Cronaca

Pedofilia, Joseph Ratzinger si corregge: partecipò alla riunione in cui si parlò del prete di Essen che aveva abusato di alcuni ragazzi

Si tratta di un incontro dell’Ordinariato avvenuto il 15 gennaio 1980 in cui, secondo l'accusa, si decise di prendere nell’arcidiocesi di Monaco un prete già accusato di abusi e che continuò nei suoi comportamenti. In precedenza il Papa emerito aveva invece detto di essere stato assente. Nel corso dell'incontro, stando alla versione dell'Ex Pontefice, "non è stata presa alcuna decisione circa un incarico pastorale del sacerdote interessato"

Joseph Ratzinger cambia versione. Tramite il proprio segretario personale mons. Georg Gaenswein, Benedetto XVI ha corretto una dichiarazione essenziale relativa al dossier che lo vede coinvolto nell’accusa di “comportamenti erronei” nel gestire 4 casi di preti pedofili, evidenziati dal rapporto indipendente sugli abusi sessuali nell’arcidiocesi di Monaco, che lui guidò dal 1977 al 1982. Contrariamente a quanto detto in precedenza, Ratzinger partecipò alla riunione dell’Ordinariato il 15 gennaio 1980, durante la quale si parlò di un prete della diocesi di Essen che aveva abusato alcuni ragazzi ed era venuto a Monaco per una terapia. Nell’incontro in questione, dice, “non è stata presa alcuna decisione circa un incarico pastorale (a Monaco, ndr) del sacerdote interessato”. Piuttosto, la richiesta è stata avanzata solo per “consentire una sistemazione per l’uomo durante il trattamento terapeutico a Monaco di Baviera”. La questione che resta in piedi, però, è che Benedetto sapeva del prete accusato di pedofilia.

La dichiarazione integrale diramata da mons. Gaenswein dice che, dopo la presentazione di giovedì scorso, “il Papa emerito Benedetto XVI si è fatto inviare lo stesso giorno il rapporto dallo studio legale di Monaco Westpfahl Spilker Wastl come file Pdf. Attualmente sta leggendo con attenzione le dichiarazioni ivi contenute, che lo riempiono di vergogna e dolore per le sofferenze inflitte alle vittime. Anche se cerca di leggerlo velocemente – prosegue -, chiede la vostra comprensione: a causa della sua età e salute, ma anche per le grandi dimensioni, ci vorrà del tempo per leggerlo per intero. Ci sarà un commento sulla relazione”. Tuttavia, “desidera ora chiarire che, contrariamente a quanto affermato in udienza, ha partecipato all’assemblea dell’Ordinariato del 15 gennaio 1980”. Prosegue: “Ci tiene a sottolineare che ciò non è stato fatto in malafede, ma è stato il risultato di un errore nella redazione della sua dichiarazione. Spiegherà come ciò sia avvenuto nella dichiarazione che seguirà. È molto dispiaciuto per questo errore e si scusa”. “Tuttavia – continua Gaenswein – l’affermazione che l’incarico pastorale del sacerdote in questione non è stato deciso in quella riunione rimane oggettivamente corretta, come documentato dagli atti. Piuttosto, la richiesta è stata accolta solo per l’alloggio durante il suo trattamento terapeutico a Monaco”.

Gli autori del rapporto di quasi 2.000 pagine – che ha individuato 497 vittime di abusi a Monaco dal 1945 al 2019 e 235 responsabili – avevano già definito “poco credibile” l’autodifesa di Ratzinger sul caso in questione, sostenendo appunto che l’allora cardinale sapesse degli abusi del sacerdote e non prese provvedimenti. Proprio la sua precedente dichiarazione, contenuta in una memoria di 82 pagine allegata al dossier, di essere stato assente alla seduta dell’Ordinariato del 15 gennaio 1980, in cui si decise di prendere nell’arcidiocesi di Monaco un prete già accusato di abusi e che continuò nei suoi comportamenti, era stata pubblicamente smentita. “Con nostra sorpresa papa Benedetto ha affermato di non essere stato presente. E lo ha sostenuto anche in modo apodittico, senza lasciar pensare a dubbi di memoria”, ha affermato uno dei legali, Ulrich Wastl. “Dal protocollo della seduta risulta che non fosse assente. Riteniamo dunque le sue dichiarazioni poco credibili”, la conclusione. Era il cosiddetto “caso X”, quello che più salta agli occhi, ma il meccanismo dell’occultamento è simile ad altri: “ci si chiede come sia stato possibile che un prete già individuato sia stato sempre di nuovo spostato, senza che si prendessero delle misure a suo carico”. “Forse lo si è fatto per proteggere l’istituzione ecclesiastica”, ha rimarcato il legale.