Cronaca

Giulio Regeni, Palazzo Chigi si costituirà parte civile al processo. Il legale della famiglia vuole chiamare Al Sisi in aula

Imputati quattro agenti dei servizi segreti egiziani, accusati di sequestro di persona pluriaggravato: saranno assenti. Verranno chiamati a testimoniare tutti i presidenti del consiglio italiani dei precedenti cinque anni. Il processo inizia giovedì

Si apre giovedì a Roma, nell’aula bunker di Rebibbia, il processo nei confronti dei quattro agenti segreti egiziani accusati del sequestro, delle torture e dell’omicidio di Giulio Regeni. Lo scorso 25 maggio il giudice dell’udienza preliminare ha accolto le richieste della procura e – dopo una camera di consiglio di tre ore – ha rinviato a giudizio gli agenti della National Security del Cairo. Gli imputati saranno assenti, così come lo sono stati nella stessa udienza preliminare. Se verrà valutato che la sottrazione è stata volontaria il processo andrà avanti, anche con gli imputati in contumacia. I quattro agenti della National Security, individuati grazie alle indagini della Procura di Roma, sono il generale Sabir Tariq, i colonnelli Usham Helmi, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif per il reato di sequestro di persona pluriaggravato. A quest’ultimo i pm contestano anche il concorso in lesioni personali aggravate e il concorso in omicidio aggravato. Palazzo Chigi ha affermato di volersi costituire parte civile al fianco della famiglia Regeni. Emerge inoltre un’altra novità sul processo: tutti i presidenti del consiglio italiani che si sono stati al governo nei precedenti cinque anni (quindi Renzi, Gentiloni, Conti e Draghi) verranno chiamati a testimoniare. Con loro anche i ministri degli Esteri e i vertici dell’intelligence. L’avvocato Ballerini, che assiste i genitori di Giulio ha inoltre annunciato l’intenzione di chiamare a deporre anche il presidente Al Sisi.

L’indagine, partita subito dopo il ritrovamento del corpo di Giulio il 3 febbraio 2016 lungo la strada che dal Cairo porta verso Alessandria, è stata affidata al pm Sergio Colaiocco, prima sotto il coordinamento dell’allora procuratore Giuseppe Pignatone e proseguita poi sotto la guida dell’attuale procuratore capo Michele Prestipino. Un’inchiesta che ha avuto la svolta più importante il 4 dicembre 2018. In quella data la Procura di Roma iscrive nel registro degli indagati cinque agenti egiziani, alti ufficiali dei servizi segreti civili e della polizia investigativa d’Egitto, accusati di sequestro di persona. Un risultato frutto del lavoro portato avanti anche grazie Sco e Ros, parte attiva nelle indagini italiane. “Ho visto Giulio ammanettato a terra con segni di tortura sul torace” ha riferito un testimone che per 15 anni ha lavorato nella sede della National Security “dove Giulio è stato ucciso. Al primo piano della struttura c’è la ‘stanza 13’ dove vengono portati gli stranieri sospettati di avere tramato contro la sicurezza nazionale. Il 28 o 29 gennaio ho visto Regeni in quella stanza con ufficiali e agenti”, ha raccontato il testimone come riferito dal sostituto procuratore Sergio Colaiocco, insieme al procuratore capo di Roma Michele Prestipino, davanti alla commissione parlamentare di inchiesta sulla morte del ricercatore italiano. Una testimonianza a cui se ne sono aggiunte altre, raccolte dai pm di piazzale Clodio, che accusano i quattro agenti egiziani.