Politica

Ghetto di Roma, Meloni: “Rastrellamento vile e disumano per mano della furia nazifascista. Memoria contro ogni forma di antisemitismo”

La premier in pectore ricorda la retata del 16 ottobre 1943, quando uomini della Gestapo tedesca - con la collaborazione del regime fascista - portarono via dalla Capitale 1259 persone, tra cui 207 bambini, quasi tutti ebrei. "Un orrore che deve essere da monito perché certe tragedie non accadano più", afferma. Parla di "pagina buia" anche il presidente del Senato La Russa. Conte: "Non abbassare la guardia contro un revanscismo che ammicca a vecchie nostalgie"

“Il 16 ottobre 1943 è per Roma e per l’Italia una giornata tragica, buia e insanabile. Quella mattina, pochi minuti dopo le 5.00, la vile e disumana deportazione di ebrei romani per mano della furia nazifascista: donne, uomini e bambini furono strappati dalla vita, casa per casa”. Così Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, ricorda in una nota il rastrellamento del ghetto di Roma del 16 ottobre 1943, quando uomini della Gestapo tedesca – con la collaborazione dei funzionari del regime fascista – portarono via 1259 persone, tra cui 207 bambini, quasi tutti ebrei. “Più di mille persone furono deportate e di loro solo quindici uomini e una donna fecero ritorno. Nessuno dei bambini“, ricorda Meloni nel 79° anniversario del rastrellamento. “Un orrore che deve essere da monito perché certe tragedie non accadano più. Una memoria che sappiamo essere di tutti gli italiani, una memoria che serve a costruire gli anticorpi contro l’indifferenza e l’odio. Una memoria per continuare a combattere, in ogni sua forma, l’antisemitismo“, conclude. Nel pomeriggio, poi, la premier in pectore ha sentito al telefono la presidente della Comunità ebraica di Roma Ruth Dureghello, a cui ha espresso “vicinanza e sostegno” nel giorno della commemorazione.

Molto simili le parole spese per l’occasione dal neo-eletto presidente del Senato, Ignazio La Russa: “Il rastrellamento del ghetto di Roma rappresenta una delle pagine più buie della nostra storia. Quel giorno, oltre mille persone tra donne, uomini e bambini furono strappate ai loro affetti e deportate al campo di sterminio di Auschwitz. Solo 16 di loro fecero ritorno”, afferma. E poi: “È compito di tutti, a cominciare dalle più alte istituzioni, tramandarne il ricordo affinché in futuro non si ripetano mai più simili tragedie. Alla comunità ebraica, oggi come sempre, la mia sincera vicinanza”. Con un’altra nota interviene il segretario della Lega Matteo Salvini: “Il rastrellamento del ghetto di Roma sarà sempre una pagina buia e incancellabile della nostra storia. Oltre al nostro ricordo e alla nostra solidarietà alla comunità ebraica, dobbiamo garantire l’impegno affinché certi orrori non si ripetano. L’antisemitismo non dev’essere mai sottovalutato o – peggio – tollerato”. Quasi identico il comunicato del suo vice, il neo-eletto presidente della Camera Lorenzo Fontana: “Quel che accadde all’alba del 16 ottobre del 1943 rappresenta una delle pagine più buie, tristi e raccapriccianti della storia del nostro Paese. È dovere delle Istituzioni mantenere sempre vivo il ricordo per contrastare qualsiasi forma di razzismo e antisemitismo”.

Dall’opposizione, il segretario del Pd Enrico Letta affida la memoria a un tweet: “Sopravvissero in 16. Il 16 ottobre 1943 il rastrellamento a Roma al Ghetto e la deportazione ad Auschwitz”. Così fa anche il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte: “Il 16 ottobre del 1943 le truppe nazifasciste rastrellarono e deportarono al campo di concentramento di Auschwitz oltre mille tra uomini, donne e bambini che abitavano nel ghetto di Roma. Una ferita lacerante per la città e per l’intero Paese, una pagina nera della nostra storia che mai potrà essere cancellata. Questo anniversario”, prosegue, “non ci sfida a un mero esercizio di ricordo. È semmai monito affinché nelle istituzioni e nelle nostre piazze e nelle nostre strade non sia mai abbassata la guardia contro un revanscismo culturale che ammicca a vecchie nostalgie. Affinché i valori antifascisti del nostro ordinamento costituzionale non siano mai più minacciati dalla demagogia eversiva. È un impegno che dobbiamo assolvere tutti insieme. Abbiamo il dovere morale, come cittadini e come comunità nazionale, di raccoglierlo, custodirlo e lasciarlo in dote a chi verrà dopo di noi”.