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Covid, c’è anche la paralisi del sonno tra i nuovi sintomi della variante Omicron: ecco di cosa si tratta e le indicazioni dell’esperto per prevenirla

Alcuni malati di questa variante del virus Covid-19 nel Regno Unito hanno segnalato di avere provato una "terrificante" paralisi del sonno, un disturbo del sonno caratterizzato, quando ci si sta per risvegliare o poco prima di addormentarsi, da una temporanea - pochi secondi - incapacità di muoversi e parlare

Omicron minaccia anche la qualità del nostro sonno? Alcuni malati di questa variante del virus Covid-19 nel Regno Unito hanno segnalato di avere provato una “terrificante” paralisi del sonno, un disturbo del sonno caratterizzato, quando ci si sta per risvegliare o poco prima di addormentarsi, da una temporanea – pochi secondi – incapacità di muoversi e parlare. La paralisi è dovuta di fatto a un prolungamento eccessivo della fase di sonno Rem, oppure a un suo inizio anticipato. Si tratta di un fenomeno innocuo e che la maggior parte delle persone la proverà soltanto una o due volte nella vita. E comunque l’unico modo per prevenirla è dormire un numero di ore adeguato con la propria età e stile di vita.

Anche perché dormire poco è sempre un fattore che ostacola la qualità della vita. A questo proposito, un’altra segnalazione arriva da uno studio del Massachusetts Institute of Technology di Boston, pubblicato sulla rivista Scientific Reports. Che cosa rivela? Quando dormiamo poco ci muoviamo male, trasciniamo i piedi, con un’andatura lenta e irregolare: tutti segnali frutto di una carenza di sonno. La ricerca ha coinvolto un gruppo di studenti universitari che per 14 giorni dovevano dettagliare tutte le loro attività diurne e compilare un diario del sonno. E sono indizi che non vanno trascurati. Sappiamo infatti che dormire poco influisce sulle capacità mentali di una persona e finora non era chiaro che alcune delle attività che eseguiamo in modo automatico, come camminare, potessero essere influenzate dalla carenza di sonno.

Gli esperti della ricerca hanno controllato il passo del gruppo di studenti in osservazione su un tapis roulant in diverse sessioni, sia dopo che i giovani avevano dormito normalmente, sia nelle giornate che seguivano notti insonni o comunque con meno ore di sonno rispetto alla media. Ebbene il passo sul tappeto rotante era tanto più incerto quanto meno gli studenti avevano dormito la notte precedente la prova. “Una privazione del sonno notturno si riflette nella necessità di riposare, in senso di stanchezza e in una vera e propria sonnolenza durante il giorno, testimoni dell’attivazione del sistema che controlla il nostro sonno, il sistema Gabaergico”, ci spiega il dottor Giuseppe Plazzi del Dipartimento di scienze biomediche e neuromotorie, Uoc clinica neurologica, ospedale Bellaria, e presidente dell’Associazione italiana di medicina del sonno. “L’attivazione del sistema Gabaergico, oltre a favorire l’inizio del sonno, ossia una sonnolenza, provoca ‘ipotonia’, una debolezza muscolare che tutti noi proviamo quando siamo stanchi. Appare quindi intuitivo come il debito di sonno si trasformi in un ridotto rendimento dal punto di vista muscolare come dimostrato dallo studio in oggetto. Ma non solo: la privazione di sonno si manifesta anche con una più alta propensione all’errore, una maggiore irritabilità, una minor ‘tenuta psicologica’”.

Dottor Plazzi, quanto la performance sportiva, non solo tra i professionisti, è quindi condizionata da come gestiamo il riposo notturno?
“La performance sportiva in generale è condizionata da un buon riposo notturno, non solo per i watt che i nostri muscoli possono erogare; anche la riserva del sistema cardiovascolare e l’aspetto cognitivo (lucidità, motivazione, capacità di elaborare una strategia) dipendono direttamente dal ristoro notturno. Inoltre, un ‘cronotipo mattutino’ (una persona che si addormenta senza problemi alla sera e si sveglia presto al mattino, riposato e di buonumore) è avvantaggiato nella performance sportiva rispetto a un ‘cronotipo serotino’ (che tira tardi e al mattino stenta ad alzarsi, portandosi dietro per minuti e a volte ore una sensazione di annebbiamento mentale e cattivo umore)”.

Tra i ragazzi si instaurano spesso abitudini che minano la qualità del loro sonno. Pensiamo per esempio al fenomeno del Binge watching, il guardare diversi episodi di una serie tv consecutivamente, senza soste. In che modo questo può incidere sul loro rendimento scolastico?
“Una lunga veglia notturna sposta in avanti il nostro orologio del sonno determinando un sonno scarsamente ristoratore e favorendo l’inerzia del sonno (sleep inertia) mattutina. Inoltre, la stimolazione luminosa notturna inibisce il rilascio di melatonina, indispensabile per far partire il nostro sonno, e l’esposizione a contenuti narrativi o visivi attivanti o ansiogeni ha ripercussioni sulla qualità ed efficienza del sonno”.

Il sonno è anche collegato alla salute del sistema immunitario?
“Numerosi studi dimostrano come una buona qualità del sonno notturno sia indispensabile per la crescita (nel bambino e nell’adolescente), per il consolidamento della memoria, per il metabolismo, per il benessere del sistema cardiovascolare, per controllare l’infiammazione e sicuramente per l’ efficacia ed efficienza del sistema immunitario”, conclude Plazzi.

Infine, un dato positivo per chi è comunque costretto a lavorare sottraendo ore al sonno, come nei turni di notte: dalla ricerca del Massachusetts Institute of Technology di Boston emerge che recuperare il sonno perduto, per esempio dormendo di più durante il fine settimana, può essere una strategia importante. Si riacquista almeno più agilità nei movimenti.