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Peptidi biomimetici, cosa sono e perché aiutano a curare l’invecchiamento cutaneo. La dottoressa Romano: “Ma occorrono test di efficacia”

"Si prendono per esempio peptidi biomimetici che vengono creati in laboratorio per imitare i peptidi naturali. Nei prodotti di skincare, i peptidi biomimetici possono essere trovati in trattamenti mirati come i sieri per ridurre l’aspetto dell’invecchiamento", ha spiegato la dermatologa e Presidente di Skineco, associazione scientifica di ecodermatologia

Il mondo della cosmesi non smette di stupire. Di recente si è parlato anche dell’utilizzo di placenta vegetale per i trattamenti viso, anche in caso di inestetismi della pelle provocati per esempio dall’acne. Questo grazie a tecnologie produttive “biomimetiche” che imitano sostanze naturali in laboratorio. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Pucci Romano, dermatologa e Presidente di Skineco, associazione scientifica di ecodermatologia.

Dottoressa Romano, ci sono nuovi prodotti per la pelle che si rifanno addirittura alla placenta, definendola vegetale. Non è un po’ una forzatura?
“In realtà, detto così non significa niente. Mentre più interessante è sottolineare il processo produttivo biomimetico”.

In che cosa consiste?
“È realizzato con l’obiettivo di imitare e riprodurre un fenomeno osservato in sistemi biologici. Nel nostro caso si prendono per esempio peptidi biomimetici che vengono creati in laboratorio per imitare i peptidi naturali. Nei prodotti di skincare, i peptidi biomimetici possono essere trovati in trattamenti mirati come i sieri per ridurre l’aspetto dell’invecchiamento cutaneo”.

Danno buoni risultati sulle rughe della pelle?
“Potenzialmente sì. Le aziende che li utilizzano però dovrebbero eseguire dei test di efficacia che non sempre compaiono a corredo del prodotto, preferendo spesso il ricorso a test di autovalutazione in cui si chiede a un gruppo di persone, per esempio trenta donne, di provare il cosmetico per un mese o più e fare il confronto a prima dell’utilizzo. Si tratta di prove soggettive che, anche se dotate di una loro validità, andrebbero sempre affiancate a test strumentali oggettivi e possibilmente espletati da laboratori indipendenti”.

Problemi di acne e di cicatrici che provoca questa patologia si possono risolvere con sieri di questo tipo?
“Proviamo a fare un po’ di chiarezza. La cicatrizzazione è una reazione fisiologica in conseguenza a un trauma, ma può verificarsi anche come conseguenza di una patologia: è il caso delle cicatrici da acne. L’acne, contrariamente a quanto si crede, non è un semplice inestetismo ma una malattia infiammatoria che può esprimersi in varie tipologie, compresa una variante più grave delle altre, la nodulare-cistica. Questa forma è quella che, se non curata bene e per tempo, lascia cicatrici. Le cicatrici da acne sono indicate come ‘perdita di sostanza’: in pratica la pelle perde una parte di se stessa dove si verifica il danno ed ecco apparire i ‘buchi’, davvero difficili da curare. Pertanto, è fondamentale mettere in atto l’approccio medico proattivo e preventivo. Una skincare di supporto è altrettanto importante, con la scelta di cosmetici giusti che assicurino una corretta detersione e una normalizzazzione dei parametri cutanei, come per esempio l’idratazione, che spesso viene penalizzata dai farmaci antiacne. Inoltre, consente una sinergia vincente con la terapia, spesso riducendo i tempi di guarigione e pervenendo gli esiti temuti”.