Politica

Lega, dopo la guerra (per ora) è tregua nel consiglio federale. Salvini: “Ascolto tutti, poi decido io”. Fiducia dal partito e Giorgetti

L'incontro convocato solo 24 ore prima per ricucire gli strappi con l'ala governista del Carroccio e in particolare col ministro Giorgetti. Scontro congelato, tutto rinviato alla conferenza programmatica del partito di metà dicembre

“Ascolto tutti e decido, come sono solito fare sempre”. E’ questa la frase usata da Matteo Salvini arrivando alla Camera per la riunione del consiglio federale del partito, ed è questa la perfetta sintesi di quanto avvenuto dopo giorni di scontri e attacchi interni. Per il momento la resa dei conti nel Carroccio è stata congelata: c’è chi parla apertamente di tregua e la nota del partito sul rinnovo della fiducia al leader risulta condivisa anche dal ministro Giancarlo Giorgetti. La riunione era stata convocata solo 24 ore prima, costringendo proprio Giorgetti a cancellare tutti gli impegni, e il segretario ha parlato per circa 50 minuti rimarcando l’esigenza di essere compatti e stare sui fatti. “Mi interessa parlare di flat tax o bonus ai genitori separati. Mi appassionano i temi concreti. Non altro”, ha detto. Convinto che “la visione della Lega è vincente”. Quindi, come fa sapere il partito, “tutti coloro che sono intervenuti, a partire da Giorgetti, ribadiscono totale fiducia nell’attività, nella visione e nella strategia del segretario Salvini”. Tutto rinviato insomma all’11 e 12 dicembre, quando la Lega farà una conferenza programmatica a Roma “per sancire, aggiornare e decidere i binari su cui viaggiamo”.

Eppure negli ultimi giorni, se non settimane, i dubbi sulla tenuta della dirigenza sono stati tanti. Solo due giorni fa, nelle anticipazioni del libro di Bruno Vespa, sono circolate le dichiarazioni di Giorgetti sul fatto che “Salvini deve decidere da che parte stare” perché “la sua svolta europeista è incompiuta”. Accuse a cui ha risposto indirettamente oggi Salvini, quando ha detto: “La visione della Lega è vincente, ne sono convinto. Non inseguiamo la sinistra, perché altrimenti perdiamo…”. E soprattutto: “Il Ppe non è mai stato così debole, è impensabile entrare nel Partito popolare anche perché è subalterno alla sinistra. E noi siamo alternativi alla sinistra”. Come a dire che la strada tracciata insieme al premier ungherese Viktor Orban e al polacco Mateusz Morawiecki è segnata. Ed è sicuramente distante da quella suggerita da Giorgetti. Oltre ai due duellanti, alla riunione hanno partecipato: il terzo vicesegretario Lorenzo Fontana, i capigruppo di Camera e Senato e i commissari regionali. Collegati in video i governatori, da Zaia a Fedriga.

Per il leader comunque l’obiettivo sembra centrato: ribadire a tutti che la linea del partito di via Bellerio la dà lui, non altri. Dalle tasse al lavoro, che si vuole difendere nella manovra, fino al neogruppo sovranista da costruirsi in Europa. Ma per farlo deve tenere a bada l’ala ‘governista’ che continua a prendere le distanze, prendendo di mira le provocazioni che Salvini alterna a quella di governo. Al di là delle polemiche interne, il consiglio discute soprattutto di manovra e il massimo impegno sul taglio delle tasse: “9 miliardi per regalare redditi di cittadinanza a furbi ed evasori non è rispettoso per chi fatica e lavora – arringa i suoi Salvini – interverremo in Aula per dirottare sul taglio delle tasse una parte di quei miliardi”.