Calcio

Mino Raiola morto, l’annuncio della famiglia su Twitter: “Scomparso il più straordinario procuratore di sempre”

Una figura fondamentale per il calcio perché ha cambiato il modo di condurre trattative e operazioni di mercato nel mondo del calcio

Il procuratore sportivo Mino Raiola è morto. L’annuncio è stato dato dall’account ufficiale dalla famiglia.

Raiola, uno dei più importanti procuratori del calcio internazionali, aveva 54 anni. “Con infinito dolore annunciamo la scomparsa di Mino, il più straordinario procuratore di sempre. Mino ha lottato fino all’ultimo istante con tutte le sue forze proprio come faceva per difendere i calciatori. E ancora una volta ci ha resi orgogliosi di lui, senza nemmeno rendersene conto”, si legge nel post. Nei giorni scorsi si era diffusa la notizia della sua morte e Raiola aveva personalmente commentato dicendo che era la quarta volta che lo davano per morto. Raiola era stato ricoverato nei mesi scorsi all’ospedale San Raffaele di Milano. Una figura fondamentale per il calcio perché ha cambiato il modo di condurre trattative e operazioni di mercato nel mondo del calcio. Nato a Nocera Inferiore nel 1967, si trasferisce con la famiglia a neanche un anno ad Haarlem, in Olanda. Lì Mino inizia come cameriere – e poi contabile – nel ristorante del padre, ma il suo destino è un altro: ad appena 20 anni, dopo aver giocato fino a 18 anni nelle giovanili dell’Harleem, diventa responsabile del settore giovanile, per poi arrivare a ricoprire il ruolo di direttore sportivo.

Grazie alla conoscenza di ben sette lingue – italiano, inglese, tedesco, spagnolo, francese, portoghese e olandese – riesce ad allacciare contatti e stringere legami a tutte le latitudini, fondando la prima società di intermediazione, la Intermezzo, dopo aver acquistato e rivenduto un ristorante della compagnia McDonald’s. Subito dopo diventa agente Fifa (che qualche anno più tardi sarà uno dei bersagli preferiti dei suoi attacchi) abbandonando ogni altra attività. Con il passare del tempo diventa sempre più noto per il suo fiuto nel scegliere giocatori promettenti fin da giovani e per il suo ruolo, a volte scomodo e sopra le righe, nel gestire le trattative. Da Pavel Nedved a Zlatan Ibrahimovic, passando per Paul Pogba e Mario Balotelli, Raiola si rivela come uno degli agenti più capaci e potenti nel mondo del calcio. Tanto da essere inserito nel 2020 dalla rivista Forbes al quarto posto al mondo tra i procuratori più ricchi, con un fatturato da 84,7 milioni di dollari.

Gli anni passano ma Raiola resta sempre al centro delle operazioni e degli intrecci di mercato. Nell’estate 2019 conclude l’affare che porta Matthijs de Ligt dall’Ajax alla Juventus per 75 milioni di euro, qualche anno prima cura il trasferimento di Henrik Mkhitaryan dal Borussia Dortmund al Manchester United. La scorsa estate ha portato Gianluigi Donnarumma, un altro dei suoi ‘pezzi pregiati’, alla corte del Paris Saint-Germain a parametro zero, dopo un lungo braccio di ferro con il Milan. E, in vista della prossima sessione, Erling Haaland, gioiello del Borussia Dortmund inseguito dai top club di tutta Europa, sembra già promesso sposo del Manchester City. I suoi atteggiamenti e il suo modo di fare risultano spesso poco graditi ai tifosi, perché l’unico intento di Raiola è quello di fare semplicemente il bene del proprio assistito. Economico, prima di tutto. A inizio gennaio sono emersi pubblicamente i problemi di salute del popolare procuratore, ricoverato al San Raffaele per una patologia polmonare non legata al coronavirus. Secondo la ‘Bild’ le sue condizioni sarebbero parse subito critiche, anche se lo staff dell’agente aveva parlato apertamente di “controlli programmati”. Fino alla notizia di oggi.