Attualità

Anteprima under 30 della Scala 2021, a tu per tu (da imbucata) con i giovani tra pagelle e vestiti rubati: “Maneskin vs Macbeth? Ecco chi vince”

Infiltrata, imbucata, camuffata da under30 spero di fare la domanda giusta ai ragazzi e ragazze che già in metropolitana si riconoscono. Papillon, abito lungo, pochette, mascherina nera o con paillette. Alla fine lo spettacolo gli under30 lo hanno già promosso. Chi con qualche riserva, chi con entusiasmo

Meglio un concerto dei Måneskin o il Macbeth di Verdi? Infiltrata, imbucata, camuffata da under30 spero di fare la domanda giusta ai ragazzi e ragazze che già in metropolitana si riconoscono. Papillon, abito lungo, pochette, mascherina nera o con paillette. Stanno andando alla serata del 4 dicembre, quella che il teatro alla Scala riserva a chi ha meno di 30 anni prima dell’apertura ufficiale della stagione, a Sant’Ambrogio. La risposta: “Ovvio. La prima della Scala vince. Anzi. La primina. I Måneskin li puoi vedere in tante occasioni. L’opera che inaugura la stagione scaligera solo una volta all’anno. Se ce la fai a prendere i biglietti. È un’esperienza assoluta”.

Non me l’aspettavo. Non solo mi sento boomer. Ma boomer al contrario. Cerco di recuperare: “Conoscete la storia del Macbeth?”. “Ho letto Shakespeare ma non l’ho mai visto in musica, in opera lirica intendo”, risponde Camilla, che ha 29 anni e insegna alle scuole superiori. “Mi sono documentata. È una storia di scalata al potere ancora molto attuale. Però non sono più abituata alle interrogazioni, scusi”. Le fa eco Elisa, coetanea, responsabile acquisti in una multinazionale. “L’ambizione sfrenata di Macbeth è più che mai oggi un concetto inclusivo, riguarda tutti e coinvolge la sfera pubblica e privata”. “Vero – aggiunge Giada, 27 anni laureanda in giurisprudenza – Le tematiche trattate somigliano a quelle della nostra politica italiana. Sete di potere”.

Dalla lunga e ordinata fila che dall’ingresso del Piermarini si spinge fino a via Santa Margherita vedo un ragazzo alto e davvero ben vestito. Smoking, scarpe di vernice, camicia plissettata, papillon. “Quanto sei alto, come ti chiami e cosa fai?”. Risponde calmo, contento di raccontarsi (fossi stata in lui ai miei tempi mi sarei mandata a quel paese): “Sono Alessandro, alto 1.88, ho 30 anni e mi sto specializzando in psichiatria”. “Perché il Macbeth?”. “Mi interessa il tema della follia omicida. Nell’opera si approfondisce questo aspetto. Strano che un genere così popolare come l’opera lo trattasse già allora, mentre i matti fossero rinchiusi in manicomio. La psicanalisi non era ancora arrivata”.

L’opera oggi deve collegarsi alla contemporaneità, lanciare riflessioni. Sono in molti fra i ragazzi della primina della Scala a pensarla così. Nel frattempo entriamo tutti nel grande foyer. Gli under30 sono a loro agio, a gruppetti. Sorridono, chiacchierano. Come se la Scala fosse di casa. Più che altro guardano il programma di sala. Le ragazze sono in rosso o in nero. “Ho messo lo stesso vestito della laurea triennale”, spiega Cristina, 22 anni, che studia ingegneria informatica. “Ho un tubino preso da Zara – svela Lorenza, 26 anni, manager nell’arte – ma la stola è in puro cashmere”.

E c’è chi ruba ai genitori indumenti adatti all’occasione, o chi se li fa prestare dalla zia. Marco, 27 anni, che lavora per gli eventi Mondadori, indossa un tabarro nero veneziano. “Sono qui per vedere la regia di Davide Livermore – dice – fuori dagli schemi. Ho chiesto a mia zia il suo mantello di quando era giovane”. Le luci si fanno intermittenti, segno che mancano pochi minuti all’inizio. Chi riesce si va a cambiare le scarpe nella toilette, chi non riesce rimane in tuta da ginnastica (ma nera). Come Eva, 14 anni, studentessa del liceo musicale. “Ho finito gli allenamenti e sono corsa qui. Avevo con me vestito e scarpe ma ho dimenticato i collant quindi rimango così. Sportiva”. Si stanno già spegnendo le luci quando Viola, 23 anni, cantante lirica che ha studiato al Conservatorio Verdi, è ancora richiesta per uno scatto dai fotografi. Tacco 12, abito lungo elegantissimo di Max Mara, presenza da attrice, si muove come sul red carpet di Cannes. Conosce bene l’opera e questa sera, forse, si sentirà la futura Lady Macbeth sul palco.

Il primo e secondo atto scorrono fluidi. Chissà se questi ragazzi hanno capito che lo spettacolo è un loro privilegio. La prima della Scala in anticipo a 24 euro. Unico sbattimento: l’acquisto dei biglietti on line e subito. Se no si rischia il sold out. Alla fine del secondo atto ci ritroviamo nel foyer. Molti fanno la fila per il bar. Giacomo, 23 anni, studente di giurisprudenza, sfoggia un orecchino pendente d’argento, unico dettaglio vistoso sul completo blu. “Ti è piaciuto il primo atto?”. “Molto bello esteticamente. Vocalmente eccellente. Ma qui ci vorrebbe un ricambio generazionale. Alla regia”. “Un regista ventenne?”, chiedo. “Perché no”. Antony, 26 anni, medico “finito” e abbonato under30, sottolinea: “Mi ha colpito il contrasto fra allestimento moderno e opera verdiana dell’800 ambientata nel Medioevo”.

Un gruppetto di amici critica la modalità di apparizione del fantasma di Banco (non possiamo spoilerare): “Troppo invadente. La multimedialità a volte distoglie da ciò che avviene in scena. L’allestimento così moderno priva l’opera di mistero. La scena della streghe perde il soprannaturale e il grottesco”. Voto? “Sette”. Giulia, 20 anni, studentessa di ingegneria aerospaziale, vestita con un abito dal corpetto stile Elodie al Festival di Sanremo, è d’accordo. Ma c’è anche chi afferma: “La regia è lungimirante. Siamo entusiasti. Livello altissimo e soprattutto una nuova prospettiva da cui guardare l’opera lirica. Ricca di stimoli. Contemporanea”. Voto?: “Minimo nove”.

Altri, ex compagni di classe del liceo ginnasio Berchet, aggiungono: “Siamo rimasti colpiti dai colori e dalle scene molto elaborate e suggestive. La differenza cromatica fra il popolo e i potenti, la Lady demoniaca in rosso, i potenti in nero. Però siamo anche critici. La Netrebko è partita troppo decisa”. Il riferimento alle grandi metropoli con proiezioni di skyline? “Azzeccatissimo”. A dirlo è Marta, 23 anni, studentessa di filosofia: “Nelle grandi città la competizione è sovrana, lo dico a ragione perché vengo da un paesino di provincia; niente di più adatto a rappresentare il potere”.

Tre ragazze in abito lungo rosso sono in coda per il bar. Bollicine? Chiedono quanto costa. “Vabbè, per una serata speciale si possono anche spendere 15 euro per un bicchiere di champagne!” Siete sole? “Siamo indipendent women, ci accompagniamo da sole”. Saluti. Tutti tornano a sedersi.

Ma lo spettacolo gli under30 lo hanno già promosso. Chi con qualche riserva, chi con entusiasmo. Bontà loro.