Cronaca

Rimborsi insufficienti, così le Misericordie rischiano di fermarsi. Il caso dei “volontari che pagano la benzina di tasca loro”

Succede in Toscana, ma anche in altre regioni come spiega il presidente nazionale delle Misericordie, Domenico Giani. La crisi del servizio di emergenza-urgenza riguarda tutta Italia: "Questa è l'amara verità"

In molte città toscane i servizi notturni della Misericordia rischiano di fermarsi: accade nel senese, a Livorno, nel Chiantigiano, a Pistoia, a Pisa ma anche nel capoluogo, Firenze. Per il presidente nazionale delle Misericordie, Domenico Giani, la crisi del servizio di emergenza-urgenza non interessa soltanto la regione Toscana, ma tutta Italia – “le ambulanze e i servizi rischiano di fermarsi: è questa l’amara verità” – principalmente a causa dei rimborsi insufficienti che le Misericordie ricevono dalle regioni per i servizi offerti. Accade addirittura, ha specificato Giani, che i volontari si trovino costretti a “pagare la benzina delle ambulanze di tasca propria” per garantire il servizio alla propria comunità. Una situazione tanto più grave in Toscana se si considera che i servizi di emergenza si appoggiano e vertono in gran parte sulle forze del volontariato, come non avviene in nessun’altra regione d’Italia. Alla base delle difficoltà delle associazioni – e dell’inadeguatezza della risposta economica della Regione, fino ad ora – c’è sicuramente l’attuale crisi economica, ma non soltanto: al significativo aumento dei costi del servizio, riconducibile al caro-carburante, si somma anche la cronica mancanza di personale sanitario, di medici (come evidenziato dai rapporti Istat degli ultimi mesi) e di volontari. Una situazione che genera il rischio, soprattutto per le realtà paesane e provinciali, di rimanere senza servizi sanitari di prossimità sul territorio, sempre più accentrati nei presidi ospedalieri.

Pochi giorni fa il provveditore dell’arciconfraternita fiorentina, Nicolò D’Afflitto, ha annunciato che la misericordia di Firenze – la più antica d’Italia – è costretta ad interrompere il servizio notturno, che assicurava ai fiorentini una decina di corse di emergenza ogni notte. In una lettera indirizzata alla Regione Toscana, D’Afflitto ha spiegato come i rimborsi della regione attualmente coprano soltanto una parte del costo dei servizi, lasciando sulle spalle dell’arciconfraternita il pagamento di somme ingenti: per il 2021, ha dichiarato il provveditore, fuori dal rimborso della Regione è rimasta una spesa di quasi 1,5 milioni di euro.

Il direttore dei servizi della Misericordia di Pistoia, Riccardo Fantacci, ha lanciato un “grido d’allarme” alla Regione come referente della confraternita, esplicitando che il rischio di interruzione dei servizi non riguarda solo le Misericordie, ma anche Croce Rossa e Pubbliche assistenze: “In Toscana c’è una lunga tradizione secolare, le Misericordie operano sul territorio dal 1244, la prima è stata quella di Firenze. Quella di Pistoia è più “giovane”, opera dal 1501, e oggi conta circa 500 volontari e 15 sezioni nei paesi limitrofi” ha raccontato Fantacci al fattoquotidiano.it. Una tradizione forte, consolidatasi nei secoli con l’assistenza agli ammalati, ai detenuti e agli emarginati sociali, che solo negli anni ‘80 ha assunto una forma “istituzionale”. “Le convenzioni tra Regione, titolata a svolgere il servizio, e associazioni presenti sul territorio risalgono infatti ad una quarantina di anni fa. Tant’è che” dice Fantacci, “quando sono entrato in Misericordia nei primi anni ‘80, a Pistoia la confraternita operava senza alcuna remunerazione. Nel corso degli anni Regione e istituzioni si sono resi “partner” di queste attività e nel frattempo sono nate, con il convenzionamento, altre associazioni sul territorio, come le Pubbliche assistenze”. Istituzioni e Regione hanno quindi, di fatto, preso atto di quanto già presente e operativo sul territorio. Oltre alle ragioni citate del caro carburante e delle altre difficoltà attuali, Fantacci aggiunge che oggi è richiesto un numero molto maggiore di servizi rispetto a quanto avveniva in passato: negli anni ‘80, ha raccontato, la media delle ambulanze che entravano e uscivano nell’arco di 24 ore in una città come Pistoia si aggirava tra 15 e 20 servizi. Oggi, in 24 ore, la Misericordia di Pistoia ne garantisce circa 160: trasporti di emergenza, trasferimenti da ospedale a ospedale, dimissioni da ospedale a casa, visite specialistiche di pazienti allettati. “Il rimborso di una dimissione a casa da parte della Regione equivale a circa 27 euro: un rimborso minimo, se si considera che acquistare un’ambulanza costa dai 70 ai 90mila euro, senza valutare manutenzione e riparazioni”. “La Misericordia vive di altri introiti: lasciti, oblazioni, raccolte fondi, anche perché con le attività che svolgiamo adesso, è inevitabile, ci indebitiamo”.

“Se saltiamo noi, salta tutto”, denunciano in un comunicato congiunto, con altri toni, Anpas Zona Senese e Siena Soccorso, visto che “in Toscana sono gli enti del volontariato a farsi carico dei servizi di emergenza e di urgenza per il 118, oltre che del trasporto sanitario sociale”. Nell’area del Chianti, sindaci e rappresentanti di Avg, Anpas, Misericordia di San Casciano e Barberino Tavarnelle hanno parlato di un sistema di emergenza “ridimensionato” che “non può funzionare a fronte una crescente richiesta di interventi di primo soccorso” (circa 3000 nel 2021). Anche a Livorno, il coordinatore delle Misericordie della provincia Emanuele Giovani ha parlato di “una grave situazione che sta interessando il settore del soccorso sanitario” e che rischia di “cancellare una presenza sul territorio di impegno e partecipazione anche secolare”. A Pisa, Croce Rossa e Misericordie Pisane, hanno denunciato come “le linee di indirizzo della Regione Toscana prevedono che ci sia un mezzo in stand by in ogni comune con più di mille abitanti” ma nella provincia di Pisa “oggi moltissimi comuni, anche con popolazione maggiore di 10mila abitanti, non hanno alcun mezzo in stand by o al massimo lo hanno soltanto alcuni giorni al mese”. Nei prossimi giorni è in programma un tavolo di confronto tra le associazioni e la Regione – che ad oggi non ha risposto ai vari “gridi di allarme” locali – che verterà innanzitutto, hanno riferito dal Coordinamento delle Misericordie fiorentine, sul tema dei costi del trasporto sanitario.