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M5s, l’epicentro della scissione è in Campania. A Napoli faida tra Di Maio e Fico. E per gli ex 5 stelle spunta l’ipotesi di sostenere De Luca

Nel capoluogo partenopeo i 5 stelle sono in maggioranza col Pd, a sostegno del sindaco Gaetano Manfredi. “Al momento i dimaiani non mi hanno ancora chiesto nessuna casella in giunta. Quando me la chiederanno risponderò”, dice il primo cittadino. Alla regione, invece, il governatore ha smesso i panni di chi dava del “bibitaro” al ministro e guarda con simpatia a Insieme per il futuro: “Per come ha parlato è certamente un interlocutore per il progetto di centro”

L’epicentro del terremoto della scissione M5s tra contiani e dimaiani è sicuramente in Campania. Non fosse altro che per le origini napoletane del presidente della Camera Roberto Fico e del ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Due big che si sono divisi e contesi le rappresentanze sui territori da dove hanno spiccato il volo.

Al Comune di Napoli si respira l’aria della faida. Il capogruppo Ciro Borriello, traghettato nel M5s da Fico dopo i trascorsi arancioni da assessore di Luigi de Magistris, è a rischio sfiducia della componente dimaiana: Gennaro Demetrio Papais, Fiorella Saggese e forse anche Flavia Sorrentino. I tre consiglieri comunali starebbero per aderire a “Insieme per il Futuro”. Rimangono nei Cinque Stelle Borriello, Claudio Cecere e Salvatore Fiocco. A Napoli il M5s è in maggioranza col Pd, a sostegno del sindaco Gaetano Manfredi. “Al momento i dimaiani non mi hanno ancora chiesto nessuna casella in giunta. Quando me la chiederanno risponderò”, è il laconico commento del primo cittadino dem.

Più complicata la vertenza in Regione Campania. Per i dimaiani capitanati dalla capogruppo Valeria Ciarambino, che numerosi rumors indicano pronti ad entrare in maggioranza, ci sarebbero da abiurare sette anni di insulti – ricambiati – al governatore Pd Vincenzo De Luca. Poco male. Lo stesso De Luca ora ha smesso i panni di chi dava del “bibitaro” a Di Maio e ingiuriava Ciarambino con un epiteto irriferibile, e guarda con simpatia a Ipf . “Per come ha parlato ieri (martedì, ndr), Di Maio è certamente un interlocutore per il progetto di centro”.

In sintesi, due consiglieri regionali – Valeria Ciarambino e Salvatore Aversano – stanno per aderire a Ipf, altri due – Gennaro Saiello e Luigi Cirillo – ci stanno pensando e altri due – l’avellinese Vincenzo Ciampi e il salernitano Michele Cammarano – restano nel MoVimento di Giuseppe Conte. Attenzione alla territorialità: i dimaiani e gli incerti gravitano tutti su Napoli e provincia.

Al Comune di Salerno i due consiglieri Catello Lambiase e Claudia Pecoraro rimangono nel M5s e all’opposizione del sindaco deluchiano Vincenzo Napoli. Entrambi elogiano “il nuovo corso di Conte” e fanno sapere di stare bene dove stanno. A Salerno il verbo dimaiano ha attecchito di meno: è passato con lui solo il deputato di Battipaglia Cosimo Adelizzi, restano saldamente con Conte i parlamentari Angelo Tofalo, Virginia Villani, Felicia Gaudiano e Andrea Cioffi. La deputata avellinese Maria Pallini è entrata in Ipf. L’assessore di Caserta Carmela Mucherino era ed è contiana: qui il gruppo consiliare non c’è, non fu presentata la lista.

Torniamo a Napoli e nel napoletano, dove il conflitto è più vivace e la spaccatura più profonda. La giovane Iolanda Di Stasio, diventata deputata sull’onda delle proteste no Tav ad Afragola, è la prima capogruppo alla Camera di Ipf e la mettiamo in cima a una lista di parlamentari napoletan-dimaiani così composta: il coordinatore politico Vincenzo Spadafora (già ministro del governo Conte 2), Connie Giordano, Luigi Iovino (di fatto una sorta di ex coordinatore M5s degli enti locali nel napoletano), Andrea Caso, Gianfranco Di Sarno, Generoso Maraia. Stanno con Conte il neo coordinatore campano M5s Salvatore Micillo, Sergio Puglia, Gilda Sportiello, Luigi Gallo, Teresa Manzo, Carmen Di Lauro (quest’ultima con qualche sofferenza, e dopo che Il Mattino l’aveva inserita in una lista di esponenti Cinque Stelle vicini a Di Maio).

Ma ancora da calcolare sono gli effetti della guerra Conte (Fico)-Di Maio sugli enti locali e nelle giunte. A Pomigliano d’Arco, la città del ministro degli Esteri nonché nel 2020 uno dei primissimi laboratori delle alleanze Pd-Cinque Stelle, Gianluca Del Mastro a breve dovrebbe dichiararsi come il primo sindaco italiano di “Insieme per il Futuro”. L’intero gruppo consiliare M5s è già passato in Ipf. A Caivano, altro laboratorio dell’intesa (qui allargata persino a renziani e mastelliani), la vicesindaco e il consigliere pentastellati rimangono con il MoVimento di Conte. Come a Giugliano, la terza grande città avanguardia dell’esperimento: tutti con l’ex premier, sotto il cappello di Micillo.

A Nola sarebbe pronto a passare con Ipf uno dei neo consiglieri comunali più votati in Italia, il 28enne Massimo Russo, 716 preferenze, figlio del sindaco di San Gennaro Vesuviano Antonio Russo, a rischio incandidabilità alle prossime elezioni per le scorie di un precedente scioglimento per camorra durante il commissariamento. Anche a Somma Vesuviana viaggia verso Di Maio il neo eletto M5s in una coalizione variopinta, con Mastella e contro il Pd, operazione benedetta dal deputato dimiaiano Di Sarno. Nola e Somma Vesuviana, due comuni dove il M5s aveva vinto. Una vittoria che ora si godrà Ipf.