come James Cleverly, confermato agli Esteri e già al centro delle polemiche per il tweet in cui ha suggerito ai “tifosi LGBT che si recheranno ai Mondiali in Qatar di rispettare la cultura della nazione”. Di origini Irachene, l’attuale Presidente del Partito Conservatore, Nadhim Zahawi, aveva rimpiazzato Sunak come Cancelliere dello Scacchiere dopo le sue dimissioni dal governo Johnson, e dopo aver servito come responsabile del programma vaccinale e poi come Ministro all’Istruzione accanto a Boris Johnson. Altro Johnsoniano, Ben Wallace resta alla Difesa dopo essersi distinto per l’operato in Ucraina tanto da essere indicato come un possibile rimpiazzo per l’ex primo ministro del party gate. Adesso proprio il suo ministero sarà uno dei principali terreni di scontro con Sunak, che potrebbe non confermare l’impegno ad incrementare al 3% le spese per la difesa, tra le le misure intoccabili per l’ala più a destra del partito.

Gli alleati nel gabinetto Sunak – Il più leale sostenitore di Sunak, Dominic Raab (già ministro alla Brexit nel governo May), non poteva che prendersi il ruolo di vice primo ministro o anzi ‘riprenderselo’ visto che i britannici lo avevano visto ricoprire la stessa carica quando Boris Johnson era in ospedale con il Covid, nel 2020. Altra pedina nello scacco al governo Truss, in cui solo la scorsa settimana era subentrato agli Interni per sostituire la dimissionaria Suella Braverman, Grant Shapps è ora Ministro all’Economia. Tra le figure più di peso tra i tory, Michael Gove, che al n10 è stato chiamato ‘serpente’ prima di essere licenziato da Boris Johnson, ritorna in sella al Ministero per il Livellamento delle Opportunità (parliamo di infrastrutture e servizi nelle aree più depresse del Regno Unito) ovvero la colonna del mandato con cui Johnson aveva ottenuto la sua vittoria elettorale senza precedenti nel 2019. Sunak ha voluto ora rimettere il livellamento al centro del suo programma per difendere la continuità del suo mandato come secondo primo ministro non eletto direttamente dal popolo. La tattica però è rischiosa perché nel 2022, dopo la crisi economica del post pandemia e con la guerra in Ucraina, il raggiungimento dell’obiettivo livellamento potrebbe essere ostacolato da quello che si sta delineando sempre più come un piano necessario quanto temuto dal paese: il taglio della spesa pubblica.

La strategia della continuità – I britannici l’hanno vista sempre accanto all’amica Liz Truss di cui è stata la spalla e il Ministro alla Sanita, Therese Coffe alla fine non ha espresso alcuna nomina alla primarie per sostituirla e così è stata tenuta a Downing Street anche se ora è all’Ambiente. Penny Mordaunt che invece era l’unica altra candidata al premierato, salvo poi essersi fatta da parte perché priva dei numeri per competere, ha tentato la sorte e le è andata male due volte perché è rimasta Leader dei Comuni, vedendosi negare la poltrona agli Esteri. Il ruolo di punta resta al veterano composto Jeremy Hunt, cancelliere dello scacchiere che dopo la pessima reputazione come ministro alla salute nel governo di David Cameron (e dopo aver perso due volte le primarie per diventare primo ministro) è riuscito finalmente a farsi valere invertendo quasi tutti i punti nella manovra finanziaria Truss-Kwarteng per domare la violenza dei mercati. Hunt adesso ha tre settimane di tempo per racimolare la copertura ai 35 miliardi di buco nella finanziaria prima della presentazione che era fissata per il giorno di Halloween ed è stata invece rimandata al 17 novembre. La data non è meno paurosa per milioni di britannici che attendono di vedere come il governo del miliardario Sunak riuscirà a risolvere i pressanti problemi inflazione, energia, carovita (gli ultimi giorni hanno visto il rincaro di beni essenziali come pasta +60% e pane +40%) e tassi di interesse che minacciano i mutui sulla casa.

Intanto, nella prima sessione ai Comuni, Sunak ieri ha sgretolato un altro tassello del governo Truss: il fracking, controversa pratica di estrazione del gas, su cui lei puntava come risorsa energetica domestica e che invece Sunak ha abbandonato dichiarando che non solleverà il divieto che al momento lo blocca.

Lo scivolone Braverman – Ma nel suo primo faccia a faccia con l’opposizione alla Camera, Sunak è stato subito costretto a difendere le premesse del suo governo dopo aver ridato la poltrona a Suella Braverman: “Davanti alla porta di Downing Street il primo ministro ha promesso un governo fondato su integrità, professionalità e responsabilità, ma il suo primo atto è stato ridare gli Interni ad un ministro che è stata licenziata solo una settimana fa dal suo predecessore per aver deliberatamente diffuso documenti sulla sicurezza nazionale dalla sua mail personale”, ha attaccato il leader dell’opposizione laburista Sir Keir Starmer in un duello verbale agguerrito con Sunak. “Ha fatto un errore di giudizio, l’ha riconosciuto e accettato le conseguenze e per questo sono contento di darle il benvenuto in un gabinetto unito che mette esperienza e stabilità al centro del governo”, ha contrattaccato il premier difendendo la Braverman, avvocato dall’artiglio feroce sull’immigrazione, con il sogno di vedere i clandestini su un volo per il Ruanda, che ufficiosamente sarebbe stata allontanata dalla Truss che per sostenere la crescita economica aveva una posizione meno rigida sugli ingressi degli stranieri. “Il premier ha fatto uno sporco accordo (per avere il sostegno della Braverman ndr) mettendo a rischio la sicurezza nazionale perché aveva paura di perdere un’altra primaria”, ha continuato Starmer, il cui partito è passato in netto vantaggio nei consensi, e che non ha perso l’occasione per mirare il colpo direttamente in casa del suo avversario, rivangando lo scandalo della moglie miliardaria Akshata Murthy che ha evaso milioni di tasse dichiarando il domicilio in india: “Non abbiamo bisogno di spiegarvi cosa sia il regime di residente non domiciliato che costa al Tesoro 3,2 miliardi di sterline ogni anno, perché dunque non viene abolito?”, ha inveito Starmer, spingendo Sunak all’angolo costretto a lanciare la palla al suo Cancelliere che nella finanziaria dovrà “prendere decisioni per restaurare la stabilità economica”.

Sunak per ora passa la prima prova ai Comuni, ma la sua squadra rimpastata all’ombra di compromessi e macchinazioni politiche, per cercare di fare durare il quinto governo in sei mesi, già rivela i marchi del collante precario che lo tiene insieme.