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Da “dittatore di cui si ha bisogno” a “Turchia partner, amica e alleata”: Draghi ad Ankara firma nove accordi con Erdogan

Il premier un anno fa aveva definito il presidente turco "un dittatore" con il quale occorre "cooperare". Ora l'Italia ne ha bisogno per affrontare nodi cruciali, dai migranti alla guerra in Ucraina. I due leader ottimisti su un'intesa per lo sblocco dei porti che ha "un importantissimo valore strategico". Sulla questione migratoria il presidente del Consiglio avverte: "Il nostro Paese non ce la fa più". E chiede a Erdogan di rientrare nella Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne

Un anno fa definiva il presidente turco Recep Tayyip Erdogan “un dittatore”, di cui si ha comunque “bisogno” e con il quale occorre dunque “cooperare”. Oggi Mario Draghi in visita ad Ankara afferma che “Italia e Turchia sono partner, amici, alleati“. Il vertice intergovernativo tra i due Paesi ha portato alla firma di 9 accordi e “indica la volontà comune di rafforzare la collaborazione”, spiega ancora il presidente del Consiglio durante la conferenza stampa congiunta con Erdogan. Oggi l’Italia ha bisogno di un partner come la Turchia per affrontare nodi cruciali: dai migranti alla Libia, passando per la crisi del grano. Proprio su quest’ultimo punto Draghi assicura: “Si tratta di un piano incoraggiante, non occorre sminare i porti e sono stati individuati uno o più corridoi sicuri. Il gruppo di lavoro in cui la Turchia ha un ruolo centrale deve garantire che non ci siano attacchi russi e che le navi non portino armi. Le tre parti Onu, nazione Unite e Ucraina ci sono, si sta aspettando l’adesione del Cremlino“. Un concetto ribadito dallo stesso Erdogan: “Cerchiamo di essere un intermediario sotto l’ombrello dell’Onu e in una settimana-dieci giorni cerchiamo di arrivare a un risultato“.

Un accordo tra Russia e Ucraina sul grano “ha un importantissimo valore strategico” perché “nel complesso degli sforzi per la pace sarebbe un primo atto di concordia, un primo tentativo di arrivare a un accordo per un fine che deve coinvolgerci tutti perché ne va della vita di milioni di persone nelle aree più povere del mondo”, ribadisce il premier Draghi al termine dell’incontro al palazzo presidenziale di Ankara. “Abbiamo davanti grandi sfide, a partire dalla guerra in Ucraina, e vogliamo lavorare insieme per affrontarle. Italia e Turchia sono unite nella condanna dell’invasione russa dell’Ucraina e nel sostegno a Kiev. Allo stesso tempo, siamo in prima linea nel cercare una soluzione negoziale che fermi le ostilità e garantisca una pace stabile e duratura. Una pace che l’Ucraina e il presidente Zelensky ritengano accettabile”, aggiunge Draghi.

“Voglio ringraziare la Turchia per il suo sforzo di mediazione, in particolare per quanto riguarda lo sblocco dei cereali fermi nelle città del Mar Nero. Dobbiamo liberare al più presto queste forniture, e quelle di fertilizzanti, per evitare una catastrofe umanitaria e sociale nei Paesi più poveri del mondo”, prosegue Draghi. “Sono molto felice di ospitare il mio amico signor Draghi, primo ministro dell’Italia, e la sua delegazione”, esordisce invece Erdogan, nonostante le tensioni dello scorso anno. “I nostri negoziati” per un corridoio del grano nel Mar nero “vanno avanti. Al momento non abbiamo una crisi su questo, ma in Africa c’è un grandissimo problema. Per questo speriamo ci sia un accordo” tra Putin e Zelensky “anche sotto l’ombrello Onu. Cerchiamo di arrivare ad un risultato tra 10 giorni”, spiega il presidente turco.

Migranti, Libia e diritti
Che poi parlando della questione migratoria accusa Atene di respingimenti di migranti nell’Egeo: “La Grecia ha cominciato ad essere un minaccia anche per l’Italia”. Draghi invece commenta: “Noi siamo per una gestione dei migranti che sia umana, equa ed efficace. Noi cerchiamo di salvare i migranti che si trovano nei mari nostri o portati da altre navi, il nostro comportamento è eccezionale siamo il Paese più aperto ma ora il Paese non ce la fa più. Siamo il Paese meno discriminante e il più aperto ma anche noi abbiamo dei limiti e ora ci siamo arrivati”, sottolinea il presidente del Consiglio. Draghi inoltre chiede a Erdogan di “rientrare nella Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne” e aggiunge: “Nella nostra conversazione, abbiamo discusso anche dell’importanza del rispetto dei diritti umani“.

Durante il vertice “abbiamo parlato anche di argomenti regionali, cominciando dalla Libia. L’Italia è molto importante, anche in campo energetico. Abbiamo diversi progetti in comune e ne abbiamo parlato: spero che sia utile per i nostri due Paesi“, afferma poi Erdogan. “La stabilizzazione e la pace in Libia sono obiettivi prioritari dell’Italia e della Turchia. Abbiamo convenuto che dobbiamo fare tutto il possibile per raggiungerli. Il coordinamento tra paesi che hanno gli stessi obiettivi sarà ancora più stretto”, gli fa eco Draghi.

I 9 accordi firmati tra Italia e Turchia
“Il Vertice di oggi serve anche a rafforzare i legami commerciali tra i nostri Paesi, legami che hanno segnato la storia del Mediterraneo. Penso ai Levantini, che discendono dalle comunità mercantili e sono la più antica comunità storica italofona all’estero. La Turchia è oggi il primo partner commerciale per l’Italia nella regione del Medio Oriente e del Nord Africa. Nel 2021 l’interscambio è stato di quasi 20 miliardi di euro, in crescita del 23,6% rispetto all’anno precedente”, ricorda poi Draghi nel corso della conferenza stampa congiunta con il presidente turco. “Gli accordi che abbiamo firmato oggi interessano molti settori, dalle piccole e medie imprese alla sostenibilità, che rimane l’obiettivo di lungo termine del Governo. In autunno – prosegue il premier – si terrà la terza riunione della Commissione sulle attività economiche e commerciali che ci permetterà di proseguire ancora su questa strada”.

Reciproco riconoscimento delle patenti di guida e protezione delle informazioni classificate nell’industria della difesa. Ma anche consultazione strutturata tra i ministeri degli Esteri dei due paesi e cooperazione in diversi campi, dalla ricerca scientifica alla protezione civile. Sono i contenuti delle intese siglate tra Italia e Turchia in occasione del vertice di Ankara. A firmare i protocolli i ministri dell’Interno Luciana Lamorgese, degli Esteri, Luigi Di Maio, della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, e della Difesa, Lorenzo Guerini, con i loro omologhi turchi.

L’accordo firmato da Lamorgese e dal ministro dell’Interno turco Suleyman Soylu prevede il riconoscimento senza esame delle patenti conseguite nei due stati, su richiesta dei titolari della patente. Il ministro Guerini ha siglato invece con il ministro della Difesa turco Hulusi Akar un accordo per garantire la sicurezza delle informazioni classificate nell’ambito delle attività di sviluppo industriale e approvvigionamento in campo militare, che saranno protette in base alle rispettive normative nazionali di settore, vietando la cessione di informazioni classificate a terzi senza previo consenso della controparte.

Di Maio e il suo omologo Mevlut Cavusoglu oltre al protocollo sulla consultazione politica – con contatti regolari e bilaterali per sviluppare la cooperazione – hanno firmato anche un protocollo per la formazione dei rispettivi diplomatici e una lettera di intenti sulla partnership tra Med Dialogues e Antalya diplomacy Forum, mentre con il ministro della Scienza e Tecnologia turco Mustafa Varank il titolare della Farnesina ha siglato anche una dichiarazione congiunta per la cooperazione scientifica.

Cingolani e la struttura turca competente per lo sviluppo sostenibile hanno firmato per l’avvio di una serie di iniziative congiunte su contrasto del cambiamento climatico, protezione della biodiversità e riduzione del degrado ambientale, oltre a gestione integrata delle zone costiere e riduzione dell’inquinamento marino da idrocarburi, gestione sostenibile delle foreste, delle risorse idriche e dei rifiuti. Significativo è anche il trasferimento di tecnologie nel campo delle energie rinnovabili. Giorgetti ha siglato con Varank invece un protocollo per lo sviluppo economico e la cooperazione commerciale bilaterale, approfondendo gli spazi di collaborazione tra le Micro-piccole e medio Imprese italiane e turche, potenziandone al contempo la competitività nei mercati globali.