Scuola

L’alternanza scuola-lavoro forma futuri lavoratori ubbidienti e sottopagati

Lorenzo Parelli, studente all’ultimo anno di scuola superiore, è morto schiacciato da una trave d’acciaio in un’azienda di costruzioni meccaniche. “È uscito per andare a scuola e non è più tornato”, si dispera la madre. Lorenzo è morto in orario scolastico, durante le ore di alternanza che dovrebbero preparare gli studenti al mondo del lavoro. Ossia, all’insieme delle attività e delle funzioni “che concorrono al progresso materiale e spirituale della società”. Dunque, alla produzione di beni e servizi e all’organizzazione di questa produzione.

Avete però mai avuto notizia di studenti e studentesse che, durante le ore di alternanza scuola-lavoro, svolgano mansioni manageriali? Che assistano gli azionisti mentre si spartiscono i dividendi? Che affiancano gli amministratori delegati mentre ristrutturano le aziende proponendo scivoli in uscita ai lavoratori tutelati dall’articolo 18 per assumerne di nuovi con contratti precari? Notizie di studenti che imparino dai direttori del personale a stabilire i turni di lavoro, che partecipino ai consigli di amministrazione dove si decidono fusioni e delocalizzazioni sulla pelle dei lavoratori? Studenti che affianchino il management aziendale mentre organizza la produzione sub-appaltando gli appalti? Che affianchino i delegati sindacali nelle vertenze e nella stesura dei contratti?

No. Perché l’alternanza scuola-lavoro non si è data lo scopo di preparare davvero le ragazze e i ragazzi al mondo del lavoro – di aiutarli a comprendere e un domani a gestirne le dinamiche, a migliorare i processi produttivi, a garantire la sicurezza e i diritti dei lavoratori. Si è data lo scopo di fornire alle imprese mano d’opera gratuita nei mesi obbligatori di alternanza e di formare – o meglio, deformare – i lavoratori e le lavoratrici di domani rendendoli ubbidienti e docili, spedendoli a svolgere le mansioni più basse senza stipendio e senza tutele sindacali, pronti per adattarsi al mondo del lavoro che li aspetta: quello del lavoro precario e sottopagato dove 9 contratti su dieci sono a termine e un lavoratore su quattro è povero nonostante la Costituzione preveda che non lo sia nessuno.

Ciascun lavoratore avrebbe infatti diritto a una retribuzione che sia “in ogni caso sufficiente a assicurare al lavoratore e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. Eppure, 5 milioni di lavoratori guadagnano meno di 10mila euro lordi l’anno e il 60 per cento di chi è entrato nel mondo del lavoro negli anni 90 avrà una pensione inferiore alla soglia di povertà. È a questo sfruttamento legalizzato che prepara l’alternanza scuola-lavoro.

Dopo la morte di Lorenzo, migliaia di studenti sono scesi in piazza per protestare contro il governo e contro il sistema dell’alternanza così come concepita dal governo Renzi. Hanno reclamare il diritto a una scuola che sia sicura e che formi i cittadini e i lavoratori di domani, che insegni loro a far valere i propri diritti e a organizzare la produzione dei beni e servizi in modo da assicurare il benessere materiale e spirituale della società. Gli studenti che reclamavano il rispetto dei diritti costituzionali sono stati accolti dalle forze dell’ordine che li hanno manganellati e feriti. Immagino che per Lamorgese fossero le ore di alternanza scuola-stato di diritto.

Segnalo che mentre il nostro governo migliore carica in assetto antisommossa le studentesse e gli studenti che chiedono il rispetto della Costituzione, in Cile nasce un governo socialista in larga parte composto dai leader delle lotte studentesche che hanno determinato il risultato elettorale. Un governo socialista con 14 donne su 24 ministri. In Italia sarebbe impossibile. Trovare 24 socialisti.