Politica

Rigassificatore Piombino, il fronte del no dei sindaci di destra e di sinistra: “Governo e Regione senza trasparenza. E non ci ascoltano”

Contro l'opera che dovrebbe sorgere nella città toscana dell'acciaio non solo il primo cittadino di Fdi, ma anche i colleghi dei paesi vicini, da Campiglia a San Vincenzo. Tutti lamentano che il progetto è stato illustrato finora solo a parole e senza documenti e che l'attesa riconversione economica di un'area storicamente votata all'industria pesante rischia di finire di nuovo nel pantano

Avanti tutta con il rigassificatore di Piombino. Da destra a sinistra lo dicono (quasi) tutti i partiti a livello nazionale, anzi europeo. Dall’eurodeputata dei Socialisti&Democratici (e segretaria regionale del Pd) Simona Bonafè all’ex presidente dell’Europarlamento e vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani fino a Nicola Danti, eletto con il Pd e ora in Italia Viva e vicepresidente di Renew Europe, il gruppo liberale a Strasburgo. Ma non esprimono lo stesso entusiasmo i politici del territorio. L’ultimo incontro con il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, ora anche commissario per decreto governativo per l’opera che dovrebbe nascere nel porto della città dell’acciaio, ha deluso le aspettative degli amministratori locali. L’oggetto della riunione, infatti, non era già più “se” il progetto dovesse realizzarsi a Piombino, ma “come e quando”. Un progetto – è stato sottolineato – illustrato a parole, senza prospetti su carta, dai tecnici di Snam che dovrebbe realizzare l’opera della nave rigassificatrice Golan Tundra.

A esprimere dubbi non è solo Francesco Ferrari, sindaco di Piombino, esponente di Fratelli d’Italia (partito che è all’opposizione sia a Strasburgo sia a Roma), ma anche altri colleghi della zona di orientamento di centrosinistra o magari sostenuti da liste civiche. Ferrari sottolinea che il decreto Aiuti – approvato a metà maggio dal governo per accelerare la messa in pista dei nuovi rigassificatori galleggianti lungo la costa toscana e lungo quella romagnola – prevede che entro 120 giorni si perfezioni l’iter amministrativo “eliminando addirittura la procedura di impatto ambientale” sottolinea il sindaco. “Tuttavia – spiega ancora a ilfattoquotidiano.it – una procedura amministrativa ci deve essere. In buona sostanza questo decreto stabilisce un termine entro 30 giorni dalla data di nomina del commissario straordinario (Giani, ndr) entro cui il soggetto attuatore, in questo caso Snam, deve presentare il progetto. E ad oggi il Comune in buona sostanza non l’ha visto. Noi prenderemo parte a quel procedimento amministrativo e dal canto nostro illustreremo tutte le criticità. La nostra contrarietà è la contrarietà di una città intera ed è la stessa di quella dei paesi limitrofi anche se alcuni sono di diversa appartenenza politica dalla nostra. Piombino ha già dato tanto al sistema Paese. Non può essere accusata della ‘sindrome nimby’ (not in my back yard, non nel mio cortile, ndr). Questa città ha prodotto acciaio per un secolo e dopo la crisi del settore ha pagato le conseguenze sotto il profilo ambientale, sociale ed economico. Per fare un esempio ci sono 1600 persone dell’ex acciaieria Lucchini in cassa integrazione, da tanti anni e senza grande prospettiva. Faticosamente stiamo cercando di diversificare l’economia della città”.

Più nel merito a preoccupare è per esempio la distanza ridotta della zona cuscinetto di sicurezza in caso di incidenti. A Livorno il rigassificatore Olt (che si trova a 22 chilometri dalla costa) prevede una zona di interdizione di 3 chilometri e mezzo. A Piombino, invece, è prevista di soli 250 metri. Da qui i dubbi della comunità piombinese: perché se le due strutture svolgono la stessa funzione, portare il gas dallo stato liquido a gassoso, e potenzialmente lo stesso livello di pericolosità, non hanno le stesse distanze di sicurezza? Certo, se si attuassero gli stessi parametri l’alternativa sarebbe di vedere interdetto un pezzo di città. Ma allora quali sono i veri rischi? Poi c’è la questione ambientale. La Golan Tundra funziona a ciclo aperto, il che vuol dire che pesca acqua dal mare per raffreddare i suoi impianti interni e la stessa acqua, che in questo processo ha subito dei trattamenti di purificazione con il cloro, la riversa in mare più fredda, circa 7 gradi in meno. Quali sarebbero gli effetti sulle coltivazioni ittiche, presenti in particolare a Sud del “corno” sul quale sorge Piombino?

Alla voce di Ferrari, per altro, si aggiunge anche quelle di altri amministratori dell’area. Per esempio quella di Paolo Riccucci, sindaco di San Vincenzo, Comune costiero che conta 6.500 abitanti, dista 22 chilometri da Piombino e vive soprattutto di turismo balneare. Ricucci è il primo a guidare una giunta non di centrosinistra dopo 71 anni: è stato eletto ad ottobre 2021 con la lista civica Officina, sostenuta dai 5 Stelle e dagli ambientalisti: “Già per il fatto che si chieda in cosa Piombino voglia essere compensato – dice Riccucci a ilfatto.it – pare implicito che ci sia un danno per il territorio. Per quanto riguarda San Vincenzo, che negli anni è stata ‘stritolata’ dalla speculazione edilizia, oggi cerca una rigenerazione attraverso il turismo, nostra fonte principale di economia. Il mare rimane al nostra prima risorsa e non dire che sarebbe sbagliato piazzare un rigassificatore a Piombino sarebbe una scelta politica sbagliata”.

E poi c’è Campiglia Marittima, lontana 21 chilometri dall’area del porto individuata da Snam per installare la “Golan Tundra”. La sindaca Alberta Ticciati della lista civica Campiglia Comune, si esprime dubbiosa sul fatto che ai piani alti della politica si riconoscano le criticità dei territori: ” La percezione che ho avuto, quando ho partecipato alla riunione di Firenze è che questa ipotesi del governo sia stata affrontata con superficialità: senza capire il territorio e senza aver presente la complessità delle criticità della Val di Cornia. Un area di crisi complessa dove da oltre 15 anni si aspettano delle risposte forti dal governo. Quindi questa modalità senza coinvolgimento anche degli attori istituzionali locali, senza condivisione o passaggio di informazioni e comunicazione, fa capire quanto non si abbia la consapevolezza della criticità profonda di questo territorio”.

Ferrari, Ticciati e Riccucci avevano firmato una nota congiunta alla fine della manifestazione di Piombino del 19 giugno insieme ai colleghi di Follonica Andrea Benini (centrosinistra) e di Suvereto Jessica Pasquini (civica di centrosinistra): “Condividiamo la contrarietà al progetto calato dall’alto in un territorio che faticosamente lotta per il rilancio e la riconversione economica e che ora rischia di veder vanificato ogni sforzo”. Un progetto, veniva sottolineato in quel comunicato, che “prescinde dalla corretta verifica dei requisiti tecnici del sito a ospitare la nave rigassificatrice. Si è prima individuato il sito per poi controllare che sia adeguato, un iter scorretto che mina la fiducia dei cittadini nelle istituzioni”.

In Italia al momento sono presenti tre impianti rigassificatori: a Rovigo, a La Spezia e a Livorno. Due sono in arrivo in Sicilia e in Calabria, rispettivamente a Porto Empedocle e a Gioia Tauro. In Toscana, inoltre, si parla di un eventuale costruzione di un gasdotto lungo 714 metri che collegherebbe Barcellona a Livorno e fornirebbe l’equivalente di gas mancante dalla Russia, dai 15 ai 30 milioni di metri cubi. Se questo progetto e quello di Piombino andranno in porto la costa della Toscana avrà 3 impianti di rigassificazione in circa 70 chilometri in linea d’aria.