Calcio

La Nazionale Usa di calcio femminile ottiene la parità salariale con gli uomini e 24 milioni di dollari di risarcimento. Rapinoe: “Che vittoria”

Dopo 6 anni di battaglie, la nazionale femminile avrà la stessa retribuzione della squadra maschile per amichevoli e tornei. La U.S. Soccer Federation era stata accusata dalle giocatrici di discriminazione di genere per averle pagate sistematicamente meno dei colleghi maschi

La Nazionale di calcio femminile degli Stati Uniti – guidata da Megan Rapinoe, Alex Morgan e altre campionesse – ha ottenuto un accordo per la parità salariale con la squadra maschile: dopo 6 anni di battaglie, in base all’accordo, la U.S. Soccer Federation dovrà inoltre risarcire le giocatrici con ben 24 milioni di dollari, assicurando che di qui in avanti ci sarà parità di retribuzione tra le due squadre.

La nazionale femminile riceverà quindi gli stessi soldi degli uomini per amichevoli e tornei, compreso il Mondiale. Del risarcimento, 22 milioni di dollari saranno pagati come arretrati per dirimere i reclami, gli altri 2 milioni invece saranno destinati ad un fondo a beneficio delle giocatrici UsWnt per il post-carriera, da cui ogni giocatrice potrà richiedere fino a 50mila dollari. Nonostante la cifra sia nettamente inferiore a quanto era stato richiesto – 67 milioni di dollari – per la Nazionale femminile l’accordo è una grande vittoria.

“Alla fine ci siamo riuscite. Sono così orgogliosa del modo in cui noi giocatrici siamo rimaste unite e abbiamo puntato i piedi. Questa è una grande vittoria”, ha commentato la campionessa Megan Rapinoe. “Questo sarà uno dei quei momenti incredibili che cambiano le regole per sempre, il calcio Usa è cambiato per sempre, e anche nel resto del mondo”. “Per noi – ha aggiunto l’atleta, che in diverse occasioni si era distinta per il suo attivismo politico – questa è solo una grande vittoria nel garantire che non solo correggiamo i torti del passato, ma prepariamo la prossima generazione per qualcosa che avremmo potuto solo sognare”.

La Federazione era stata accusata, sulla base di un’azione collettiva, di aver discriminato le giocatrici per il loro genere, pagandole sistematicamente meno dei maschi nonostante i successi sportivi ottenuti. Il ricorso era stato avviato prima dell’inizio della World Cup del 2019, che la nazionale femminile Usa vinse per la quarta volta, con in sottofondo, dagli spalti dello stadio francese, lo slogan “Equal Pay”.

“Sono la prima ad ammettere che la federazione ha fatto errori in passato e come ex giocatrice capisco la frustrazione di essere trattate in questo modo, ma sono molto orgogliosa di questo momento”, ha dichiarato Cindy Parlow Cone, presidente di U.S. Soccer, affermando che ora si spera che si possa “ricostruire” la relazione con la squadra femminile.

Dopo che un giudice distrettuale nel 2020 aveva bocciato l’istanza delle giocatrici, la Nazionale aveva fatto ricorso in appello, mentre la federazione doveva affrontare diverse pressioni nonostante la prima vittoria legale. Tra queste quella dello stesso presidente Joe Biden che si è schierato apertamente con le giocatrici minacciando di tagliare i fondi per la World Cup 2026 e della Commissione per le pari opportunità sul lavoro, che ha appoggiato l’appello.