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Solvay, critiche a Cingolani per l’Aia rinnovata con anni di anticipo: “Spieghi, quando era a Leonardo firmò un accordo con loro”

Il deputato M5s Francesco Berti chiede al ministro della Transizione Ecologica di riferire in Parlamento sull'Autorizzazione integrata ambientale dello stabilimento di Rosignano, dove si produce carbonato di sodio e da anni inseguita da dubbi ambientali. Sarebbe scaduta scaduta nel 2027 ed è stata rinnovata, come anticipato da Libero, fino al 2034. Il Mite: "Rinnovo disposto nel 2018, prima che il nuovo ministro si insediasse"

Un’Autorizzazione integrata ambientale rinnovata in anticipo, la richiesta di spiegare perché ne abbia beneficiato un’azienda con la quale, da manager, aveva sviluppato un accordo commerciale prima di diventare ministro e le accuse di inquinamento che rincorrono lo stabilimento da anni. Il deputato del Movimento 5 Stelle Francesco Berti chiede al ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani di riferire in aula sull’Aia della Solvay di Rosignano, l’industria che produce carbonato di sodio nel paesino a sud di Livorno, che sarebbe scaduta nel 2027, ovvero tra cinque anni, ed è stata già rinnovata, lo scorso 20 gennaio, fino al 2034.

“Deve spiegare al Parlamento e all’intero Paese perché abbia deciso di rinnovare con 5 anni d’anticipo l’Autorizzazione Integrata Ambientale, cancellando tutti gli interventi di mitigazione del rischio ambientale previsti dall’Autorizzazione precedente”, scrive il parlamentare pentastellato. Ad avviso di Berti si tratta di una “fretta quantomeno sospetta e inusuale, visto che solo un mese e mezzo fa l’impianto livornese è stato messo sotto la lente di ingrandimento niente meno che dalle Nazioni Unite”, che hanno “annunciato una indagine sullo sversamento a mare di 866mila tonnellate di solidi sospesi e di 88,7 tonnellate di metalli pesanti solo negli ultimi 3 anni”.

Gli interrogativi di Berti nascono dopo un articolo di Libero nel quale si ricorda sia il report dell’Onu che l’accordo firmato tra Leonardo, di cui Cingolani era all’epoca Chief tecnology&Innovation officer, e la multinazionale belga per la creazione di un “laboratorio di ricerca congiunto dedicato allo sviluppo di materiali termoplastici e di nuovi processi di produzione, fondamentali per l’industria aerospaziale”. Un’intesa che il futuro ministro della Transizione Ecologica definì “un passo significativo nella ricerca sui materiali avanzati”. Da qui l’invito del deputato al ministro “a riferire al più presto in aula per rendere conto delle sue scelte unilaterali” e “spiegare perché a beneficiarne sia stata proprio un’azienda con la quale, subito prima della sua nomina all’interno del governo, aveva sviluppato un accordo commerciale”.

Da un ministro dell’Ambiente, aggiunge Berti, “mi sarei aspettato un surplus di indagini su un’azienda sospettata, a ragion veduta, di aver inquinato per anni il nostro mare”. E invece, ad avviso del parlamentare toscano, Solvay ha avuto una “corsia preferenziale, per di più in un Paese nel quale le procedure autorizzative per gli impianti di energia rinnovabile vanno inesorabilmente a rilento”. Si tratta quindi, secondo Berti, di una “doppia beffa”. Cingolani, conclude, “ci dica se, in questa nuova stagione del governo Draghi, intende lavorare per l’interesse dei cittadini o per quello delle grandi multinazionali”.

Mercoledì il Mite ha fatto sapere che “il rinnovo della Autorizzazione integrata ambientale alla Solvay di Rosignano (Livorno) era stato disposto dal Ministero dell’Ambiente nel 2018, prima che il ministro Roberto Cingolani si insediasse nel 2021, perché erano sopraggiunte nuove norme Ue, ed era necessario aggiornare l’autorizzazione in base a queste”. Il ministro afferma quindi di non avere “alcun conflitto di interesse con l’azienda: da manager di Leonardo aveva soltanto lanciato un progetto di ricerca non commerciale fra le due aziende”.