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The Ferragnez, dalla cac*a di Fedez ai pattini di Leone. Manca quel voyeurismo un po’ scopofilo e inconscio che spinge a sbirciare i canali social (altrui)

Fedez e Chiara andrebbero filmati di nascosto da un Oliver Stone o da un Werner Herzog, da un Gianfranco Rosi o da un Michelangelo Frammartino, giusto così per cogliere una scintilla di verità oltre la cortina fumogena dell’esposizione di un’immagine già privatamente pubblica. Poi chiaro, va bene anche così, i personaggi, i caratteri della serie modello Kardashian, nel loro linguaggio social chic funzionano pure

C’è un discorso riguardante la verità in scena che rispetto a The Ferragnez si potrebbe e dovrebbe fare. Cioè quell’idea che seguendo la serie Amazon su Chiara Ferragni, Fedez, Leone, dog and family, staremmo osservando uno squarcio di realtà potenziata (loro). Prendiamo l’attimo, montato abilmente, come scheggia apparentemente impazzita e marrone, in cui Fedez torna da Sanremo e arriva nella casa sul Lago di Como dove Chiara, le sue sorelle, i cognati, suoceri e suocere, stanno passando insieme un weekend prenatalizio. Fedez entra in casa e appena vede la moglie dice: “Devo fare la cacca”. Il fatto che un essere umano abbia necessità ad andare di corpo, magari dopo un lungo viaggio, e dopo una serie di vincoli draconiani d’appoggio nelle toilette sanremesi, è sì un’osservazione modello comicità di Bombolo del lato scatologico della quotidianità, ma paradossalmente non è nulla a confronto di come I Ferragnez, la serie, non racconti nulla di nulla che vada oltre un dispositivo già molto dilatato e verista come i (loro) canali social. Insomma, la cacca di Fedez non aggiunge, non somma “realtà” dei Ferragnez che non sia già stata vista e assimilata. Del resto il documentario di alcuni anni fa sulla padrona di casa, Ferragni – Unposted, di non postato non aveva proprio nulla. Già perché è complesso ricavare succo da un arancio già spremuto. O, come sostenevamo recensendo il documentario dal festival di Venezia “non è che dove non c’è spessore non c’è niente da filmare, anzi. Semmai è l’idea di autocelebrazione che sta alla base di Unposted a pesare come un macigno”. Veniamo quindi al nocciolo della questione che, appunto, non è “il dirigibile marrone senza elica e timone” dentro Fedez.

Il punto è che più si va oltre i social dei Ferragnez (e già lì il filtro della scelta “di regia” su cosa postare è amplissimo, quindi spontaneità bassissima) più si finisce sotto la cappa dell’esaltazione del brand, dell’impresa, del fatturato. Già perché un “che bello” esclamato dalla Ferragni davanti alle luminarie di Natale che si accendono nel villone comasco, o davanti a un paio di pattini per il figlio Leone, potrebbero creare la fortuna eterna ed improvvisa per i produttori di quelle luminarie o di quei pattini. Quindi ne I Ferragnez, la serie, continua ad esserci l’affermazione del marchio in ogni angolo di inquadratura (i vestiti premaman, gli smartphone, scarpe, scarpette e trucchi per il viso), ma a latirare quello per cui orde abnormi di fan e follower (spettatori pochini) donerebbero un rene: quel voyeurismo un po’ scopofilo e inconscio che spinge a sbirciare i canali social (altrui).

Inutile, non basta l’espediente drammaturgico che fa da filo conduttore della seriela seduta psicoanalitica di coppia per Fedez e Chiara con tanto di lacrimuccia – perché in fondo il tassello, enorme, che manca nella (loro) infinita giaculatoria di presenza quotidiana universale è la casuale bavetta sul cuscino quando si alzano la mattina, la tutina sformata da ore e ore di divano, un prevaricante dito nel naso e non solo la descrizione verbale di una “caccola” che dà fastidio dentro alla narice, o anche solo quella cacca, cercata spasmodicamente da Fedez, che diventa una reale, inquadrabile seduta sul water, proprio come quando Patrizio Roversi cercava di battere il record di diretta televisiva mondiale dal palco della Festa dell’Unità di Bologna e si faceva inquadrare da videocamere fisse 24/7 anche quando dormiva con annessa bavetta e si sedeva sulla tazza per i suoi fisiologici bisognini. Fedez e Chiara andrebbero filmati di nascosto da un Oliver Stone o da un Werner Herzog, da un Gianfranco Rosi o da un Michelangelo Frammartino, giusto così per cogliere una scintilla di verità oltre la cortina fumogena dell’esposizione di un’immagine già privatamente pubblica. Poi chiaro, va bene anche così, i personaggi, i caratteri della serie modello Kardashian, nel loro linguaggio social chic funzionano pure, ma rimangono tutto chiacchiere e fatturato.