Cronaca

Archivi di Stato, ok del governo all’ordine del giorno che impegna a desecretare i documenti alla scadenza dei termini di legge

In attesa delle linee guida della Commissione di palazzo Chigi per le desecretazioni, al Senato è stato approvato un atto di indirizzo che impegna il Governo a verificare le inadempienze dei diversi organi dello Stato, "esigendo da tutte le pubbliche amministrazioni la redazione di un inventario analitico dei documenti attinenti agli affari esauriti, per metterli compiutamente a disposizione dell'utenza"

Archivi, vecchie carte, documenti segreti: ogni tanto un piccolo passo. In attesa delle linee guida della Commissione della Presidenza del Consiglio presieduta dal sottosegretario Roberto Garofoli, lo scorso 23 novembre al Senato è stato accolto dal governo un ordine del giorno al ddl Bilancio che dà un impulso significativo alla declassificazione di documenti riservati. A presentarlo il dem Gianni Marilotti, presidente della Commissione per la Biblioteca e l’Archivio storico. L’atto impegna il Governo a verificare le inadempienze dei diversi organi dello Stato rispetto “all’obbligo di mettere a disposizione tutti i documenti che superano i limiti temporali massimi di cui all’articolo 122 del codice Urbani (la norma che regola i tempi di desecretazione degli atti, ndr), esigendo da tutte le pubbliche amministrazioni la redazione di un inventario analitico dei documenti attinenti agli affari esauriti, per metterli compiutamente a disposizione dell’utenza. Nel caso delle previsioni derogatorie circa l’obbligo di versamento all’Archivio centrale dello Stato”, prosegue il testo, si dovrà “imporre parità di trattamento per la ricerca storiografica decentrata, in modo che possano essere accessibili e consultabili – alle condizioni predette, poste dall’articolo 122 citato e salva soltanto l’apposizione del segreto di Stato nei limiti di cui alla legge n. 124 del 2007 – anche i documenti degli archivi dello Stato Maggiore della Difesa, dei servizi segreti e degli organi, enti o uffici per i quali non è contemplato l’obbligo di versamento all’Archivio centrale dello Stato”.

Traduciamo: se dopo la scadenza del termine di legge (cinquant’anni) all’interno degli archivi depositati esistono carte ancora segrete – e ne esistono eccome – bisogna che gli enti si attivino per metterle a disposizione. Se viene chiesto loro conto di quelle carte, e non rispondono entro trenta giorni, avranno comunque l’obbligo di liberarle. L’iniziativa di Marilotti peraltro ha anche un’efficacia diretta, visto il ruolo ricoperto dal senatore: se un utente dell’Archivio storico del Senato chiederà di leggere un documento riservato e l’ente “emittente” non risponderà alla domanda – come ha fatto di recente il ministero degli Esteri – si procederà. L’ordine del giorno riguarda a tutto tondo gli archivi e chiede al governo di usare i fondi del Pnrr per “condurre un esaustivo censimento degli archivi italiani” e riattivare il “programma straordinario finalizzato alla prosecuzione e allo sviluppo delle attività di inventariazione, catalogazione e digitalizzazione del patrimonio culturale, anche al fine di incrementare e facilitare l’accesso e la fruizione da parte del pubblico in funzione del rilancio di tutte le iniziative di digitalizzazione”. “L’ordine del giorno è senz’altro una buona notizia ma tutto sta nella sua pratica attuazione”, dice al fattoquotidiano.it Ilaria Moroni, direttrice dell’Archivio Flamigni e componente della commissione di palazzo Chigi sulla desecretazione. E poi voglio ricordare un immenso problema pratico: la questione degli spazi dei depositi degli archivi e della mancanza di personale. È un enorme problema che spero troverà sollievo con i fondi del Pnrr, come chiede il documento”.