Diritti

Figlicidio di Vetralla, lo Stato deve farsi carico delle famiglie in condizioni di fragilità

di Jakub Stanislaw dott. Golebiewski

La notizia è di ieri, le dinamiche sono ancora da chiarire ma rappresentano uno dei reati di maggiore impatto sull’opinione pubblica ma non creano il necessario allarme sociale. Tuttavia, figlicidio, abusi e maltrattamenti non sono il male dell’odierna società, sono sempre drammaticamente esistiti. Oggi come ieri questo tipo di delitti provocano sgomento in quanto il contesto in cui accadono è quello familiare, un luogo sicuro che avrebbe lo scopo di tutelare i membri che ne fanno parte favorendo, attraverso l’amore e il sostegno reciproco, lo sviluppo e la realizzazione di ognuno.

Questo a parole, nell’immaginario collettivo restituiscono fatti come quello di ieri: un uomo di 44 anni, Mirko Tonkov, di origini polacche avrebbe ucciso a coltellate il figlioletto di 10 anni per poi tentare il suicidio. Il presunto assassino era ricoverato da giorni per Covid in un ospedale romano e aveva per violenza in famiglia un divieto di avvicinamento nei confronti del figlio e della ex, da cui non era ancora separato legalmente. La tragedia è avvenuta all’interno della casa familiare a Vetralla, vicino Viterbo. La mamma del bambino sarebbe rientrata a casa in un secondo tempo, quando ormai il bambino era già morto. L’uomo, in stato confusionale verrà sottoposto a esami tossicologici per stabilire se abbia assunto sostanze.

In qualità di Presidente di Padri in Movimento, un’associazione tra le più seguite in Italia che promuove una sana bigenitorialità nel rispetto dei genitori separati, ho difficoltà ad esprimermi su questo tragico evento. Separazione, distacco, sofferenza non possono entrare a far parte delle attenuanti utili a giustificare un gesto efferato come quello di Vetralla. È da folli accettarlo così e andare avanti come se nulla fosse. Coloro che, criticando le azioni da parte della magistratura a favore della tutela di donne e bambini in nome della bigenitorialità, invocano la letteratura greca con Medea, commettono un grave errore.

Ogni qualvolta una madre uccide un figlio dando il via alla solita gogna mediatica, dimentica la storia di Agamennone che sacrificò la propria figlia per guadagnarsi il favore della vittoria prima della partenza per la guerra di Troia, oppure quella di Ercole, reso folle dalla dea Era, che uccise la moglie Megara e i figli che aveva avuto con lei dopo aver scoperto che ella era stata abusata durante la sua assenza. Ciò che è stato narrato come epopea lo ritroviamo tristemente raccontato quotidianamente tra le pagine di cronaca.

Se qualcuno più coraggioso avesse spostato l’attenzione dai genitori sul figlio, forse oggi Matias sarebbe ancora vivo. Nonostante la sua età, nascondeva un segreto molto più grande di lui, un disagio legato proprio all’atteggiamento paterno, nonostante su Facebook in alcune recenti fotografie sembrano felici, o quantomeno Matias appare sereno. Segnali importanti ce ne sono stati eccome, ma non recepiti per quello in cui potevano trasformarsi. Il padre viene descritto come un tipo solitario, taciturno, capace però di trasformarsi all’improvviso ed avere atteggiamenti violenti. Scatti avvenuti davanti a testimoni, come riporta il Corriere della Sera, di notte, in piazza o davanti alla parrocchia di Santa Maria del Soccorso, dove di pomeriggio Matias andava a passeggiare ma con lo zio, al quale era molto affezionato.

Queste vicende dovrebbero allarmarci se si pensa che ciò accade in una società, come quella odierna, in cui il bambino viene tutelato e difeso da norme giuridiche specifiche. Ma questo evidentemente non basta.

Se è vero che risulta molto difficile, se non impossibile, prevedere simili gesti, sarebbe, invece, importante e necessario sensibilizzare i singoli e le famiglie a chiedere aiuto in situazioni di violenza e problematiche sia individuali che dell’intero nucleo familiare, al fine di maturare coscienza della situazione ed avere la possibilità di agire in tempo per affrontare le difficoltà in modo sano ed efficace. Quindi poco importa chi tra madre o padre riesca a commettere reati così gravi, ciò di cui abbiamo bisogno sono necessarie misure per arginare questo fenomeno e la politica ha l’obbligo di farsene carico, il prima possibile o, ancor meglio, immediatamente perché siamo già in ritardo.