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Nuovo stop all’embargo del petrolio russo, la spunta Orban. Von der Leyen: “Non mi aspetto un’intesa al summit Ue”

Il presidente ungherese, come rivelato dal Financial Times, aveva scritto una lettera in cui chiedeva di non toccare l'argomento nel summit della prossima settimana perché mancano ancora informazioni sui finanziamenti necessari ad aiutare Budapest. La presidente della Commissione Ue: "Inutile dare false aspettative. Tema non risolvibile nel corso di un Consiglio europeo perché è molto tecnico e c'è molto da discutere"

Viktor Orbán allontana l’embargo al petrolio russo e l’Unione Europea è costretta a seguirlo. Per il momento l’Ungheria quindi la spunta e la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen è costretta ad ammettere a chiare lettere che l’accordo è lontano ed “è inutile dare false aspettative”. Niente da fare, quindi, nel breve periodo. Il braccio di ferro va avanti da tempo e il premier ungherese, con una lettera inviata al presidente del Consiglio Ue Charles Michel rivelata dal Financial Times, ha chiarito che è da escludere una discussione sullo stop durante il vertice dei leader europei in programma la prossima settimana, se prima non ci saranno informazioni sui finanziamenti per aiutare Budapest a fare a meno del petrolio di Mosca.

“Discutere il pacchetto di sanzioni a livello di leader in assenza di un consenso sarebbe controproducente“, ha scritto Orbán nella lettera a Michel. “Evidenzierebbe solo le nostre divisioni interne senza offrire una possibilità realistica di risolvere le differenze. Pertanto, propongo di non affrontare questo problema al prossimo Consiglio europeo”. Una linea sostanzialmente avallata dalla presidente della Commissione europea in un’intervista a Politico nella quale ha fatto sapere di non attendersi il raggiungimento di un accordo nel corso del prossimo summit europeo: “Credo che questo sia un tema non risolvibile nel corso di un Consiglio europeo perché è molto tecnico e c’è molto da discutere”, ha detto al sito. Perciò, ha aggiunto, “è inutile dare false aspettative”. Resta “un elemento politico da discutere”, ha chiarito: “Ovvero quanto gli altri 26 Paesi membri vogliono concedere all’Ungheria in fatto di investimenti, ma le principali difficoltà sono tecniche e ne stiamo parlando” in questi giorni. “Noi stiamo discutendo dei Paesi senza sbocco sul mare – ha detto ancora von der Leyen – che necessitano di forniture alternative tramite gasdotti, quindi bisogna parlare degli investimenti nei gasdotti, per aumentare l’offerta, e stiamo discutendo dell’aggiornamento delle raffinerie e di investimenti nelle energie rinnovabili”.

La presidente dell’esecutivo europeo ha ricordato di aver incontrato Orban a Budapest “per capire quali sono le implicazioni, e oggettivamente c’è un problema tecnico difficile” da risolvere. “Se necessario, sono sempre disponibile a parlagli per telefono”, ha spiegato nell’intervista pubblicata questo pomeriggio da Davos. Secondo il Financial Times, nella sua lettera a Michel, Orban ha sottolineato che il piano RePower Eu della Commissione Ue presentato la scorsa settimana “non ha affrontato le preoccupazioni dell’Ungheria” visto che non prevede fondi per gli Stati membri senza sbocco sul mare: “Non ci sono indicazioni sulle modalità e sui tempi del finanziamento per le urgenti esigenze di investimento legate alla sostituzione del petrolio russo”, ha scritto il premier ungherese precisando che le sanzioni causerebbero “gravi problemi di approvvigionamento” in Ungheria e minerebbero i suoi interessi strategici in materia di sicurezza energetica, provocando uno “choc sui prezzi” alle famiglie e all’economia del Paese.

Prima del colpo di freno di von der Leyen, era stato il vicepresidente esecutivo della Commissione Ue Valdis Dombrovskis, nel corso della conferenza stampa al termine dell’Ecofin, a tenere la barra dritta: “Per quanto ci riguarda per noi è importante andare avanti senza più indugiare. La finalizzazione di quel sesto pacchetto di sanzioni è stata ritardata, sono già trascorse alcune settimane”. L’agenda del Consiglio europeo, ha ricordato, “non spetta alla Commissione europea ma, per quanto mi riguarda, riteniamo che sia importante andare avanti”. E ha proseguito: “Stiamo lavorando con gli Stati membri che non hanno accesso al mare per vedere il modo migliore per affrontare tali preoccupazioni. Ma se si guarda al pacchetto di sanzioni, e in particolare all’embargo petrolifero, dobbiamo tenere a mente che nell’ultimo anno il 62% delle importazioni russe nell’Ue erano idrocarburi”. In altre parole: “Quando ci occupiamo delle importazioni russe di combustibili fossili, ci stiamo davvero occupando delle fonti di finanziamento della guerra russa. E, di conseguenza, è importante che tutte le decisioni vengano prese senza ritardi”.