Calcio

Psg, ovvero l’ostentazione dei soldi buttati: Donnarumma, Messi, Hakimi e Sergio Ramos valgono solo l’ennesimo scudetto francese

Dovevano vincere tutto, monopolizzare ogni torneo, portare a casa la prima Champions. Alla fine hanno conquistato soltanto il campionato francese, l'ennesimo. Definire fallimento la stagione del Paris Saint Germain è un eufemismo: ecco come sono andati i nuovi campioni strapagati

Money for nothing è il titolo di una nota canzone dei Dire Straits, ma potrebbe rappresentare anche la frase giusta per descrivere la stagione del Paris Saint Germain. Soldi buttati. Perché per la scontatissima vittoria della Ligue 1 non servivano certo i soldi investiti, tra ingaggi e costo del cartellino, nei vari Messi, Wijnaldum, Donnarumma, Sergio Ramos e Hakimi, figurine da aggiungere a una raccolta già di per sé faraonica, ma tutte sostanzialmente inutili nell’economia di una squadra che ha visto primeggiare i soliti noti: Mbappè, Neymar, Verratti. Non è un caso che il miglior acquisto stagionale – nel rapporto tra costo e rendimento – sia stato anche quello meno mediatico, ovvero Danilo Pereira dal Porto, elemento comunque già in squadra con Pochettino nella stagione precedente con la formula del prestito. Non una novità assoluta quindi, come non lo è Idrissa Gueye, altro giocatore poco celebrato ma capace di conquistarsi una maglia da titolare a scapito di nomi ben più quotati come Georginio Wijnaldum, la delusione più grande nell’annata del PSG.

L’olandese ha giocato solo otto partite piene in stagione, finendo frullato in continui cambi di ruolo che lo hanno visto occupare tutte le posizioni nel centrocampo a tre del PSG, ma anche agire come ala sinistra o destra (ruolo che ricopriva a inizio carriera nel Feyenoord), oppure come trequartista. In nessuna posizione però Wijnaldum ha fatto meglio del giocatore che doveva sostituire, risultando particolarmente deludente nel ruolo di play basso alla Verratti. Prestazioni incolori che gli hanno fatto perdere anche la maglia da titolare nella nazionale olandese. In Qatar comunque ci sarà, a differenza del compagno di squadra Sergio Ramos, la cui presenza è in forse a causa dei continui problemi fisici che lo hanno accompagnato per tutta la stagione.

Già abbonato a lunghi soggiorni in infermeria nell’ultimo suo anno di Real Madrid, a Parigi lo spagnolo si è bloccato tre volte sommando quasi sette mesi di assenza, tra infortuni al polpaccio e problemi muscolari. Zero le presenze in Champions, 528 i minuti complessivi giocati in Ligue 1. Troppo poco, nonostante le 2 reti segnate, per l’investimento economico fatto dal club. Ovviamente, essendo Ramos un parametro zero come Messi, Wijnaldum e Donnarumma, l’esborso di cui si parla è relativo all’incremento del monte stipendi e alla conseguente crescita dei costi di ammortamento.

Se, tra i nuovi arrivati, Wijnaldum è il giocatore che ha offerto il rendimento peggiore, il simbolo del fallimento del mercato estivo di casa PSG è Gianluigi Donnarumma, il cui clamoroso errore nella partita di ritorno degli ottavi di Champions contro il Real Madrid è risultato decisivo per l’eliminazione del club dal trofeo che, budget alla mano, rappresenta il vero metro di giudizio delle proprie stagioni. Non è stato l’unico grave errore del nazionale azzurro in stagione, ma indubbiamente quello più pesante, visto che i compagni non sono riusciti a metterci una pezza, a differenza, ad esempio, del big match contro l’Olympique Marsiglia di aprile, vinto in rimonta dal PSG. Ma si tratta di partite dal peso notevolmente diverso. Donnarumma ha sofferto tantissimo la concorrenza di un portiere di altissimo livello (e grande esperienza) quale Keylor Navas, quasi il suo opposto sotto il profilo mediatico. Un ballottaggio come mai era accaduto prima nella carriera professionistica del portiere, oltretutto affrontato lontano dalla comfort zone italiana. Quella che, come ha scritto Andrea Romano in un vecchio articolo del Fatto, gli ha appiccicato l’etichetta di “fenomeno in divenire […] e simbolo a tutti i costi […] perché la sua storia era acqua fresca per una certa narrazione sportiva rimasta con la gola secca per troppo tempo”.

Hakimi è costato 60 milioni di euro ma l’entusiasmo, suo e della stampa, è rapidamente evaporato, a dispetto di un grande inizio (gol al debutto in Ligue 1, doppietta al Metz a fine settembre). Una curva di rendimento in netto calo nella quale ha inciso anche la collocazione tattica come terzino destro in una difesa a quattro (con un feeling con il compagno di fascia Di Maria mai decollato) anziché esterno in un centrocampo a cinque. Ma anche quando Pochettino ha proposto il modulo a lui più favorito, il grigiore è rimasto, così come il malcontento, sia del diretto interessato (secondo l’Equipe Hakimi avrebbe lamentato di essere malvisto dal clan sudamericano, tanto da preferire cambiare aria già in estate), sia di tifosi e società, visto il carico di aspettative (giustificate, alla luce delle recenti stagioni del marocchino con Borussia Dortmund e Inter) e il notevole esborso.

Infine Messi, un caso a sé. Poterlo ottenere a parametro zero è stata un’occasione ghiotta e irripetibile. E’ ovvio che al PSG non serviva Messi per battere il Brugge in Champions né per vincere la Ligue 1, campionato oltretutto dove l’argentino non ha nemmeno sfiorato la doppia cifra (4 le reti segnate, più 5 in Europa); era dalla stagione 2005-06 (6 gol nella Liga, 8 complessivi) che non segnava così poco. Tuttavia, scavando sotto la superficie, ci si imbatte in dati che raccontano una storia diversa. Secondo un’analisi Opta, Messi è il migliore in Europa nei cinque campionati top per occasioni da rete create, con una media di 2 a partita. Anche nella media assist l’argentino primeggia con 0,69 ogni 90 minuti, precedendo Thomas Muller del Bayern Monaco (0,61), Lovro Majer del Rennes (0,5) e il compagno di squadra Kylian Mbappè, appaiato con Christopher Nkunku del RB Lipsia a quota 0,49. Altra curiosità statistica: Messi è il primo calciatore nella storia del campionato francese ad aver fatto registrate due triplette di assist in una stagione (ovviamente da quando vengono conteggiati questi dati). Numeri che attenuano, ma non azzerano, l’amaro in bocca di una stagione comunque sotto le aspettative rispetto al suo status e ai propri standard.