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Pd e alleanze, Letta apre a tutti (da Renzi a Brunetta): fuori solo il M5s. Ma arrivano i primi veti, Calenda: “Noi no con Di Maio”

In un'intervista a la Repubblica, il segretario del Partito democratico fissa la strategia del suo partito in vista della campagna elettorale. Le linea è semplice: chi ha appoggiato fino alla fine Draghi è amico del Pd, gli altri sono i nemici

Il 25 settembre alle urne gli italiani avranno “davanti un bivio: o noi o Meloni“. In un’intervista a la Repubblica, il segretario del Partito democratico Enrico Letta fissa la strategia del suo partito in vista della campagna elettorale. Un nemico (la leader di Fratelli d’Italia) e una parola chiave: “Ambiente”, dice il leader dem. Da stabilire, ancora, il perimetro della coalizione (con tanto di veti di Calenda). Con una certezza: non ci sarà il Movimento 5 stelle: “Il percorso comune si è interrotto il 20 luglio e non può riprendere, è stato un punto di non ritorno”, taglia corto Letta paragonando la scelta di Conte di non votare la fiducia allo “sparo di Sarajevo”.

Da Di Maio a Brunetta – Per il resto apertura alle alleanze con chi “ha dato la fiducia al governo Draghi“. Da Carlo Calenda (“il più consistente dal punto di vista dei numeri”, sottolinea) a Roberto Speranza e Articolo 1, passando per Luigi Di Maio (“la più influente tra le personalità che vengono dal M5s”), fino a Matteo Renzi e i ministri ex Forza Italia: “Gelmini, Carfagna e Brunetta meritano apprezzamento” perché, dice il segretario del Pd, “hanno dimostrato grande coraggio, lasciando il certo per l’incerto, e un seggio garantito”. Un fronte che, pertanto, esclude solo il movimento di Conte.

Alleanza e temi – Le linea è semplice: chi ha appoggiato fino alla fine Draghi è amico del Pd, gli altri sono i nemici. Nessun problema pertanto a imbarcare quello stesso Matteo Renzi che con il suo “Stai sereno” del 2014 ha “tradito” e spodestato proprio Enrico Letta a Palazzo Chigi, ma anche quel Luigi Di Maio che nell’estate del 2019 urlava “Mai con il partito di Bibbiano”. Letta questa volta è sereno: “La coalizione non è il cuore, contano le idee”, aggiunge nell’intervista. E sui temi dice di volere andare molto più avanti rispetto all’agenda Draghi “sul lavoro, sulla giustizia sociale, sulla lotta alle disuguaglianze e sui diritti“. Argomenti che, in realtà, hanno trovato negli scorsi mesi più sostegno dal Movimento 5 stelle di Conte che dalle forze politiche oggi corteggiate dal segretario del Pd e che spesso hanno contrastato il Pd su questi punti.

I veti – Ma quali sono le regole di ingaggio di questa ipotetica alleanza? Se ne parlerà martedì in direzione, chiarisce Letta presentando però la sua proposta sull’argomento. “Tre criteri” sulle alleanze: “Chi porta un valore aggiunto, chi si approccia con spirito costruttivo e chi non arriva con veti“. E quest’ultimo punto è già sconfessato da Carlo Calenda. Da giorni il leader di Azione chiude le porte a “cartelli elettorali dall’estrema sinistra a Di Maio”. Alleanze che “sono garanzia di ingovernabilità e sconfitta”, scriveva su Twitter già venerdì scorso. E domenica dalle pagine del Corriere della sera, rincara la dose contro il ministro degli Esteri. “Ha fatto quasi solo disastri”, dice Calenda: “Questo è un Paese in cui tutti si dimenticano i danni che hanno fatto i politici: il punto sono i danni che rimangono, non che Di Maio negli ultimi mesi è diventato draghiano”, ribadisce il leader di Azione.