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Corridoi umanitari, cosa sono e a quale strategia rispondono nel conflitto. Dalla Siria all’Ucraina, preludio agli attacchi finali

Se ne parla per la prima volta nel 1990 in una risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite e la loro funzione principale è quella di mettere in salvo vite umane. Ma si tratta anche di una strategia che sgombera il campo dai civili e prelude al definitivo controllo militare delle aree evacuate.

Sarebbe già stata violata, secondo le autorità ucraine, la prima tregua che avrebbe dovuto consentire alle città più colpite di evacuare i propri abitanti. A poche ore dall’accordo tra Russia e Ucraina per temporanei cessate il fuoco utili all’attivazione di corridoi umanitari, arriva dalle autorità di Mariupol, nella parte orientale del paese, una dichiarazione di rinvio delle operazioni a causa dei bombardamenti russi in violazione dei patti. L’idea di attivare corridoi per sfollare i civili verso l’Europa nasce da una proposta del Cremlino, intenzionato a portare a termine i suoi obiettivi in Ucraina. Liberare le città potrebbe consentire ai russi di innescare bombardamenti a tappeto potenzialmente senza il rischio di incorrere in accuse di crimini contro l’umanità. L’accordo raggiunto con le autorità ucraine prevede una tregua di cinque ore, tra le 11 e le 16 locali, a partire dalla giornata di oggi, per consentire agli abitanti di lasciare le città di Mariupol e Volnovakha. Allo scadere della tregua, però, chi si troverà ancora nelle città sarà considerato un combattente.

All’interno di aree in conflitto, per corridoi umanitari si intendono le zone temporaneamente demilitarizzate, dove le forze preposte, tra le quali anche ong e paesi terzi in qualità di osservatori possono prendere parte alle operazioni di evacuazione della popolazione. Il termine appare per la prima volta nel 1990 all’interno della risoluzione 45-100 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. A seconda degli accordi che li istituiscono, attraverso un corridoio umanitario possono transitare anche aiuti e assistenza alle popolazioni. Sempre che il corridoio venga rispettato dalle parti in causa, soprattutto quando non c’è, come in questo caso, la protezione da parte della Nazioni Unite. Più di recente si è parlato di corridoi umanitari dopo l’abbandono dell’Afghanistan da parte delle truppe statunitensi, per permettere ai civili di lasciare il paese. Proposta però rifiutata dai Talebani, tornati al potere. In generale si parla di corridoi umanitari anche nel caso di accordi tra autorità competenti di due o più Stati e di organizzazioni non governative per consentire a popolazioni in pericolo o difficoltà di lasciare in sicurezza il paese, anche per ragioni sanitarie o limitatamente ai soli minori.

Ma durante un conflitto in corso, se da un lato i corridoi consentono a molte vite di essere risparmiate, il loro valore è innanzitutto strategico. Molti analisti hanno citato il conflitto siriano dove l’attivazione dei corridoi per evacuare i civili consentì la liberazione del territorio per portarne a termine il controllo militare. Nel quadro dell’invasione in corso in Ucraina, i corridoio a Mariupol e Volnovakha sono anche un ultimatum alla resistenza delle due città, che ancora impedisce al fronte russo di riunire le truppe impiegate nella presa del Donbass. Quando la popolazione avrà lasciato gli abitati, con tutta probabilità inizierà l’attacco definitivo delle due aree e il completamento del controllo dell’intera zona a sud tra il fiume Dnepr e l’autoproclamata Repubblica di Donetsk.