Mafie

‘Ndrangheta, catturato il latitante Cosimo Gallace: deve scontare 14 anni. Era nascosto in un bunker dietro il mobile della stanza da letto

Solo dopo una lunga e minuziosa perquisizione il boss è stato scovato dai Carabinieri. La porta del nascondiglio, collegata a un congegno meccanico, poteva essere aperta esclusivamente ruotando uno dei tre pomelli - quello centrale - di un attaccapanni a muro. Il rifugio, inoltre, era dotato di un impianto di videosorveglianza, che secondo gli inquirenti serviva a controllare 24 ore su 24 l’area esterna all’abitazione

È stato trovato nascosto in un minuscolo bunker, realizzato all’interno di un appartamento a sua volta ricavato in uno stabile dove c’era una ditta di produzione di calcestruzzo. Un bunker provvisto di accesso nascosto in una falsa parete, posta sotto la specchiera della camera da letto. Si è conclusa così la latitanza di Cosimo Damiano Gallace, 60 anni, boss reggente della cosca di ‘ndrangheta di Guardavalle, nel catanzarese. Era ricercato dallo scorso novembre per scontare una condanna a 14 anni di carcere per associazione a delinquere di stampo mafioso. Il blitz dei carabinieri è scattato all’alba di giovedì, quando i militari del Nucleo investigativo di Catanzaro, quelli del Gruppo intervento speciale (Gis) e lo Squadrone eliportato “Cacciatori Calabria” hanno fatto irruzione nell’abitazione di Isca sullo Ionio (Catanzaro). In un primo momento il latitante sembrava non essere in casa. C’erano, però, la compagna di 34 anni e la figlia di quattro, che stavano riposando in camera da letto. Solo dopo una lunga e minuziosa perquisizione il boss è stato scovato e catturato all’interno del bunker in cui si era rifugiato.

La porta del nascondiglio, collegata a un congegno meccanico, poteva essere aperta esclusivamente ruotando uno dei tre pomelli – quello centrale – di un attaccapanni a muro. Gallace non ha opposto resistenza e non era armato. Durante la perquisizione i Carabinieri hanno trovato un trolley con circa 35mila euro in contanti, un tablet, diverse schede telefoniche (alcune ancora non attive) e nove telefoni cellulari, di cui due danneggiati dal boss prima di essere arrestato e sui quali, adesso, gli investigatori dovranno eseguire gli accertamenti per ricostruire la rete di fiancheggiatori della latitanza. Il rifugio, inoltre, era dotato di un impianto di videosorveglianza collegato a un hard disk e a un monitor, posizionato in sala da pranzo al fianco della televisione, che secondo gli inquirenti serviva a controllare 24 ore su 24 l’area esterna all’abitazione, dotata, tra l’altro, di allarme e di un cane da guardia di grossa taglia.

L’arresto è stato coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Catanzaro, guidata dal procuratore capo Nicola Gratteri. Gli interessi del boss Gallace, stando alle indagini, non riguardavano solo Guardavalle. La cosca, infatti, aveva articolazioni ad Anzio e Nettuno (in provincia di Roma), in Lombardia, Piemonte e Toscana. Il latitante era ricercato dal 25 novembre 2020 per l’esecuzione di un ordine di carcerazione, emesso dalla Corte d’Appello di Roma, in quanto condannato a 14 anni di reclusione per associazione mafiosa e traffico di droga. Prima di essere arrestato, però, si era dato alla macchia. Sulla sua testa, inoltre, pendeva anche un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa il 15 marzo 2021 dal gip di Catanzaro nell’ambito di un’indagine che lo accusa di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti: provvedimento che gli è stato notificato al momento dell’arresto. Gallace, peraltro, ha scontato già più di vent’anni di reclusione per aver preso parte alla strage di Guardavalle, uno scontro armato tra famiglie mafiose del 1991: era uscito dal carcere soltanto nel 2014.