Diritti

Aborto, in Liguria Fdi si astiene su un ordine del giorno per garantire l’accesso alle strutture per l’interruzione di gravidanza

Il documento, presentato da un consigliere del Partito Democratico in Regione Liguria, non è stato votato da tre esponenti del partito di Giorgia Meloni. Il testo impegnava anche a "sostenere nelle sedi più opportune la richiesta del Parlamento europeo di inserire il diritto all’aborto legale e sicuro nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea"

L’ordine del giorno è sul “diritto delle donne di scegliere l’interruzione volontaria di gravidanza” e Fratelli d’Italia si astiene. A due giorni dalla vittoria delle elezioni, il partito di Giorgia Meloni non si è espresso durante il consiglio regionale della Liguria, quando un esponente del Partito Democratico, Roberto Arboscello, ha presentato il documento. L’obiettivo dell’ordine del giorno era quello di sottolineare il diritto delle donne “di effettuare questa scelta senza dover superare alcuna difficoltà nell’accesso alle strutture che effettuano l’interruzione volontaria di gravidanza”, si legge nel documento. In Liguria sono nove le strutture che garantiscono l’interruzione di gravidanza, nel rispetto della legge 194.

L’ordine del giorno è stato comunque approvato con 21 voti favorevoli, grazie ai pareri del Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Lega, Forza Italia e Lista Toti. Anche il presidente della Regione si è espresso a favore, mentre tre sono i consiglieri del partito di Giorgia Meloni che si sono astenuti. Il documento impegnava anche a “sostenere nelle sedi più opportune la richiesta del Parlamento europeo di inserire il diritto all’aborto legale e sicuro nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea”.

“A livello regionale il personale sanitario è pienamente sufficiente ad assicurare il servizio: i medici obiettori sono 64 su 123”, rassicura Toti. Non è però la prima volta che nelle amministrazioni locali Fratelli d’Italia si distingue per posizioni non nettamente a favore della 194. Lo scorso marzo, nel consiglio comunale di Roma, Lavinia Mennuni aveva esposto uno striscione con scritto “Potere alle donne. Facciamole nascere”, riferendosi proprio all’aborto. Mennuni è stata eletta senatrice il 25 settembre proprio nel collegio che vedeva candidata Emma Bonino e Carlo Calenda.