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Il premier Johnson: “Sanzioni mirano a far cader Putin”. Ma il governo britannico smentisce: “Non stiamo cercando un cambio di regime”

È la seconda volta in pochi giorni che il governo britannico è costretto a smentire il primo ministro. Lo scorso 24 febbraio Johnson aveva parlato di fantomatiche sanzioni a cui sarebbe già stato sottoposto nel Regno Unito Roman Abramovic, miliardario russo, con passaporto anche israeliano e portoghese, che oggi sta partecipando ai colloqui tra Mosca e Kiev su richiesta dell'Ucraina

Downing Street, ossia il governo britannico, ha affermato che il portavoce ufficiale del primo ministro Boris Johnson si è espresso male quando ha detto che le sanzioni occidentali “mirano a far cadere il regime di Putin”, in quella che emerge come una gaffe clamorosa scaturita da un possibile lapsus. “Non stiamo cercando nulla in termini di cambio di regime – è stato precisato -, quello di cui stiamo parlando chiaramente qui è come fermiamo la Russia che cerca di soggiogare un Paese democratico”.

È la seconda volta in pochi giorni che il governo britannico è costretto a smentire il primo ministro. Lo scorso 24 febbraio Johnson aveva parlato di fantomatiche sanzioni a cui sarebbe già stato sottoposto nel Regno Unito Roman Abramovic, miliardario russo, con passaporto anche israeliano e portoghese, che oggi sta partecipando ai colloqui tra Mosca e Kiev su richiesta dell’Ucraina. Domani Boris Johnson si recherà in Polonia ed Estonia – Paesi dove il Regno Unito ha inviato rinforzi militari ai confini orientali della Nato – per incontrare i suoi omologhi e il segretario generale della Alleanza atlantica, Jens Stoltenberg. Questa mattina il portavoce di Vladimir Putin ha affermato che la decisione di mettere in allerta le forze nucleari è dipesa dalle dichiarazioni di alcuni esponenti di governi, in primo luogo la ministra degli Esteri britannica Liz Truss che ha sostenuto gli inglesi che decidono di recarsi in Ucraina a combattere.