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Chiusura discoteche, dj Ralf: “Capisco la rabbia, ma misure adeguate ad Omicron. Il vaccino sia obbligatorio. Le mie date? Fino al 26 confermate”

Sessantaquattro anni, tra i più famosi dj italiani di musica house, ragiona sulla chiusura delle discoteche fino al 31 gennaio: "Avere cautela ed essere rigorosi non è sbagliato. I ristori? Avrebbero dovuto comunicarli subito"

Va ‘controcorrente’, dice di capire la “rabbia” ma che le misure prese dal governo sono a suo avviso “adeguate” al continuo picco di nuovi casi che l’Italia sta subendo a causa della variante Omicron. La soluzione ai problemi, specifica, dovrebbe essere un’altra: “Serve l’obbligo vaccinale”. Dj Ralf, al secolo Antonio Ferrari, farà ballare per l’ultima volta il 26 dicembre, sempre che il decreto non venga pubblicato prima in Gazzetta Ufficiale entrando quindi in vigore, poi spegnerà di nuovo la consolle: “Per ora le serate mi sono state confermate”. Sessantaquattro anni, tra i più famosi dj italiani di musica house, aveva due appuntamenti in programma nei giorni di Capodanno, ma il decreto del governo ha stabilito che le discoteche chiuderanno di nuovo, dopo aver riaperto l’11 ottobre, almeno fino al 31 gennaio.

“Ritengo le misure adeguate ai picchi che stiamo vedendo, dovuti alla variante Omicron. Allo stesso tempo resto convinto che il nostro comparto subisca sempre un forte pregiudizio da parte delle istituzione”, chiarisce subito a Ilfattoquotidiano.it. La soluzione, ragiona, è un’altra: “Se la gente si vaccina, questa variante, come tante altre che arriveranno, ce lo insegna la storia dei virus, riusciremo a sconfiggerla – spiega – Noi abbiamo dimostrato di essere stati lungimiranti nel puntare molto sulla campagna di vaccinazione. Guardate all’estero in quanti sono messi peggio di noi”. Più che sulle misure, dj Ralf ha altro da ‘rimproverare’ al governo. Da un lato, la tempistica della comunicazione data giovedì sera: “Un preavviso così breve ha messo in crisi diverse figure, a iniziare dai promoter, che ruotano attorno a una serata. Avrebbero almeno dovuto dire subito che c’erano i ristori. Il mio commercialista sostiene che alla fine sarà così, come è sempre stato quando sono state stabilite chiusure di alcuni settori”.

E poi, soprattutto, la titubanza sull’imporre il vaccino obbligatorio: “Io sono favorevole. Ho avuto amici cari che sono morti quando non c’era il vaccino, quindi resto convinto che ci vuole prudenza e sia necessario aderire alla campagna. Sperando che arrivino dei farmaci che possano aiutarci nel curare le forme gravi”. Quindi ricorda: “Quando arrivò il vaccino per la poliomelite non ci chiedevano se lo volevamo o meno. Venivano e ce lo facevano – racconta – Avevo uno zio che era parrocco, da piccolo facevo volontariato con lui e aiutavo i bambini colpiti dalla polio. Se oggi non ci sono più, è merito del vaccino”.

Dj Ralf è convinto che sia necessaria “cautela” e che “essere rigorosi non è sbagliato”: “Purtroppo siamo un settore che per i motivi stessi per cui nasce – ovvero divertirsi, ballare, urlare, abbracciarsi e baciarsi – è tra i meno indicati se bisogna stare lontani da un virus. Non posso dire che hanno sbagliato, spero che il virus diventi endemico il prima possibile”. Eppure, qui puntualizza, “tutto si può far meglio”, secondo il disc jockey di Bastia Umbra: “Certo che resta una differenza tra un teatro e una discoteca, ma mi chiedo allo stesso tempo perché i protocolli avessero deciso che in pista puoi non avere una mascherina, ma doverle avere al bancone del bar”.

La via maestra per avere piste affollate, all’aperto e al chiuso, club pieni e ragazzi che ballano in tranquillità resta solo una, quella di vaccinarsi: “Una parte, una buona parte a mio avviso, non ha aderito alla campagna perché ha paura, l’altra perché si informa dove non dovrebbe – aggiunge – Siamo al punto che ci si detesta tra vaccinati e No vax. Così a lungo andare la situazione sociale diventerà sempre più difficile”.

Convincere le persone aiuterebbe a risolvere il problema? “Dobbiamo provarci, anche se mi deprime un po’ trovare tanta gente in giro che crede sia tutto un grande complotto, nel quale è coinvolta anche la stampa – conclude – Ogni rivoluzione porta in dote progresso e regresso. Quella industriale migliorò la qualità della vita e ha devastato l’ambiente. Internet è un fenomeno che accorciato le distanze e ci concede infinite possibilità, ma è anche il luogo dove in un periodo come questo è troppo facile perdere di vista la realtà”.