Scienza

Ecco il piccolissimo robot che sbaglia e impara grazie a un mini cervello fatto di neuroni coltivati in provetta

L’esperimento, pubblicato sulla rivista Applied Physics Letters dai ricercatori dell’Università di Tokyo, potrebbe dare un ulteriore contributo allo sviluppo di computer ispirati al cervello umano e di nuove interfacce tra uomo e macchina

Un piccolissimo robot con un vero mini-cervello, fatto di neuroni coltivati in provetta, che lo comandando imparando dai suoi stessi errori. Arriva dal Giappone, come riporta l’Ansa, l’esperimento, pubblicato sulla rivista Applied Physics Letters dai ricercatori dell’Università di Tokyo, che potrebbe dare un ulteriore contributo allo sviluppo di computer ispirati al cervello umano e di nuove interfacce tra uomo e macchina. Come Abel il robot umanoide realizzato dai ricercatori del centro di ricerca Enrico Piaggio dell’università di Pisa che prova a capire se riesce a scatenare un’emozione.

Quello giapponese è “uno studio di grande impatto, perché in questo caso la rete neurale del robot non è riprodotta artificialmente in un computer ma è reale, fatta di cellule nervose vere, coltivate in laboratorio”, commenta Egidio Falotico, esperto di intelligenza artificiale a capo del Brain-Inspired Robotics Laboratory (BraIR Lab) della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

I ricercatori giapponesi hanno collegato questo mini-cervello artificiale ad un robot di forma circolare e dotato di ruote (simile ai comuni robot-aspirapolvere ma grande quanto il palmo di una mano) privo di sensori per ‘vedere’ l’ambiente che lo circonda. Una volta posizionato all’interno di un percorso a ostacoli ricostruito in laboratorio, il robot ha imparato a muoversi verso il traguardo proprio grazie ai neuroni, collegati tramite un computer a cui era stato applicato un algoritmo di apprendimento.

“La cosa più interessante – sottolinea Falotico – è che la rete neurale impiegata non è strutturata per eseguire un compito specifico, ma è caotica, contiene cioè connessioni casuali tra i neuroni, e nonostante ciò riesce comunque ad apprendere”. Di fatto “se queste colture cellulari si dimostrassero compatibili con reti biologiche, potrebbero essere usate per essere impiantate in modo da affiancare reti neurali difettose” spiega lo scienziato italiano.