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Infarto, attenzione alle unghie: tra i segnali di rischio c’è anche l’ippocratismo digitale. Il cardiologo ci spiega di cosa si tratta

Ne abbiamo parlato con il professor Alberto Margonato, primario dell’Unità operativa di cardiologia clinica all’Irccs, ospedale San Raffaele di Milano, e professore ordinario di Cardiologia all’università Vita-Salute San Raffaele

Le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte nel mondo. Si calcola che provochino circa 17 milioni di decessi l’anno. Nel nostro Paese sono responsabili del 35,8% di tutti i decessi (32,5% negli uomini e 38,8% nelle donne), superando i 230mila casi annuali. Numeri in aumento anche a causa della diffusione del Covid-19, perché le malattie cardiovascolari rappresentano un moltiplicatore per la letalità del virus. In più, la pandemia ha causato una forte riduzione di controlli ed esami. Stiamo però parlando di una serie di patologie che possono essere in buona parte prevenute con una buona alimentazione, ricca di cibi vegetali, cereali, verdure e frutta, povera di grassi saturi, zuccheri e alimenti raffinati. Il cuore ama anche una vita in cui lo stress non prenda il sopravvento e l’esercizio fisico sia una costante del nostro stile di vita e non un episodio sporadico. Poi giocano un ruolo importante i controlli e anche riconoscere i sintomi di possibili patologie del cuore. Come nel caso di infarto miocardico acuto. Che si verifica quando il sangue non raggiunge il muscolo cardiaco a causa dell’ostruzione di una o più coronarie. In quel caso Il muscolo cardiaco rischia atrofia, necrosi o arresto con rischio di morte.

Come si possono riconoscere i segnali di un possibile infarto? “Soprattutto in un paziente ‘a rischio’ perché fumatore, diabetico, iperteso, ipercolesterolemico o con familiarità per malattie cardiache, bisogna fare attenzione alla comparsa di oppressione, senso di costrizione, dolore al centro del petto dietro lo sterno e irradiato al braccio sinistro verso il mignolo, alla mandibola o al dorso, in particolare se accompagnati da sudorazione, senso di angoscia e difficoltà di respiro. Tutti segnali che devono fare pensare a un possibile infarto”, ci spiega il professor Alberto Margonato, primario dell’Unità operativa di cardiologia clinica all’Irccs, ospedale San Raffaele di Milano, e professore ordinario di Cardiologia all’università Vita-Salute San Raffaele.

A quel punto, come dobbiamo comportarci?
“È fondamentale non perdere tempo e chiamare subito il 118 per essere portati in pronto soccorso. Infatti il ricovero in un centro specializzato e un intervento di ricanalizzazione precoce dell’arteria coronaria occlusa, mediante angioplastica coronarica a palloncino e impianto di stent, oltre a essere salvavita in caso di complicazioni – aritmie, fibrillazione ventricolare\arresto cardiaco – possono ridurre decisamente il danno (morte del tessuto cardiaco) conseguente all’infarto”.

Può confermare che tra i segnali di rischio c’è anche l’ippocratismo digitale? Di cosa si tratta?
“L’ippocratismo digitale è un ingrandimento delle falangette delle dita di mani e\o piedi, con le unghie che assumono un aspetto tipico ‘a vetrino di orologio’. Questa anomalia è presente in svariate cardiopatie, specie congenite e in malattie polmonari, nel caso in cui sia compromessa l’ossigenazione del sangue. Ma anche in malattie infiammatorie intestinali. Certamente la presenza di tale anomalia, specie se di primo riscontro, deve spingere ad approfondite indagini diagnostiche, ma non rappresenta certo il segno tipico di un infarto, anche proprio per la sua aspecificità; per contro, la sua assenza non deve servire a tranquillizzarci in caso di sintomi come quelli sopraricordati, ritardando il ricorso al pronto soccorso”.