Calcio

I Glasgow Rangers in finale di Europa League: l’ultimo atto di una risalita dall’oblio. Ma non chiamatelo miracolo, è programmazione

Stasera, dopo 14 anni, il team scozzese torna a giocare una finale europea contro l'Eintracht Francoforte. L'ultima volta fu il 14 maggio del 2008 al City of Manchester: allora perse l'Europa League per 2-0 contro lo Zenit San Pietroburgo

Il peso di una coppa è relativo. Dipende dal valore che le viene attribuito da chi la vince. Ma soprattutto da chi la perde. L’approdo dei Glasgow Rangers alla finale di Europa League è un numero di prestidigitazione che ha lasciato a bocca aperta un continente intero. Ma è anche un evento che potrebbe mandare in frantumi equilibri nazionali cristallizzati ormai da dieci anni. Perché il calcio scozzese è eternamente imprigionato in un paradosso: per trovare qualcosa di nuovo bisogna aspettare il ritorno di qualcosa già visto infinite volte.

Crisi e dittatura – Ogni risultato è assoluto e relativo al tempo stesso. Perché in un campionato con solo due contendenti (l’ultima squadra non di Glasgow a vincere il titolo è stata l’Aberdeen di Alex Ferguson nel 1985), ogni affermazione dei Rangers diventa automaticamente una sconfitta del Celtic. E viceversa. Per capire il successo presente, bisogna però partire da un fallimento passato. Nel vero senso della parola. Il 2012 è un anno complicato per il calcio scozzese. I Gers dichiarano bancarotta e sono costretti a ricominciare dalla Third Division, la quarta serie del calcio nazionale. È un qualcosa che si spinge parecchio oltre il concetto di periferia del calcio mondiale. La loro assenza finisce per instaurare la dittatura del Celtic. Nove scudetti uno dietro l’altro. Ma con un piccolo problema. Perché la tirannia ha generato effetti distorsivi per un movimento che fondava tutta la sua visibilità internazionale sull’Old Firm. Senza uno dei due giganti, la Scottish Premiership è diventata un’entità ectoplasmatica, qualcosa di molto vicino a un fantasma. Perché la corsa è stata inevitabilmente al ribasso. Per vincere non serviva alzare ulteriormente l’asticella, bastava restare immobili. Il Celtic ha dominato per anni un campionato senza rivali, con distacchi sulla seconda che hanno oscillato da un +8 a un +30. E forse è anche per questo che tutte le sue campagne europee sono state fallimentari. Invece di crescere, i Bhoys si sono ristretti. Solo che alla fine di ogni favola il lupo arriva davvero.

La risalita inaspettata – Lo scorso anno i Rangers sono tornati al successo in campionato. Con 25 punti di vantaggio sui biancoverdi. Questa stagione, invece, ha assunto contorni quasi mistici. A novembre Steven Gerrard, l’uomo che aveva plasmato la squadra a sua immagine e somiglianza, lascia il ruolo di allenatore dei Gers per sedersi sulla panchina traballante all’Aston Villa. Il messaggio è chiaro: meglio provare a salvare un club inglese che a vincere con uno scozzese. Al suo posto viene annunciato Giovanni van Bronckhorst, uno con un passato remoto da demiurgo di un ciclo (per sua stessa ammissione) “irripetibile” con il Feyenoord dei cinque trofei e un passato prossimo piuttosto fumoso con il Guangzhou. Sembra la fine, invece è l’incipit di una storia incredibile. La prima partita di Van Bronckhorst ha già i contorni dell’ultimatum. Dopo aver messo insieme 4 punti nelle prime 4 partite di Europa League i Rangers ospitano lo Sparta Praga. Non vincere significa salutare non la coppa, ma molto probabilmente l’Europa. Prima della partita il tecnico olandese insiste su due concetti. Oltre allo stile di gioco è interessato al “comportamento di squadra” e al “modo in cui ci prepariamo mentalmente” alle partite. “Non si può fare tutto in due giorni – dice – ho bisogno di più tempo, ma passo dopo passo sono sicuro che i giocatori capiranno il mio modo di lavorare e il modo in cui voglio giocare”. Ad Ibrox finisce 2-0. I Rangers superano un girone che prevedeva anche la presenza di Olympique Lione e Brøndby. Gli aggiustamenti voluti da Van Bronckhorst ci mettono qualche settimana in più per attecchire. L’allenatore alza la linea difensiva, cerca un calcio più votato al recupero palla nella trequarti avversaria e allo sfruttamento delle ripartenze. Tanto che quando la strada verso la riconferma del titolo nazionale era diventata una salita dalla pendenza sfiancante, Van Bronckhorst ha deciso di puntare sull’Europa, dove la sua squadra poteva giocare più in contropiede senza dover essere obbligata a fare la partita come nel campionato locale. Il ruolo di outsider si è adattato perfettamente a questa versione dei Rangers. Anche oltre ogni legittima aspettativa. L’idea solo di riuscire ad arrivare in finale sembrava una follia. “Onore a Nostradamus e alle sue profezie di prim’ordine – ha scritto Tom English sulla BBC Scotland – ma per quanto sia stato impressionante nel prevedere il Grande Incendio di Londra e l’avvento della Rivoluzione Francese, nemmeno il grand’uomo avrebbe potuto prevedere questa storia strabiliante dei Rangers“. E ancora: “Siamo nel regno del sublime surreale”.

Oltre ai soldi c’è anche altro – D’altra parte il cammino dei Gers in Coppa supera qualsiasi fantasia. Nei sedicesimi di finale hanno battuto 4-2 il Borussia Dortmund al Signal Iduna Park. Poi hanno eliminato Stella Rossa, Braga e Lipsia. Il Celtic ha camminato nel sentiero opposto. Ha vinto il titolo scozzese, ma dopo essere arrivato terzo nel girone di Europa League (dietro Bayer Leverkusen, Betis e Ferencvaros) è stato retrocesso in Conference. Senza andare troppo lontano. Negli spareggi ha incontrato il Bodø/Glimt e ha rimediato due sconfitte. Ma per capire davvero la profondità del miracolo dei Rangers, è necessario citare un altro dato. Dieci anni dopo il fallimento, il club in maglia blu è riuscito a costruire una rosa dal valore di 132 milioni di euro. Poco meno del Bologna, che si attesta a 148 milioni, poco più del Cagliari, con 128. Dopo nove anni di predominio indisturbato, invece, il valore del Celtic non supera quota 79 milioni. Poco più della metà dei Gers. Meno di Empoli e Venezia (91 e 82 milioni di euro), leggermente più dello Spezia (che vale 71 milioni). Ma la supremazia domestica dei Rangers non è stata costruita a suon di colpi milionari. Secondo Transfermarkt, infatti, l’undici titolare che ha battuto il Lipsia in semifinale è costato al club appena 13 milioni di euro. Il portiere 40enne Allan McGregor è arrivato a zero. Così come Calvin Bassey, centrale di 22 anni che nella scorsa stagione è stato prelevato gratis dall’Under 21 del Leicester e che in questa annata è stato fondamentale anche per la sua velocità nel recuperare la sfera (dettaglio non da poco per una squadra che pressa per riconquistare il pallone) e nella transizione offensiva della manovra. Il centrocampo è costato in tutto 55 mila euro. Il mediano John Lundstram, una delle grandi intuizioni di Van Bronckhorst, è arrivato gratis dopo essersi svincolato dallo Sheffield United, così come il centrocampista centrale Joe Aribo, prelevato dal Charlton, e come Ryan Jack, pescato dall’Aberdeen nel 2017. Il conto è presto fatto: tutti i 55mila euro sono stati spesi per soffiare il cartellino del finlandese Glen Kamara al Dundee. Nell’undici iniziale che ha battuto il Lipsia, solo tre giocatori sono stati pagati più di 2 milioni di euro: il terzino sinistro Borna Barisic (2.5 milioni ai croati dell’Osijek), Connor Goldson, trentenne centrale difensivo prelevato dal Brighton per 3.4 milioni, e Ryan Kent, esterno sinistro arrivato dal Liverpool per 7 milioni e mezzo (e che in questo campionato ha segnato 2 gol e servito 7 assist.). Il caso più singolare, però, è quello di James Tavernier, il capocannoniere della squadra. Piccolo dettaglio: gioca terzino destro e in stagione ha segnato 16 gol e servito 16 assist. In Europa League è andato a segno 7 volte (nessuno come lui in questa edizione) e in 5 occasioni ha segnato la rete che ha sbloccato la partita. Un dato incredibile per un calciatore comprato dal Wigan per 250mila euro.

La fortuna aiuta gli audaci – La rosa dei Rangers, però, è molto più profonda. Il mercato di gennaio ha portato in dote a Van Bronckhorst un giocatore di esperienza come Aaron Ramsey (prestito dalla Juventus), un talento ancora da costruire come Amad Diallo (che il Manchester United aveva prelevato dall’Atalanta per 25 milioni più bonus) e un giocatore poliedrico come James Sands (in prestito dal New York City), mentre due pedine importanti come l’attaccante titolare da 12 gol in campionato, il colombiano Alfredo Morelos (pagato 1.2 milioni dall’HJK Helsinki), e il trequartista romeno ex Fiorentina Ionis Hagi sono fermi ai box per un problema rispettivamente alla coscia e al ginocchio. Quattordici anni dopo i Rangers tornano a giocare una finale europea. L’ultima volta fu il 14 maggio del 2008 al City of Manchester. Allora perse l’Europa League per 2-0 contro lo Zenit San Pietroburgo. In palio contro l’Eintracht Francoforte non c’è solo la coppa, ma anche la fine di una frase fatta. Perché forse, in caso di vittoria dei Rangers, il termine miracolo” potrebbe essere finalmente sostituito dalla parola “programmazione“.